Libreria Torriani di Luigi Torriani (foto di Nicola Vicini)

Libreria Torriani di Luigi Torriani (foto di Nicola Vicini)

sabato 27 luglio 2013

Maurizio De Giovanni. I bastardi di Pizzofalcone



Grande scrittore. Consigliatomi da autorevolissima fonte (lo scrittore Giovanni Cocco), non ha deluso. A mia umile volta lo consiglio: leggete Maurizio De Giovanni

In libreria: Maurizio De Giovanni, "I bastardi di Pizzofalcone" (Einaudi, pagg. 322). Per ora ho letto questo, l'ultimo, uscito il mese scorso, leggerò prossimamente tutti gli altri libri di De Giovanni

Non hanno neanche il tempo di fare conoscenza, i nuovi investigatori del commissariato di Pizzofalcone. Mandati a sostituire altri poliziotti colpevoli di un grave reato, devono subito affrontare un delicato caso di omicidio nell'alta società. Le indagini vengono affidate all'uomo di punta della squadra, l'ispettore Giuseppe Lojacono, siciliano con un passato chiacchierato ma reduce dal successo nella caccia a un misterioso assassino, il Coccodrillo, che per giorni ha precipitato Napoli nel terrore. E mentre Lojacono, assistito dal bizzarro agente scelto Aragona, si sposta tra gli appartamenti sul lungomare e i circoli nautici della città, squassata da una burrasca fuori stagione, i suoi colleghi Romano e Di Nardo cercano di scoprire come mai una giovane, bellissima ragazza non esca mai di casa, e il vecchio Pisanelli insegue la propria ossessione per una serie di suicidi sospetti.



I BASTARDI DI PIZZOFALCONE

Luigi Palma, detto Gigi: commissario.
Che vorrebbe crederci, e ci crede

Giorgio Pisanelli, detto il Presidente: sostituto commissario.
Che non crede a chi se ne vuole andare

Giuseppe Lojacono, detto il Cinese: ispettore.
Che cerca sé stesso in un altro posto

Francesco Romano, detto Hulk: assistente capo.
Che ha un altro sé stesso nella testa

Ottavia Calabrese, detta Mammina: vicesovrintendente.
Che sembra una, e invece no

Alessandra Di Nardo, detta Alex: agente assistente.
Che cammina su due strade

Marco Aragona, vorrebbe essere detto Serpico: agente scelto.
Che sembra uno, e invece sí

Ognuno di loro ha qualcosa da nascondere.
O da farsi perdonare

Margherita Hack. Siamo fatti di stelle



Margherita Hack-Marco Morelli, "Siamo fatti di stelle. Dialogo sui minimi sistemi" (Einaudi, pagg. 178)

Esce ora, postumo, questo dialogo tra Margherita Hack e Marco Morelli, ideatore e direttore del Museo di Scienze Planetarie di Prato.

In una Trieste quasi incantata, seduti su una panchina del porto vecchio, Margherita Hack e Marco Morelli si immergono in un dialogo appassionato e sincero sulle piccole e grandi questioni della vita. Da Galileo alla religione, dalla politica ai giovani di oggi, dalle favole di quand'era bambina all'incontro con il marito Aldo De Rosa, dalla Firenze degli anni Venti alla casuale scoperta delle stelle, la Hack passa in rassegna novantuno anni eccezionali, regalandoci il ritratto ironico e anticonformista di una donna "laica e ribelle".

"Mi piaceva tanto giocare al Bobolino con gli altri figlioli. Per mattinate e pomeriggi interi! Tutte le vacanze si passavano là, anche perché allora i soldi non erano molti e andare al mare o in montagna era un lusso per pochi. Quindi spesso si restava in città e si andava ai giardini dove si giocava a palla, a nascondino, a' acchiappino, a rincorrersi. Oppure ci divertivamo con le palline con cui si faceva il giro d'Italia e il giro di Francia... Ci passavo ore e ore a giocare con le palline ed ero fortunata ad avere la ghiaia in giardino, anche perché chi disponeva solo di un marciapiede o di un cortile col pavimento in pietra, disegnava la pista col gesso e al posto delle palline usava i tappi delle gazzose. Comunque ero fortunata perché potevo davvero giocare quanto mi pareva, i miei erano per lasciarmi libera, si fidavano e io potevo scavallare quanto volevo. Non mi gridavano continuamente 'non correre! non sudare! non ti sporcare!' come invece succedeva alla maggioranza degli altri bambini. E poi, non avevo tanti pensieri, allora. Da bambini si sta bene, siamo liberi ed io non stavo certo a pensare a chissà cosa"

giovedì 25 luglio 2013

Splendor. Storia (inconsueta) del cinema italiano



Steve Della Casa, "Splendor. Storia (inconsueta) del cinema italiano" (Laterza, pagg. 136)

Lo sapevate che Michelangelo Antonioni, il regista intellettuale per eccellenza, si presta a girare gli interni del mitologico Nel segno di Roma con Anita Ekberg, che Sergio Leone non ancora famoso dirige Il colosso di Rodi e Gli ultimi giorni di Pompei e che Carlo Lizzani ha girato un western con Pasolini attore? Oppure che il futuro premio Oscar Carlo Rambaldi muove i primi passi costruendo una rudimentale idra a quattro teste per Maciste contro i mostri ma il camioncino che la trasporta si ferma per un guasto a Roma sulla via Tuscolana tra l’ilarità dei passanti?
Steve Della Casa racconta il cinema italiano da un punto di vista inedito: quello di chi il cinema l’ha fatto e di chi l’ha guardato. È una storia non lineare, inconsueta, raccontata il più possibile dai protagonisti, che mescola il cinema alto con quello commerciale, le punte di creazione artistica con gli espedienti più astuti e più divertenti. Perché il cinema italiano, secondo solo a Hollywood per film prodotti, ha una caratteristica: non è mai stato un’industria nel senso compiuto e letterale del termine, ma un vero e proprio turbinio di creatività, di artigianato e di arte di arrangiarsi. Non manca nessuno all’appello: dal D’Annunzio di Cabiria alla stagione del cinema di regime, dal neorealismo alla commedia all’italiana, dai film mitologici agli spaghetti western, fino a Benigni, fino a oggi.

Steve Della Casa scrive e conduce da vent’anni “Hollywood Party” di Radio Tre, il programma cult sul cinema, fiore all’occhiello della Rai. Si è laureato in Storia e critica del cinema con Gianni Rondolino. A vent’anni ha fondato con altri giovani cinefili il Movie Club di Torino e a trenta ha partecipato alla nascita del Torino Film Festival, del quale è stato direttore dal 1999 al 2002. È direttore del RomaFictionFest. È stato presidente della Film Commission Torino Piemonte per sette anni, ha collaborato ai festival di Venezia, Locarno, San Sebastián, Taormina ed è autore di monografie su Monicelli, Mattoli, Freda, Bava e Garrel.

mercoledì 24 luglio 2013

Vamba. L'onorevole Qualunqui



Vamba, "L'onorevole Qualunqui e i suoi ultimi diciotto mesi di vita parlamentare" (Barion, pagg. 186)

L'onorevole Qualunquo Qualunqui, protagonista di questo libro di Vamba (l'autore del "Giornalino di Gian Burrasca") del 1898, ora riproposto dall'editore Barion (marchio editoriale della Mursia), rappresenta al Parlamento italiano il secondo collegio di Dovunque dalla quindicesima legislatura, e fino agli ultimi tempi ha fedelmente combattuto nel partito dei Purchessisti, propugnando il programma Qualsivoglia e appoggiando costantemente il gabinetto Qualsisia.
Cinico, adultero, corrotto, velleitario, prepotente, ambizioso, adulatore, in una parola: qualunquista. Ha tutti i difetti del peggiore politico e sogna di diventare ministro del Regno d'Italia mutando opinione, partiti e gabinetti. Padre dei deputati peones e di tutti i voltagabbana del nostro Paese, pronto a trasgredire qualsiasi legge pur di sedere nei seggi più alti del Parlamento, promette ponti, favorisce l'abusivismo edilizio, sfugge a qualsiasi tribunale. Occulta scandali finanziari, da sinistra a destra, d'opposizione e di governo. Un personaggio creato da Vamba alla fine dell'800 e mai più scomparso. La goffa presa del potere di un uomo qualunque divenuto carattere nazionale.

Guida del soldato in Sicilia



"Guida del soldato in Sicilia" (Sellerio, prefazione di Andrea Camilleri, pagg. 96)

E' la guida alla Sicilia e ai siciliani che il generale Eisenhower fece distribuire nel giugno del 1943 ai 450.000 soldati americani e britannici che sarebbero poi sbarcati sull'isola nella notte tra il 9 e il 10 luglio (Operazione Husky). Pubblicata per la prima volta nel 1990 in una tiratura fuori commercio per gli amici della casa editrice Sellerio, la guida esce ora nelle librerie.

