Libreria Torriani di Luigi Torriani (foto di Nicola Vicini)

Libreria Torriani di Luigi Torriani (foto di Nicola Vicini)

giovedì 30 gennaio 2014

Storia d'amore in tempo di guerra (Giorgio Van Straten)



Giorgio Van Straten, "Storia d'amore in tempo di guerra" (Mondadori, pagg. 190)

"Sono convinta che la Storia è come un riassunto ben fatto: mette in risalto quanto c'è di più importante, seleziona ciò che ha contato da ciò che è stato insignificante; nella sostanza non mente. La vita invece è il libro intero: contiene tutti i gesti, i pensieri, le occasioni, gli avvenimenti, senza la capacità di metterli in ordine di importanza"

Nelle parole di Miriam - appassionata, indomita protagonista - è racchiuso il senso di questo romanzo: uno scavo nella Storia per recuperare le storie, quelle vive, pulsanti, ricche di dettagli che cambiano il senso di tutto, se li si sa ascoltare.
Il dottor Capecchi, bibliotecario e storico a tempo perso, in cerca di una passione che gli accenda la vita, si sta dedicando alla stesura della biografia di Antonio Manca, uno dei più