"(...) nel siciliano sono mischiate molte delle razze che l'hanno conquistato. Egli ha una struttura più piccola dell'italiano medio. (...) La moralità è superficialmente molto rigida, essendo basata sulla religione cattolica e sull'etichetta spagnola del periodo borbonico: essa è, in realtà, a un livello molto basso, soprattutto nelle aree agricole. Il siciliano è ancora, tuttavia, noto per l'estrema gelosia nei confronti delle sue donne, e in un momento di eccesso fa ancora ricorso al coltello"

"(...) i servizi igienici sono primitivi: normalmente una fossa in fondo al giardino. Ciò fornisce il concime per i campi. Nelle città dove c'è una rete fognante, solo la metà delle case è dotata di latrine, ma anche così il sistema è inadeguato"

martedì 23 luglio 2013

L'universo quantistico svelato



Brian Cox-Jeff Forshaw, "L'universo quantistico svelato (e perché non cadiamo attraverso il pavimento)" (Hoepli, pagg. 296)

Semplicemente: cos'è la meccanica quantistica? Come si lega con le teorie di Newton e di Einstein? E soprattutto, come facciamo a essere certi che sia una teoria valida? Il regno subatomico vanta una reputazione ambigua, sospesa tra la capacità di previsioni concrete e sbalorditive sul mondo che ci circonda, e la genesi d'innumerevoli malintesi.
Ne "L'universo quantistico svelato", i fisici Brian Cox e Jeff Forshaw fanno piazza pulita di ogni confusione, offrendo un approccio illuminante e accessibile al mondo della meccanica quantistica, mostrando non solo cos'è e come funziona, ma anche perché è così importante.

Correva l'anno della vendetta



Enzo Antonio Cicchino-Roberto Olivo, "Correva l'anno della vendetta. Schio, Oderzo e altri eccidi del dopoguerra" (Mursia, pagg. 390)

La notte fra il 6 e il 7 luglio 1945 nelle carceri mandamentali di Schio, nel Vicentino, si consumò un orribile fatto di sangue. Alcuni partigiani scaricarono diverse raffiche di mitra su un centinaio di prigionieri accusati di essere fascisti. Nell'eccidio perse la vita una cinquantina di persone; altrettante, miracolosamente sopravvissute, furono condannate a portare per sempre sul proprio corpo i segni del massacro. Cinquant'anni dopo, all'inizio degli anni Novanta, una troupe televisiva conduce un'inchiesta sull'episodio, raccogliendo preziosa documentazione e interviste ai testimoni, ai parenti delle vittime e ai sopravvissuti.
In questo libro la ricostruzione dell'eccidio di Schio, grazie al ricco materiale ricavato nell'indagine, si allarga ad altri eventi sanguinosi di quel tragico periodo. Regolamenti di conti, esecuzioni sommarie, stragi ingiustificate, come a Oderzo o alla Cartiera di Mignagola, l'orrore delle foibe, il "triangolo della morte", la Volante Rossa e poi i processi negli anni Cinquanta: pagine macchiate di sangue della storia dell'immediato dopoguerra italiano e della faticosa nascita della democrazia dopo vent'anni di fascismo e dopo gli orrori della Seconda guerra mondiale.

venerdì 19 luglio 2013

Don Cristiano Mauri. La bottega del vasaio



Don Cristiano Mauri, "La bottega del vasaio. Una nuova rete per la Chiesa (add Editore, pagg. 224)

Don Cristiano Mauri (lecchese, classe 1972, vicario parrocchiale a Meda) è un prete di provincia. Vive e lavora a stretto contatto con la gente e ha deciso di raccogliere tutto in questo libro: i suoi incontri con i fedeli, le chiacchiere tra un caffè e l’altro, le omelie, in chiesa e via Twitter, in pratica, come dice lui, “quel che mi attraversa e mi lavora”. Nella "Bottega del vasaio" (nome del suo seguitissimo blog), don Cristiano non si limita a proporre esperienze e opinioni ma anche a misurare la sua voce con quella degli altri.

Predilige il dialogo e ama interrogarsi con libertà e coscienza critica anche sulle posizioni più discusse della Chiesa, provocando alla riflessione e al confronto. Nelle sue parole e nel suo modo di vivere la fede non si tira indietro quando c’è da evidenziare le ambiguità, le mediocrità, i compromessi della Chiesa, locale o universale che sia, nelle occasioni in cui questa si allontana dal Vangelo e dai veri bisogni della gente. Nelle pagine di questo libro ci sono umiltà, amore, comprensione, a tratti disappunto. Ma ci sono anche Bruce Springsteen, Giorgio Gaber, Jovanotti e gli U2. Con un linguaggio vivace e ricco di ironia, don Cristiano riporta in primo piano le parole del Vangelo, spostando l’attenzione sui valori universali dell’uomo.

Eva Cantarella. Pompei è viva



Eva Cantarella-Luciana Jacobelli, "Pompei è viva" (Feltrinelli, immagini, pagg. 224)

Pompei è la città più viva delle città morte. Dal Settecento, quando cominciarono gli scavi, ha continuato a parlare, a svelare segreti, a dire l'ingegno, la bellezza, la florida grandezza della civiltà romana. Nel nuovo libro di Eva Cantarella, scritto con l'archeologa Luciana Jacobelli, Pompei diventa racconto delle vestigia, dei costumi (i modelli abitativi, i servizi pubblici, gli svaghi), della vita famigliare, dei culti religiosi. Ma non solo: complici le testimonianze e i documenti rinvenuti, le autrici risalgono a storie di vita vissuta, di legami amorosi, di relazioni nell'ambito della politica. Se Jacobelli indaga sul reperto archeologico, Cantarella esplora il tessuto civile, i miti, le leggende.
Non manca inoltre il quadro (in verità drammatico) dello stato di conservazione dei reperti, delle losche vicende legate alla gestione del patrimonio, dei tentativi di trovare una soluzione per confermare l'effettiva vitalità di Pompei.

giovedì 18 luglio 2013

Cancellare un popolo. Il genocidio armeno



Benedetta Guerzoni, "Cancellare un popolo. Immagini e documenti del genocidio armeno" (Mimesis, immagini, pagg. 420)

Le stragi del secolo breve hanno avuto la propaganda delle immagini come grande alleata. Il modo in cui nazioni e regimi hanno utilizzato e manipolato le immagini è da tempo oggetto di studio. Ma il genocidio degli armeni (1894-1909) costituisce per molti aspetti un caso unico e ancora poco indagato. Questo libro comincia a mettere ordine nel vasto e disordinato materiale fotografico che documenta questa tragica vicenda. Le fotografie sono state strumentalizzate dalla propaganda durante la prima guerra mondiale, poi dalle associazioni umanitarie, in seguito dai movimenti armeni di rivendicazione e dalle comunità della diaspora: la costante manipolazione ha stratificato sulle immagini nuovi significati. Le stesse foto, scattate da occidentali per motivi di denuncia e propaganda, sono diventate oggetto di autorappresentazione, identità e memoria per le comunità armene della diaspora, che si sono riappropriate del passato attraverso le immagini prodotte da altri e per altri scopi.
Riemerse dal 1923, da una sorta di buco nero della storia, queste immagini sono uno specchio della questione armena. Spesso misconosciute, occultate e negate, infatti, le fotografie che questo libro analizza e riporta alla giusta attenzione internazionale hanno dimostrato di poter essere potenti strumenti di comunicazione politica, nella lotta per il riconoscimento del genocidio. Un mirabile lavoro storico e un atroce racconto, fatto con la forza di chi non vuole dimenticare.

mercoledì 17 luglio 2013

Rockefeller. Una dinastia americana



"Ci sono persone che sognano il successo e altre che restano sveglie per ottenerlo" (John Davison Rockefeller)
"Il segreto del successo è quello di non possedere nulla, ma controllare tutto" (Nelson Rockefeller)
"Due furono gli uomini di suprema importanza nella creazione del mondo moderno: Rockefeller e Bismarck. L'uno nell'economia, l'altro nella politica, confutarono il sogno liberale della felicità universalmente raggiunta mediante la libera competitività dei singoli, sostituendovi il monopolio e lo stato amministrato" (Bertand Russel)

Torna in libreria a luglio 2013 (l'originale è del 1976, in Italia fu edito nel 1983 da Rusconi, edizione da anni fuori catalogo): Peter Collier-David Horowitz, "Rockefeller. Una dinastia americana" (Odoya, immagini, pagg. 656)

Questa è l'incredibile storia di una dinastia americana. È la storia del padre che costruì la fortuna della famiglia. È la storia del figlio che riuscì a "ripulirne" il nome, macchiato da alcune azioni disinvolte del padre. È la storia dei nipoti che manipolarono nome e fortuna per i propri scopi. Ed è la storia dei pronipoti, che forse non avrebbero voluto ricevere in eredità né il nome né il denaro. Le vicende delle quattro generazioni Rockefeller sono un'autentica saga capace di superare l'inventiva di un autore di romanzi popolari. Eppure, per oltre un secolo, la storia dei Rockefeller è stata strettamente legata alla storia degli Stati Uniti: il potere della famiglia si accresceva mentre l'America si affermava come potenza internazionale. Le idee, i convincimenti morali, le nevrosi, i capricci dei Rockefeller, la loro sete di denaro o la loro generosità hanno influito non solo sul loro Paese, ma su gran parte del mondo, e ancor oggi, in qualsiasi parte del pianeta, se qualcuno è più o meno ricco, se ha problemi economici o no, lo deve, almeno in parte, a una decisione presa decenni prima nel grattacielo Rockefeller di New York. Collier e Horowitz, per scrivere quest'opera di riferimento, hanno avuto accesso agli archivi della famiglia e consultato documenti tenuti segreti per oltre mezzo secolo. Gli autori hanno anche parlato con i Rockefeller dell'ultima generazione.

Mencio e l'arte di governo



"Mencio e l'arte di governo" (Marsilio, testo cinese a fronte, a cura di Maurizio Scarpari, pagg. 388)

Il pensiero cinese antico e i principî del buon governo che hanno guidato la Cina per oltre due millenni furono elaborati nel periodo che precedette l’unificazione imperiale (221 a.C.), caratterizzato da grandi trasformazioni e profondi sconvolgimenti politici, sociali, spirituali. Fu in quel periodo che Mencio (390-305 a.C.), affascinato dalle dottrine di uno dei più grandi maestri dell’antichità, Confucio (551-479 a.C.), formulò e sistematizzò una serie di precetti che, a suo dire, i sovrani dell’epoca avrebbero dovuto far propri, applicandoli a una pratica di governo volta alla creazione di uno Stato forte e autorevole, nel quale il benessere materiale e spirituale della popolazione avrebbe avuto un ruolo prioritario, presupposto essenziale per la costituzione di una società pacifica, giusta e armoniosa. Le dottrine sull’arte di governo di Mencio divennero il paradigma dell’arte di governo in epoca imperiale e sono, ancor oggi, tenute in altissima considerazione dalla dirigenza cinese.
Il curatore ha selezionato, tradotto e commentato i numerosi brani del Mengzi (Maestro Meng), l’opera che tramanda il pensiero del grande filosofo, relativi all’arte di governo.

Lo sviluppo irrefrenabile dell’economia cinese ha certamente creato benefici enormi al paese, ma ha anche lasciato inalterati o addirittura aumentato gli squilibri tra le regioni più arretrate e quelle più avanzate, tra campagna e città, uomo e ambiente. Soprattutto ha generato l’insorgere di un vuoto spirituale e morale diffuso sia a livello sociale che individuale. Da qui la necessità di correggere il modello di sviluppo, di ripensarlo in funzione di una dimensione meno materialista, in cui l’uomo sia riportato al centro del progetto. Ventiquattro secoli dalla loro prima formulazione e dopo un secolo di ostracismo i principî confuciani sono tornati in auge più vigorosi che mai, al punto che a essi fanno sempre più spesso riferimento non solo intellettuali di diversa estrazione culturale e posizione ideologica, ma anche dirigenti politici ai massimi livelli. In questo processo di riappropriazione di una parte così importante della cultura tradizionale il pensiero e le dottrine di Mencio hanno assunto un ruolo di primo piano, in particolare per la loro dimensione etica e funzionale all’arte di governo.

martedì 16 luglio 2013

Street Food. La guida al cibo di strada



In libreria: A.A.V.V., "Street Food. Il gusto autentico del cibo di strada italiano" (Gambero Rosso, pagg. 196)
LA PRIMA MAPPA COMPLETA DEL CIBO DI STRADA ITALIANO
http://www.universofood.net/index.php?option=com_content&view=article&id=782:street-food-la-guida-del-gambero-rosso-al-cibo-di-strada&catid=39:il-settore-alimentare&Itemid=58

LIBRI VENDUTI SOTTOCOSTO NEI SUPERMERCATI

SI SAPPIA CHE MOLTI SUPERMERCATI VENDONO I LIBRI SCOLASTICI SOTTOCOSTO E NESSUNO INTERVIENE!!!!
“I supermercati stanno violando palesemente la legge 128 del 2011 che vieta di praticare sconti superiori al 15 %" - spiega a Panorama.it Franco Edoardo Scioscia, consigliere delegato dell’Ali per i rapporti con le istituzioni e i rapporti internazionali – "e continuano a vendere, anzi a regalare i libri scolastici praticando uno sconto che raggiunge il 20 %. Insomma purché l’acquirente entri in quel supermercato e compri generi alimentari, detersivi, zainetti e quaderni, gli regalano i libri di testo che loro stessi comprano ad un prezzo superiore a quello con il quale lo mettono in commercio”.
"Questi prezzi a ribasso, praticati da alcuni grandi supermercati, avrebbero tolto più di un terzo del lavoro ai librai italiani che, negli ultimi tre anni, hanno visto diminuire il volume di affari mediamente del 10 - 30%. 'E quest’anno sarà anche peggio' conferma Scioscia.

http://news.panorama.it/cronaca/Libri-scolastici-la-guerra-degli-sconti

[al di là della legge 128 del 2011 che vieta di praticare sconti superiori al 15% e che si può anche non condividere (ma è comunque una legge in vigore), qui siamo all'ABC del capitalismo e del libero mercato: non si può vendere sottocosto]

Come lo Stato truffa i giovani



Gianluca Barbera, "Come lo Stato truffa i giovani con il sistema pensionistico e altri saggi" (Barbera, pagg. 96)

"Non potrà reggere a lungo la bugia che oggi va di moda raccontare, ossia quella secondo la quale sarebbero i nonni o i padri, con le loro pensioni, a contribuire al mantenimento di tutti quei giovani il cui reddito - quando hanno la fortuna di averlo - consente loro a malapena di sopravvivere. In questo caso la verità non è stata storpiata ma addirittura capovolta. Basta domandarsi: chi paga le pensioni dei nonni e dei padri? La risposta è fin troppo ovvia. (...) Qualcuno dovrà spiegare perché nel nostro Paese le generazioni più anziane sono andate in pensione ben prima di 59 anni (il 32% delle pensioni oggi è erogato a persone con meno di 65 anni), nel pieno delle forze, mentre le giovani generazioni ci andranno non prima di 67 anni, spremute come limoni, con in tasca un assegno mensile più basso del 20-30% (per effetto del passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo) , pur avendo versato una mole di contributi previdenziali molto più ingente sia in termini percentuali che in valori assoluti  - basta ricordare che nel 1969 (anno d'introduzione del sistema retributivo) l'aliquota contributiva per i lavori dipendenti era appena del 19,6%, mentre oggi è del 33%. (...) Oggi chi lavora versa, tra contributi e tasse sui redditi, circa il 45% dei propri guadagni a chi è in pensione, mentre quest'ultimo, quando lavorava, trasferiva ai pensionati di allora non più del 30% del proprio stipendio. (...) Che colpa ne hanno le nuove generazioni? Perché devono essere loro a pagare per la dissennatezza di chi li ha preceduti? (...) Qualcuno dovrà spiegare perché nel nostro Paese le generazioni più anziane hanno goduto e continuano a godere di formidabili tutele sociali e professionali e perché quelle più giovani non ricevono che batoste. (...) Davanti al tribunale della storia qualcuno sarà chiamato a rispondere del fatto che una generazione ha potuto spogliare un'altra a questo modo e continua a farlo impunemente. (...) Ogni nuovo nato viene al mondo con un debito virtuale di trentamila euro lasciatogli in eredità dalle vecchie generazioni. (...) Quella delle generazioni più anziane è davvero una logica esemplare. E' come se in una famiglia arrivasse un nuovo figlio e la spesa familiare continuasse a essere ripartita come prima, senza riservare un solo centesimo al nuovo nato"

Massimo Recalcati. Patria senza padri



Massimo Recalcati, "Patria senza padri. Psicopatologia della politica italiana" (dialogo con Christian Raimo, minimum fax, pagg. 128)

La crisi dei partiti, la sfiducia verso le istituzioni e l’ascesa dei nuovi populismi; una precarietà sempre più opprimente; il malessere diffuso che dà luogo ad apatia o a violenza incontrollata; le dimissioni di un pontefice e l’attardarsi al potere di una classe dirigente incapace di crearsi degli eredi: questi sono i fenomeni che si intrecciano nell’Italia degli ultimi anni, creando una situazione di instabilità profonda, difficile da interpretare e quindi da risolvere.
In questo libro-intervista, uno dei più stimati psicoanalisti italiani propone una lettura della nostra vita politica attraverso le categorie su cui basa da sempre il suo lavoro di ricerca e la sua pratica clinica: il desiderio e la Legge, il rapporto con l’Altro, il narcisismo, la dinamica del conflitto, la relazione fra padri e figli.

Martin Amis. L'invasione degli Space Invaders



Martin Amis, "L'invasione degli Space Invaders" (Isbn, rilegato, pagg. 194)

Scrittore acclamato da pubblico e critica, Martin Amis (1949- ) è anche un appassionato di videogiochi che in gioventù ha provato sulla sua pelle tutte le fasi della videodipendenza: dall’esaltazione per l’ultimo cabinato messo in circolazione, alla ricerca spasmodica della sala giochi più vicina, dall’autoisolamento, ai disturbi del sonno. È da questa esperienza che nasce "L’invasione degli Space Invaders", un libro unico nel suo genere: una guida dettagliata ai videogiochi delle origini, ma anche un ritratto vivido e spietato della società dei primi anni Ottanta, quando la tecnologia, l’informatica e la fascinazione per lo Spazio iniziano a mettere radici nella quotidianità delle persone, mentre i videogiochi finiscono addirittura per influenzare la politica internazionale; e soprattutto è il racconto profetico di un ragazzo la cui vita è stata rivoluzionata dall’avvento degli Invasori spaziali.
Isbn Edizioni pubblica per la prima volta in Italia il libro culto dell’autore britannico, scritto nell’82 e oggi introvabile nel resto del mondo. Un nuovo layout grafico e una serie di straordinari scatti fotografici contribuiscono a rendere questa edizione un oggetto prezioso per chi ha giocato almeno una volta a Pac-Man o infilato una cartuccia in una console Atari, e per chi, più semplicemente, è cresciuto nei cupi e sfavillanti anni Ottanta.

Heiner Ullrich: Rudolf Steiner



Heiner Ullrich, "Rudolf Steiner" (Carocci, pagg. 208)

In "Mein Lebensgang" Rudolf Steiner (1861-1925) ha presentato la propria vita come un percorso lineare verso il raggiungimento di una conoscenza superiore, e i suoi biografi si sono perlopiù attenuti a questa immagine. Da tempo si avvertiva l'esigenza di un'esposizione critica complessiva della vita e della dottrina di un uomo il cui pensiero e la cui opera sono stati giudicati a lungo in modo controverso.
Heiner Ullrich (docente di Scienze Pedagogiche all'Università di Mainz) racconta la straordinaria carriera di Steiner, da figlio di un piccolo impiegato della provincia austriaca a fanatico seguace di Goethe, da predicatore della teosofia a fondatore dell'antroposofia, e descrive i principali campi di applicazione della sua dottrina: agricoltura, pedagogia curativa, medicina, educazione scolastica.

venerdì 12 luglio 2013

DVD DOCUMENTARI NOVITA'



DVD DOCUMENTARI, LE NOVITA' IN LIBRERIA:
- "150 anni del C.A.I. Club Alpino Italiano 1863-2013" (cofanetto con 3 dvd: "Italia K2" di Marcello Baldi, "Gasherbrum IV" di Roberto Cepparo, "Club Alpino Italiano. 150 anni. 1863-2013" di Maurizio Nichetti; disponibile anche  il singolo dvd "Italia K2" di Marcello Baldi)
- Pierre-Yves Costeau-Enric Sala, "I segreti del Mediterraneo"
- Phil Grabsky, "Augusto. Il primo imperatore"

Nigel Warburton. Libertà di parola



Nigel Warburton, "Libertà di parola. Una breve introduzione" (Raffaello Cortina, pagg. 146)

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo.” Questa frase, attribuita a Voltaire, è spesso citata dai sostenitori della libertà di parola. Eppure è raro trovare qualcuno pronto a difendere ogni espressione in ogni circostanza. Quali ne sono, dunque, i limiti?
Il filosofo inglese Nigel Warburton (1962- ) offre una guida concisa a questioni importanti che sfidano la società moderna sul valore della libertà di parola: dove dovrebbe tracciare la linea di confine una società civilizzata? Dovremmo essere liberi di offendere la religione di altre persone? Ci sono buone ragioni per censurare la pornografia? Internet ha cambiato tutto?
Questa breve introduzione è un’analisi provocatoria, chiara e aggiornata dell’assunto liberale secondo cui è opportuno proteggere la libertà di parola a ogni costo. 

Swimme-Tucker. Il viaggio dell'universo



Brian Swimme-Mary Evelyn Tucker, "Il viaggio dell'universo" (Fazi, collana Campo dei Fiori diretta da Vito Mancuso e Elido Fazi, pagg. 186)

In che modo dobbiamo intendere lo splendore dell'universo? Noi siamo circondati dalla bellezza. Quale ne è stata la causa?.
Contemplando l'immensità del mondo naturale di cui è parte, l'uomo ha sempre provato un senso di stupore, a partire da quello che inevitabilmente ci coglie ogni volta che alziamo lo sguardo al cielo stellato. Dalla meraviglia dell'umanità davanti alle forze cosmiche sono nati culti, miti, leggende, ma anche la curiosità e il desiderio di sapere all'origine della scienza. Oggi, ci ricordano gli autori di questo saggio, "siamo la prima generazione ad aver compreso la portata scientifica globale della storia dell'universo".
Una storia che si può raccontare come un viaggio: il matematico e cosmologo Brian Swimme e la studiosa di religioni Mary Evelyn Tucker tornano indietro di oltre 13 miliardi di anni, quando avvenne il Big Bang, e passano per le tappe che hanno portato alla formazione della vita sulla nostra Terra. Forze di attrazione, particelle elementari che si legano e si scindono, miliardi di galassie che ospitano trilioni di stelle: il nostro cosmo è animato da una capacità creativa pressoché illimitata. L'immagine che ne abbiamo oggi, resa possibile dalle scoperte di uomini rivoluzionari come Keplero, Copernico, Galileo, Darwin o Einstein e dalle conquiste della tecnica, è quella di un universo in espansione, "vivente", ma non privo di mistero.

Evgenji Zamjatin. Noi



Evgenji Zamjatin, "Noi" (nuova edizione, Voland, pagg. 288)

Torna nelle librerie per l'editore Voland (precedenti edizioni italiane Feltrinelli 1990, Lupetti 2007) questo romanzo scritto tra il 1920 e il 1922 dallo scrittore russo Evgenji Zamjatin (1884-1937) e considerato il grande testo precursore di "1984" di Orwell (1949). 

"...osserverei come, in tempi di internet, l’invasività dei mezzi di controllo preconizzata dallo scrittore nel 1919-20 rimanga — o torni — prepotentemente attuale, specie se coniugata con la lobotomia — non dirò ‘televisiva’, ma più genericamente ‘da schermo’ — a cui tutti, chi più o chi meno, siamo sottoposti o ci sottoponiamo. (...) rimarcherei che Noi — battezzato e ribattezzato più volte: antiutopia, utopia negativa, distopia o, addirittura, anti-antiutopia — conserva intatto il suo fascino di ‘ritratto futuribile’ anche qualora lo si svincoli dal contesto che gli era più cronologicamente prossimo — quello della neonata società comunista — e lo si riallacci, per esempio, a istanze di carattere fantascientifico, a noi relativamente vicine..." (Alessandro Niero)

Gershom Scholem. La stella di David



Gershom Scholem, "La stella di David. Storia di un simbolo" (Giuntina, pagg. 136)

Se c’è un simbolo che tutti identificano a colpo sicuro con l’ebraismo è la Stella di David. Eppure, come dimostra Gershom Scholem (1897-1982) in questo saggio finalmente in edizione completa sulla base del suo lascito postumo, non si tratta né di un simbolo specificamente ebraico né, tanto meno, di un simbolo dell’ebraismo. Motivo ornamentale e potente talismano, la Stella ha cambiato spesso il proprio significato. La perfezione geometrica della Stella è divenuta simbolo dell’ebraismo solo passando dal crogiolo della storia.

giovedì 11 luglio 2013

Valerio Castronovo. Storia economica d'Italia



Valerio Castronovo, "Storia economica d'Italia. Dall'Ottocento ai nostri giorni" (nuova edizione rivista e aggiornata, Einaudi, pagg. 536)

Sullo sfondo delle vicende della finanza e del mercato internazionale, Castronovo ha ricostruito il complesso itinerario dell'economia italiana, sulla base di un profilo d'insieme, in connessione sia con gli eventi politici e gli orientamenti culturali sia con le trasformazioni di natura sociale. Vengono cosí rievocate, insieme all'opera dei principali attori della vita economica e delle diverse componenti del mondo del lavoro, le fasi piú significative di un processo di sviluppo e di modernizzazione che non è stato né univoco né lineare, ma anzi territorialmente molto difforme ed estremamente accidentato.
Dopo aver compiuto rilevanti progressi economici, anche per il dinamismo di una miriade di piccole-medie imprese, ma non al punto di colmare il divario fra il Centro-Nord e il Mezzogiorno, l'Italia è oggi alle prese tanto col problema di risanare un ingente debito pubblico nell'ambito dell'Unione monetaria europea che con quello di far fronte alla crescente competitività di grandi paesi emergenti. Nell'epoca della globalizzazione il nostro Paese si trova perciò in un tornante cruciale per il suo futuro.

mercoledì 10 luglio 2013

Femen. La nuova rivoluzione femminista



Maria Grazia Turri (a cura di), "Femen. La nuova rivoluzione femminista" (Mimesis, pagg. 178)

Alla luce degli importanti cambiamenti in atto nei rapporti tra generi e generazioni, il volume discute alcune tematiche necessarie per comprendere come stanno cambiando i movimenti delle donne: il lavoro di cura, che rappresenta il fil rouge che ha attraversato nel tempo i diversi movimenti femministi; la voce maschile; la relazione fra tecnologie della comunicazione, migrazioni e attivismo femminile. Si chiude con una riflessione sul valore simbolico del corpo.
Il movimento Femen è assunto come metafora e come esempio emblematico di questi mutamenti nella costruzione di politiche, conflitti e soggettività sul nesso tra corpi, poteri e libertà. “Sextremism”, “Femen è morte al patriarcato”, “Il mio corpo è il mio manifesto” sono slogan assai diversi da “Il corpo è mio e lo gestisco io” del femminismo degli anni ’70 e sono scritti sul corpo e questo perché l’idea che sta alla base del “corpo Femen” è sostanzialmente quella di libertà, con l’articolazione che questa comporta, ed è questo elemento che fa sì che si possa attribuire a questo movimento un valore inequivocabile. Prendendo atto che il corpo delle donne è utilizzato per vendere qualsiasi cosa, l’obiettivo delle Femen è quello di far sì che questo “venda” anche idee, quelle proprie del genere, mostrando così che non c’è nulla di più politico del corpo, in un’epoca storica nella quale la politica è intrecciata a filo doppio con l’economia, che mercifica oggetti, emozioni, sentimenti e ovviamente corpi, soprattutto femminili. Le Femen ribaltano così l’ossessione voyeuristica per il corpo femminile che va di pari passo con l’umiliazione per la mente e per le capacità delle donne: portando all’estremo l’esibizione del corpo mettono in scena il valore delle idee.

Maria Grazia Turri, economista e filosofa, insegna Linguaggi della comunicazione aziendale e Fondamenti della comunicazione presso il Corso di laurea in management dell’informazione e della comunicazione aziendale all’Università di Torino. Collabora con il Laboratorio di Ontologia teoretica e applicata (LABONT). Tra le sue pubblicazioni: La distinzione fra moneta e denaro, 2009; Gli oggetti che popolano il mondo, 2011; Biologicamente sociali, culturalmente individualisti, Mimesis 2012; ha curato il Manifesto per un nuovo femminismo, Mimesis 2013.

martedì 9 luglio 2013

Daniel Arasse. Non si vede niente



Daniel Arasse, "Non si vede niente. Descrizioni" (Einaudi, immagini, pagg. 170)

Cosa accade quando si guarda un quadro? A cosa si pensa? Cosa si immagina? In che modo descrivere quello che si vede o si crede di vedere? E come può lo storico dell'arte interpretare davvero un quadro di cui crede di vedere tutto, mentre in realtà vede poco o niente?
In sei brevi finzioni narrative che si presentano come altrettante indagini sull'evidenza del visibile, da Tiziano a Velázquez, da Bruegel a Tintoretto, lo storico dell'arte Daniel Arasse propone delle vere e proprie avventure dello sguardo.
Un punto accomuna le opere considerate: la pittura rivela la sua potenza abbagliandoci, dimostrando che, paradossalmente, quando osserviamo un quadro non vediamo niente di quanto esso ci mostra. Non si vede niente, ma questo «niente» è lungi dal significare «nulla». In realtà, tutto ciò che serve per descrivere e interpretare un'opera d'arte è già sotto i nostri occhi, si tratta solo di attivare la nostra capacità di guardare per cogliere fino in fondo ciò che un'opera mostra ed esprime. Scritto da uno degli storici dell'arte piú innovativi del secondo Novecento, con stile spigliato e divertente, questo libro ci avvicina alle infinite suggestioni della pittura, invitandoci a osservare ogni quadro nei dettagli e sempre come fosse la prima volta.

James S. Ackerman. La villa



James S. Ackerman, "La villa. Forma e ideologia" (Einaudi, rilegato, immagini, pagg. 404)
[edizione originale 1990, prima edizione italiana da tempo fuori catalogo 1992, torna ora in libreria in nuova edizione Einaudi]

Luogo riservato al riposo, allo svago, all'otium, ma anche simbolo di potere politico o economico, la villa riflette, nel corso dei secoli, i mutamenti del gusto e delle esigenze di chi la abita. La sua struttura architettonica e la posizione che occupa nel paesaggio risultano infatti, fin dall'antichità, intimamente correlate a precisi contesti culturali e segno tangibile di una volontà di affermazione e di dominio dell'ambiente circostante. Descriverne le forme significa dunque, in primo luogo, descrivere le abitudini e le esigenze dei proprietari.
Partendo da questi presupposti, Ackerman analizza i caratteri comuni e gli elementi specifici che, dall'epoca romana alle realizzazioni di Frank Lloyd Wright, hanno caratterizzato questo tipo di edificio. Ne risulta un quadro complesso e contraddittorio: da una parte la molteplicità di forme che la villa ha assunto nella storia, dall'altra l'impressione che l'ideologia sottesa alla vita di campagna sia rimasta sostanzialmente immutata dalle origini a oggi. Di qui la necessità di approfondire, anche attraverso esempi letterari, il senso della vita in villa, sempre in bilico tra i piaceri della vita di campagna e le necessità dell'agricoltura.
L'indagine prende avvio da esempi romani, quali i Tusci e il Laurentinum di Plinio il Giovane, e prosegue analizzando le ville medicee, quelle palladiane, italiane prima e poi inglesi, e quindi gli esempi statunitensi di villa e giardino romantici; infine l'autore si sofferma sui tentativi opposti di Le Corbusier, impegnato a estraniare, idealmente e strutturalmente, l'edificio dalla natura, e di Wright, che nella celebre Casa sulla cascata, in Pennsylvania, punta a raggiungere un'armonia simbiotica tra paesaggio e architettura.

sabato 6 luglio 2013

Milo De Angelis Millimetri



Torna per la collana le Silerchie de il Saggiatore (rilegato, pagg. 82, postfazione di Aldo Nove e Giuseppe Genna) questa raccolta del poeta milanese Milo De Angelis (uscì nel 1983 per Einaudi, da tempo fuori catalogo), considerata una pietra miliare della poesia italiana degli ultimi decenni.

"...In noi giungerà l'universo, / quel silenzio frontale dove eravamo / già stati"

venerdì 5 luglio 2013

DVD NOVITA'



DVD, le novità e ristampe in libreria:
- Roman Polanski, "A Film Memoir"
- Jeremy Irons, "Trashed. Verso rifiuti zero"
- Joe Wright, "Anna Karenina"
- Haifaa Al Mansour, "La bicicletta verde"
- Kathryn Bigelow, "Zero Dark Thirty"
- Wayne Thornley, "Zambezia"

- Massimo Franciosa- Pasquale Festa Campanile, "Le voci bianche" (1964, con Paolo Ferrari e Sandra Milo)
- Luigi Comencini-Luigi Magni-Nanni Loy, "Basta che non si sappia in giro" (1976, con Nino Manfredi, Monica Vitti, Johnny Dorelli)

CD NOVITA'



CD, le novità in libreria:
- Joshua Redman, "Walking Shadows"
- Laura Marling, "Once I Was An Eagle"

http://www.youtube.com/watch?v=APvr7vEBZBA

http://www.youtube.com/watch?v=X9D3hB7L0xs

Incontro con lo scrittore Giovanni Cocco



Venerdì 5 luglio incontro con lo scrittore Giovanni Cocco organizzato da Libreria Torriani e da Biblioteca di Castelmarte!!!! Presso Castelmarte (CO), Biblioteca (via Roma 16), ore 20.30
Vi aspettiamo!

Una serata estiva, organizzata dalla Biblioteca Comunale di Castelmarte e dalla Libreria Torriani di Canzo, in compagnia di Giovanni Cocco, grande scrittore, finalista al Campiello 2013 (a settembre sapremo se vincitore), ma anche grande lettore e profondo conoscitore della letteratura e della narrativa italiana e non solo.
Un'occasione importante per chiacchierare con uno degli autori più interessanti del panorama italiano degli ultimi anni.
L'incontro si terrà all'aperto, nel pittoresco cortile della biblioteca di Castelmarte (in caso di pioggia, nel salone-mansarda della biblioteca)


Giovanni Cocco 
(Como, 1976, http://www.giovannicocco.org/index.html)
Scrittore e consulente editoriale, è nella cinquina del Campiello (il vincitore sarà proclamato il 7 settembre) con il capolavoro "La caduta" (Nutrimenti), e ha anche scritto - con Amneris Magella - il pregevole giallo "Ombre sul lago" (Guanda), i cui diritti sono già stati acquistati in Germania, Paesi Bassi, Belgio, Polonia, Albania, Spagna, Messico, Cile e Argentina.

Qui la mia intervista a Giovanni Cocco: http://eidoteca.net/2013/04/30/intervista-allo-scrittore-giovanni-cocco/

giovedì 4 luglio 2013

Alain Badiou. Elogio dell'amore



Alain Badiou, "Elogio dell'amore. Intervista con Nicolas Truong" (Neri Pozza, pagg. 120)

«Si può amare senza innamorarsi!», «È possibile essere innamorati senza soffrire!». I manifesti pubblicitari del sito di incontri Meetic, che qualche tempo fa tappezzavano Parigi, costituiscono il punto di partenza di queste pagine in cui Alain Badiou (1937- ), uno dei maggiori filosofi francesi contemporanei, si trasforma in un irriducibile apologeta dell’amore. Come la guerra a «morte zero» dei conflitti armati della nostra epoca, così l’amore a «rischio zero» si fonda su una concezione «securitaria» della vita. Nei siti di incontri, tutto è così ben calcolato, il partner selezionato con la massima cura – vi è la sua foto, vi sono elencati i suoi gusti nel dettaglio, la data di nascita, il segno zodiacale e via dicendo – che non si corrono pericoli di sorta. Come il matrimonio combinato, che i genitori dispotici imponevano un tempo in nome dell’ordine familiare, così un accordo preliminare evita ogni casualità. Hai una buona assicurazione, un buon esercito, una buona polizia, una buona psicologia del piacere personale? Perché non avere anche un buon amore, privo di rischi?
È il trionfo della polizza d’assicurazione e del benessere derivante dal rimanere entro i limiti del piacere. È il trionfo anche delle due figure in cui si incarnano simili condotte: il liberale e il libertario. Il primo, fautore di una vita coniugale preconfezionata nella dolcezza del consumo, il secondo di accomodamenti sessuali senza impegno e all’insegna del piacere. Entrambi, concordi su un regime di economia della passione, sull’idea che l’amore sia, in fondo, un rischio inutile. Intrappolato in questa stretta, l’amore è così seriamente minacciato che è diventato, per Badiou, un compito filosofico difenderlo. Reinventarlo, come diceva Rimbaud, per reinventare il rischio e l’avventura, contro la sicurezza e il benessere. Un compito che queste pagine assolvono in pieno, mostrando come muovendo da un punto di partenza che, preso di per sé, non è nient’altro che un incontro, una cosa da nulla, l’amore sia un’esperienza unica del mondo sulla base della differenza e non soltanto dell’identità. Un’esperienza personale dell’universalità possibile che «è essenziale sul piano filosofico, come intuì Platone per primo».

Tre figure. Achille, Meleagro, Cristo



Maria Luisa Catoni-Carlo Ginzburg-Luca Giuliani-Salvatore Settis, "Tre figure. Achille, Meleagro, Cristo" (Feltrinelli, pagg. 144)

Per una serie di circostanze imprevedibili le immagini di Achille, Meleagro e Cristo, usate e riusate per secoli, s’intrecciarono, sovrapponendosi. Che cosa spiega la loro ibridazione, la loro persistenza, la loro migrazione attraverso il tempo e lo spazio? Quanto contarono, nella fortuna di queste figure, le formule compositive originarie e quanto il contesto che di volta in volta le fece proprie? Questo libro cerca di rispondere a queste domande. Chi legge entra in un cantiere dove hanno lavorato, separati da secoli o millenni, scultori e pittori, storici e storici dell’arte. Luca Giuliani analizza la genesi e il precoce riuso nell’antichità romana dell’iconografia di Achille in lutto presso il cadavere di Patroclo; Maria Luisa Catoni, la possibile genesi e il riuso in età post-antica di una formula della disperazione di fronte alla morte; Salvatore Settis, la fortuna rinascimentale di uno schema iconografico antico usato per rappresentare il corpo esanime di Cristo; Carlo Ginzburg, la genesi della nozione di Pathosformel (formula di pathos) coniata da Aby Warburg.

mercoledì 3 luglio 2013

Jim Baggott. Il bosone di Higgs



Jim Baggott, "Il bosone di Higgs" (Adelphi, pagg. 264)

[sul bosone di Higgs ricordo anche: Ian Sample, "Higgs e il suo bosone. La caccia alla particella di Dio", il Saggiatore, pagg. 328, in libreria, http://libreriatorriani.blogspot.it/2013/06/ian-sample-higgs-e-il-suo-bosone.html]

Tra i tanti oggetti pervasivi ed elusivi che affollano la dimensione invisibile del mondo subatomico, il "bosone di Higgs» è stato il più pervasivo ed elusivo: quella particella era l'elemento cruciale che mancava a completare il puzzle del Modello Standard, perché conferiva massa a tutte le altre particelle elementari, un enigma rimasto altrimenti insoluto. Quando finalmente il 4 luglio 2012 il CERN ne ha annunciato la verifica sperimentale, la "particella di Dio» (come un fisico l’ha temerariamente denominata) ha atti­rato su di sé i riflettori dell'attenzione mediatica mondiale.Affrontando l'intera questione con un rigore che ne acuisce la densità intellettuale e la vertigine tecnologica, Jim Baggott segue due percorsi paralleli. Non solo, infatti, ne ricostruisce la genesi teorica, ma ripercorre tutte le stazioni di avvicinamento al­l'e­clatante risultato di Ginevra: il legame tra i primi acceleratori degli anni Venti e le collisioni di particelle nei raggi cosmici; la messa a punto del ciclotrone da parte di Lawrence; il contributo di Van der Meer, il cui metodo di «raffreddamento stocastico» ha permesso al gruppo di Rubbia l'individuazione dei bosoni W e Z, decisivi per arrivare alla scoperta del bosone di Higgs; e le svolte successive del LEP (Large Electron-Positron Collider) e dell'or­mai leggendario LHC (Large Hadron Collid­er), che con i suoi 1600 magneti superconduttori ha permesso di sviluppare energie senza precedenti. Presentandoci via via gli snodi più sofisticati del mondo delle particelle, Baggott ci accompagna, attraverso una narrazione serrata e avvincente, in un viaggio che ci costringe a ripensare tutte le categorie abituali della fi­sica, fino a convincerci di come un famoso aforisma di Einstein – «Dio è sottile, ma non malizioso» – possa essere a volte smentito.

martedì 2 luglio 2013

Giorgio Manganelli. Cina e altri Orienti



Giorgio Manganelli, "Cina e altri Orienti" (Adelphi, pagg. 352)

"Andare in Asia, eh? So già cosa vi immaginate. Qui sarà tutta una luminaria di illuminazioni, una visione di visioni, una rivelazione di cose che, altrove, non si rivelano. Credete? Mandate a girar per l'Asia un professore nevrotico, diventato poi pensionato, poi gazzettiere, e il risultato sarà sensibilmente diverso. Deprimente, diciamo". Così scriveva Manganelli nell'irri­dente, paradossale risvolto destinato a spiazzare i potenziali acquirenti della nuova edizione, accresciuta di molteplici Ori­en­ti, di un libro apparso in origine nel 1974 (nel frattempo, fra il 1975 e il 1988, ai reportage da Cina, Filippine, Malesia se n'erano aggiunti numerosi altri: Arabia, Pakistan, Kuwait, Iraq, di nuovo Cina, Taiwan). Un'edizione che Manganelli predispose minuziosamente pochi mesi prima di morire, nel 1990 – tanto la serie di viaggi orientali gli stava a cuore –, ma che non venne mai realizzata: almeno sino a oggi, grazie alle cure impeccabili di Silvano Nigro. Ma perché "deprimente"? Perché il lettore affetto da ansia di assoluto non avrebbe trovato né Siddhartha né un solo guru, "se non con fondotinta di imbroglione a fin di bene cosmico". Il che non stupisce, essendo scopo precipuo del­l'autore, semmai, quello di raschiare via un po' di anima: sicché "scolorina sulle apparizioni; antinevralgici per i fachiri, sordina sulla scala pentatonica; Coca-Cola nella Cina popolare". In compenso, il lettore avrebbe trovato – divertendosi, per di più, pazzamente – qualcosa di altrettanto prezioso: la chiave per comprendere "i modi ingegnosi in cui l'altrove si nasconde sotto l'appa­renza del­l'ovvio" e quanto meno intravedere quelle "linee del labirinto" che sono i nostri fratelli ignoti. Anche nelle vesti di viaggiatore, d’altro canto, Manganelli resta un ricercatore di segni, un decifratore di enigmi ed emblemi: in altre parole, un lettore che "non si illude di espatriare dalla propria biblioteca".

Gialli per l'estate



Gialli per l'estate:
- A.A.V.V., "Estate in giallo" (Newton Compton, pagg. 322)
- A.A.V.V., "Ferragosto in giallo" (Sellerio, pagg. 288)

Sotto il caldo sole d'estate può accadere di tutto. È possibile ritrovarsi legati a un letto in un albergo di lusso di Shanghai in compagnia di un cliente dai gusti molto particolari, o essere trasportati nell'Italia del Settecento, per prendere parte alle indagini sulla misteriosa morte di un talentuoso violinista. Può persino capitare di approdare in un futuro non molto lontano, e scoprire un mondo violento in cui sopravvivere significa accettare di perdere la propria innocenza. Una pacifica vacanza per mare può trasformarsi in una crociera con delitto e un tranquillo weekend con gli amici al fresco di un rifugio di montagna può diventare un incubo. E se quest'anno avete deciso di non partire per godervi la pace delle città semideserte, non sentitevi al sicuro: potreste essere chiamati a far luce su un triplice omicidio all'ombra della Madonnina oppure essere coinvolti in una caccia al serial killer per le assolate e torride strade di Napoli...

Adolf Portmann. La forma degli animali



Adolf Portmann, "La forma degli animali" (Raffaello Cortina, pagg. 254)

Nuova edizione italiana a cura di Pietro Conte di questo libro del 1960 del biologo e antropologo svizzero Adolf Portmann (1897-1982)  "sul significato dell'apparenza fenomenica degli animali".

Qual è il significato della forma degli animali? Che senso hanno le striature delle zebre, la criniera del leone, gli ocelli della coda del pavone e le mirabili geometrie delle conchiglie dei molluschi? E come mai parliamo dello “spettacolo” della natura, come se ci trovassimo di fronte a un’inarrivabile opera d’arte?
Confrontandosi con le tesi di Darwin e del neodarwinismo, Adolf Portmann risponde a queste domande da un punto di vista diverso, ma non necessariamente opposto: quello della morfologia. "La forma degli animali" è l’opera più celebre dello studioso svizzero, un libro che si pone programmaticamente al confine tra varie discipline e conserva oggi, in un’epoca che vede farsi sempre più intenso il dialogo tra estetica e biologia, tutto il suo originario interesse. 

Elanor Dymott. Ogni contatto lascia una traccia



Elanor Dymott, "Ogni contatto lascia una traccia" (Einaudi, rilegato, pagg. 382)

La mattina dopo essersi rincontrati al ricevimento di matrimonio di due vecchi compagni di college, Rachel chiede ad Alex di sposarla. Sono passati dieci anni dall'ultima indimenticabile estate che i due hanno trascorso insieme nel silenzio dei prati semideserti di Oxford, ma per Alex e Rachel è come se il tempo fosse solo un'illusione incapace di nascondere il loro amore.
Gli anni di matrimonio sono intimi, dolci, protetti. Ma brevi. Harry, il professore di letteratura inglese dei tempi dell'università, invita i due per una rimpatriata estiva e quella stessa notte, dopo essersi allontanata per una passeggiata solitaria in riva al lago, Rachel viene assassinata. Un grido, la corsa disperata di Alex verso il luogo in cui sua moglie stava morendo, e, infine, le lacrime di un uomo che tiene in grembo la testa ferita della sua donna e ne sente, per l'ultima volta, l'intimo peso. Qualche mese dopo Alex è seduto nello studio di Harry, in ascolto di una versione dei fatti sulla morte di sua moglie. Una versione, non l'unica; un narratore, non il piú affidabile. Un torrente di ricordi, parole e visioni trasporta il peso di una verità sconosciuta e imprevista, di un mistero che Alex deve svelare per riappropriarsi dell'immagine ormai sfuggente della moglie. Chi era Rachel? Una giovane ricercatrice, un'orfana, una calamita per cose e persone che intorno a lei avevano trovato un ordine da non scompigliare: un libro dalla copertina rosa del poeta inglese Robert Browning, i cassetti chiusi a chiave della scrivania, un portacarte nero, due nomi - Anthony e Cissy, i vecchi compagni del seminario di letteratura inglese di Harry - e infine Evie, la matrigna che ora vive a Tokyo.

Furukawa Hideo. Belka



Furukawa Hideo, "Belka" (Sellerio, pagg. 448)

Nel 1942, nell’imminenza della battaglia delle Midway, le truppe giapponesi occupano due isole al largo dell’Alaska. L’anno successivo gli americani le riconquistano con una azione cruenta, e nella furia della ritirata quattro cani appartenenti alle unità cinofile nipponiche vengono lasciati indietro. I soldati appena sbarcati non possono saperlo, ma si tratta di esemplari di una casta di combattenti eccezionali. Sono tre pastori tedeschi e uno di razza hokkaido, e questo è solo l’inizio della loro storia. Nell’arco della seconda metà del XX secolo, «il secolo delle grandi guerre e dei cani soldato», diventeranno protagonisti e testimoni di straordinarie vicende. Presi in consegna dai nuovi padroni, due di loro verranno impiegati nelle battaglie decisive della guerra del Pacifico; uno diventerà il cane da slitta più famoso d’America, mentre l’ultimo, fedele ai giapponesi, trascinerà un drappello di nemici verso un campo minato. Con il trascorrere dei decenni i numerosi eredi di questa dinastia si diffonderanno in tutto il pianeta, selezionati, allevati e addestrati con la massima cura per essere impiegati negli scenari più stupefacenti – la guerra di Corea, l’oscurità dei tunnel sotterranei in Vietnam, poi in Afghanistan, oppure al servizio della squadra antinarcotici della polizia messicana negli anni Settanta, o ancora del KGB, della mafia russa e di quella cecena. Cani che si innamorano, fanno figli, li vedono vivere e morire, fuggire e non tornare mai più. Uno di loro, Cabrón, sarà il compagno prediletto di un boss dei narcos che combatte nelle arene da wrestling con una maschera canina (un suo colpo fulmineo si chiama «Calcio del San Bernardo»). Un’altra, Good Night, affronterà un viaggio dalle Hawaii a Tahiti a bordo di una imbarcazione preistorica polinesiana, in un’avventura crudele e mistica al tempo stesso. Da quei quattro capostipiti discenderanno cani comunisti, capitalisti, terzomondisti, cuccioli con l’indole dell’eroe o del traditore, splendide cagnette che si faranno ammirare nei concorsi canini internazionali, e tra loro brillerà Laika, celebre e tragica, lanciata alla conquista dello spazio verso il buio e il silenzio dell’eternità. «Cani, dove abbaierete la prossima volta?». Autorevole esempio di una tradizione narrativa che si è imposta ovunque per la sua creatività innovativa, Belka è un romanzo di singolare energia, onirico e rocambolesco, di un autore considerato da molti come l’unico vero erede di Murakami Haruki. Questa sua prima opera pubblicata in Italia rivela un letterato capace di unire storia e invenzione, ritmo narrativo e umorismo, lirismo e suspense, nella sensibilità nuova e instabile del XXI secolo.

Tayeb Salih. Le nozze di al-Zain



Tayeb Salih, "Le nozze di al-Zain" (Sellerio, pagg. 128)

Breve e sorprendente romanzo comico dell’autore sudanese di "La stagione della migrazione a Nord", uno dei massimi romanzi moderni in lingua araba, Le nozze di al-Zain (pubblicato nel 1969) racconta le stravaganti imprese sentimentali di un personaggio unico nella letteratura di ogni paese. Alto e sgraziato, due soli denti in bocca, al-Zain si è conquistato sul campo una fama sfortunata, quella di un uomo che si invaghisce perdutamente di ragazze che finiscono sempre per sposare qualcun altro. Non gli manca il buon gusto, visto che «si innamorava solo delle ragazze più belle e attraenti del paese, quelle più educate, e quelle con la parlata più dolce», ma tanto efficace è questa sua paradossale qualità, questo suo disperato talento, che le madri affrante di figlie zitelle lo cercano e lo inseguono, confidando nel suo amore senza speranze per cambiare il destino nuziale di quelle giovani donne dall’incerto futuro.
Ma un giorno nel villaggio affacciato sul Nilo tutti rimangono sorpresi per una notizia che ha dell’incredibile: al-Zain la «Giraffa», al-Zain che appena nato non aveva pianto ma era esploso in una risata, che sin dai primi mesi faceva divertire fino alle lacrime donne e bambini, al-Zain che ha perso i denti a sei anni e che non ha mai avuto un pelo di barba, né ciglia, né sopracciglia – al-Zain, si sposa. Per lui è più di un miracolo, per il villaggio una sconvolgente rivelazione da cui nascono confronti e tensioni, discussioni e diatribe, tra i devoti e gli empi, tra poveri e benestanti, tra moderni e tradizionalisti. E forse solo la sfacciata fortuna di al-Zain potrà riconciliare e sancire l’integrità di un mondo e di una comunità.
Adattato per il teatro in Libia, il romanzo è stato anche trasposto in un film dal regista kuwaitiano Khalid al-Siddiq, vincendo un premio a Cannes nel 1976. Commistione esemplare di un sofisticato stile letterario e di un gusto narrativo che accoglie la tradizione del racconto orale, Le nozze di al-Zain è un piccolo classico ormai famoso in tutto il mondo. Lo scrittore britannico Kingsley Amis ha celebrato l’eleganza con cui il lettore è invitato a ridere e a sorridere degli abitanti del villaggio, e l’umorismo sempre premuroso della vicenda: «Anche quando toccano l’apice del ridicolo i protagonisti mantengono una fondamentale dignità».
Completano il volume due tra i migliori racconti brevi dell’autore.

María Dueñas. Un amore più forte di me



María Dueñas, "Un amore più forte di me" (Mondadori, rilegato, pagg. 396)

Blanca Perea è una donna all'apparenza invulnerabile, stimata docente universitaria e pilastro di una famiglia felice. Improvvisamente, vede crollare tutte le sue certezze quando scopre che il marito sta per avere un figlio da un'altra donna. Fuggire da Madrid sembra essere l'unico modo per salvarsi e, senza pensarci, accetta una borsa di studio di tre mesi in California, all'Università di Santa Cecilia.
Deve catalogare e archiviare tutte le carte di Andrés Fontana, importante letterato spagnolo trasferitosi negli Stati Uniti e morto già da trent'anni, un lavoro apparentemente noioso ma che si rivela invece decisamente intrigante. Ad aiutarla c'è l'ex allievo prediletto di Fontana, Daniel Carter, che si precipita a Santa Cecilia appena viene a sapere che qualcuno sta finalmente mettendo mano al lascito del suo maestro. Insieme esplorano una parte di documenti fino ad allora sconosciuta, gli studi che il professore aveva dedicato al Camino Real, la catena di missioni che i frati francescani fondarono in tutta la California. Ma l'interesse di Daniel per l'impresa e le ricerche sul nuovo materiale non fanno che scatenare in Blanca una serie di interrogativi via via più urgenti. Perché nessuno - soprattutto Daniel - ha finora recuperato l'eredità di Fontana? E perché farlo proprio ora? Per ottenere le risposte che sta cercando, Blanca dovrà scavare nel passato, indagare il legame che univa Daniel e Fontana, affrontare retroscena impensati e svelare interessi politici nascosti. Ma dovrà soprattutto tornare a credere in se stessa e riscoprire la voglia di aprirsi all'amore, per trovare finalmente la chiave per cambiare il suo futuro.

Gianfranco de Bosio. Aida



Gianfranco de Bosio, "Aida 1913-2013. Storia e immagini dell'Aida più vita al mondo" (il Saggiatore, pagg. 304)

Trombettieri, soldati, porta insegne, flabelliferi. Radamès. Chiudono il corteo i prigionieri etiopi. Dalle gradinate dell’Arena, il pubblico ascolta incantato le note della marcia trionfale. È il 10 luglio 1982. È l’Aida di Gianfranco de Bosio. La più vista al mondo. Non è stato facile metterla in scena. Non bastavano le idee del regista, bisognava rifare la mitica Aida del 1913, quella del tenore Giovanni Zenatello e dello scenografo Ettore Fagiuoli.

L’avventura di Gianfranco de Bosio comincia nell’estate del 1981. De Bosio, regista di teatro, televisione e cinema, conosce l’Arena come le sue tasche, ne è stato a lungo sovrintendente: ne conosce limiti e grandezze, conosce il pubblico che la frequenta. Decide di partire dai due bozzetti originali di Fagiuoli, il quale aveva capito che non serviva ricostruire l’Egitto, perché l’Egitto era già lì: l’Egitto era l’Arena di Verona. I suoi bastioni, le sue gradinate sapevano già di grand-opéra. A questo punto, e nel giro di neanche un anno, de Bosio deve compiere un’impresa titanica: recuperare foto, testimonianze, articoli, note di sartoria, tutto ciò che serve per ricreare e far rivivere l’Aida del 1913. Rivivere il passato, costruire il futuro. 
"Aida 1913-2013" è il diario dei giorni che portarono al fatidico 10 luglio, ed è la cronaca dei trent’anni che seguirono. Il successo dell’Aida di de Bosio infatti fu talmente travolgente che fu riportata in scena non solo nella stagione teatrale successiva, ma quasi ogni anno fino al 2013. Tanto che oramai, come scrisse Mauro Papini, dire Arena è dire Aida. 

Greg Tobin. Il Papa buono



Greg Tobin, "Il Papa buono" (il Saggiatore, pagg. 224)

28 ottobre 1958. A Roma si elegge il papa che succederà a Pio XII. Si chiama Angelo Giuseppe Roncalli (1881-1963). Giovanni XXIII. Quando riceve l’investitura dal conclave, ha già 78 anni. Sarà un perfetto papa di transizione, con un pontificato breve e tranquillo come la sua indole. Roncalli, però, rovescia tutte le previsioni. Dietro il carattere mite nasconde fermezza e lucidità rare: di lì a poco si farà promotore di un Concilio ecumenico che cambierà per sempre la Chiesa e il mondo.

In "Il Papa buono" Greg Tobin racconta la storia straordinaria di un uomo semplice, nato in una famiglia contadina di Sotto il Monte, nel bergamasco, e un giorno asceso al soglio di Pietro. Roncalli entra in seminario a undici anni, per poi completare gli studi a Roma, dove nel 1904 è ordinato sacerdote. L’anno successivo, l’incontro chiave con il vescovo di Bergamo Giovanni Radini Tedeschi, che per Roncalli sarà guida e modello fino alla morte. Dopo la Grande guerra, durante la quale è tenente cappellano nell’ospedale militare di Bergamo – esperienza che lo segnerà profondamente, non solo come uomo di Chiesa –, Roncalli è inviato all’estero come nunzio apostolico, prima in Bulgaria, poi a Istanbul, in Grecia e a Parigi, e ovunque si distinguerà per la vicinanza e il sostegno materiale agli ebrei perseguitati dal nazismo. Da papa, il suo genio si manifesta nell’introduzione dell’idea di «aggiornamento», quando per primo comprende l’urgenza di far entrare «aria fresca» nelle stanze vaticane.

Tobin descrive le tappe principali del pontificato e le ragioni per cui Giovanni XXIII è considerato un rifondatore della Chiesa. L’attenzione ai problemi della gente comune e dell’infanzia in particolare. L’eloquio semplice e immediato dei discorsi in piazza San Pietro, come il celebre «discorso della luna». La posizione diplomatica di equilibrio durante la Guerra fredda e la corsa all’armamento nucleare. Il testamento dell’enciclica Pacem in terris, con l’invito a un ecumenismo vero, in un mondo «senza blocchi». Infine, il grande lascito del suo papato: il Concilio. Suddiviso in quattro sessioni per più di quattro anni di durata, il Vaticano II («una nuova Pentecoste» secondo Giovanni) demolì il muro secolare tra le gerarchie ecclesiastiche e il mondo laico e diede nuova vita alla missione pastorale della Chiesa, restituendole il ruolo di strumento universale di speranza, giustizia e compassione per i fedeli di ogni credo. 

Marcus Rediker. La ribellione dell'Amistad



Marcus Rediker, "La ribellione dell'Amistad. Un'odissea atlantica di schiavitù e libertà" (Feltrinelli, pagg. 336)

Il 28 giugno 1839, la goletta negriera spagnola La Amistad salpò dall’Avana per effettuare una delle sue solite consegne di carico umano. Una notte senza luna, dopo quattro giorni di navigazione, i prigionieri africani si sollevarono, uccisero il capitano e presero il controllo della nave. Cercarono di far vela in un porto sicuro, ma furono catturati dalla marina militare statunitense e incarcerati nel Connecticut. La loro battaglia legale per la libertà finì per arrivare sino alla Corte suprema, dove la causa fu sostenuta dall’ex presidente John Quincy Adams. Grazie a una sentenza epocale gli imputati furono liberati e ricondotti in Africa. La loro rivolta divenne uno dei più emblematici episodi della storia della schiavitù americana, celebrato come una vittoria del sistema legale in film e libri che riflettevano tutti il punto di vista dell’élite: quello dei giudici, dei politici e degli abolizionisti coinvolti nel processo.
In questo potente resoconto, Marcus Rediker riconduce la rivolta ai suoi veri campioni: i ribelli africani che rischiarono la vita per rivendicare la propria libertà. Sulla base di nuove fonti, ne ricostruisce la vicenda per dimostrare come un piccolo gruppo di uomini coraggiosi abbia combattuto e vinto una battaglia epica contro gli schiavisti spagnoli e americani e contro i loro governi. Torna in Africa per ritrovare le radici dei ribelli, descrive il loro catastrofico viaggio transatlantico e narra una drammatica storia di prigionia. Nel presentare vividi ritratti degli africani, dei loro carcerieri e degli alleati abolizionisti, spiega perché i ribelli abbiano conquistato l’immaginazione popolare e contribuito a ispirare un movimento di opinione che sarà parte di una più generale lotta globale tra schiavitù e libertà. La rivolta vittoriosa dell’Amistad cambiò la natura stessa della lotta contro la schiavitù.

Martine & Louise Fokkens. Due vite in vetrina



Martine & Louise Fokkens, "Due vite in vetrina. Chiacchiere senza veli di due gemelle, storiche prostitute di Amsterdam" (Vallardi, rilegato, pagg. 210)

Martine e Louise Fokkens sono due gemelle olandesi settantenni. Hanno lavorato per quasi cinquant'anni nel distretto a luci rosse di Amsterdam e, anche se la loro esistenza non è stata una passeggiata, sono riuscite a sopravvivere con ottimismo e dignità. In "Due vite in vetrina" ci raccontano come sono entrate nel mondo della prostituzione e come sono riuscite a conservare la propria indipendenza, nonostante i pericoli degli ultimi decenni. Ma le loro parole ci regalano soprattutto tanti episodi divertenti e piccanti sui propri clienti e sui trucchi adottati per soddisfare al meglio le loro richieste. Anche se qualche ricordo è fastidioso, parlano sempre con comprensione e simpatia degli uomini che le hanno frequentate per tanti anni, aprendoci le porte del mondo, infinitamente e sorprendentemente variegato, della sessualità maschile. 

Claude Quétel. Muri



Claude Quétel, "Muri" (Bollati Boringhieri, pagg. 264)

- MURI DI UN TEMPO:
MURI DI FRONTIERA (la Grande Muraglia cinese, il limes romano, altri muri di frontiera); MURI DI PROSCRIZIONE (appropriarsi significa escludere, il muro della peste, il ghetto); MURI PARTICOLARI (il Muro del pianto, il simultaneum, fiscalità: il muro dei fermiers généraux, martirio: il muro dei Federati)

- IL 'MURO' O L'APOGEO DEL MURO POLITICO: la cortina di ferro, il muro di Berlino

- I MURI HANNO UN FUTURO:
FRONTIERE CONFLITTUALI (il muro delle due Coree, la "linea verde" di Cipro, il muro di sabbia del Sahara occidentale, i muri dell'India, i muri del Medio Oriente, nell'area del Caucaso); MURI CONTRO IL TERRORISMO (il muro di Israele in Cisgiordania, un muro egiziano di fronte a Gaza, Baghdad); MURI CONTRO L'IMMIGRAZIONE CLANDESTINA (il "muro di Bush", le barriere di Ceuta e Melilla, Grecia, Botswana, Hong Kong); MURI DI SEGREGAZIONE (le peacelines di Belfast, il muro anticrimine di Padova, i muri volontari delle gated communities); MURI DI PROCLAMA (Muri manifesto, Muri commemorativi)

Quando non sono quelli delle case, i muri sono quasi sempre "strumenti politici". L'esempio più noto è quello che incarnò la guerra fredda: il Muro di Berlino. Ma nella storia del mondo le barriere politiche esistono fin dai tempi più antichi, ed è abbastanza eloquente che non siano mai state tanto numerose come ai giorni nostri. Muri imperiali come la Grande Muraglia cinese o il Vallo di Adriano, muri di separazione come quello tra Israele e i Territori e la Striscia di Gaza, muri dei ghetti e di segregazione - quelli all'interno dei quali vivono i cittadini bianchi del Sudafrica, le peacelines di Belfast o il recente e criticatissimo muro "anticrimine" di via Anelli, a Padova -, muri "di contenimento" come quello che corre lungo il confine del Texas e del Messico, muri di difesa come la Linea Maginot o il Vallo Atlantico, muri commemorativi, e tantissimi altri. Una lunghissima serie di muri corre e s'interseca senza quasi soluzione di continuità lungo tutta la storia umana, e il libro di Claude Quétel ne ripercorre le origini e talvolta la fine - come dimenticare la notte berlinese del 9 novembre 1989 e le picconate di gioia che iniziarono a scalfire il Muro? -, ne ricostruisce minuziosamente le vicende, ne rileva puntualmente le conseguenze e talora le ferite dolorose, i danni insanabili, restituendoci con il suo sguardo una originale storia dell'umanità, consapevole che in attesa di un radioso avvenir senza barriere i muri hanno ancora, purtroppo, un brillante futuro.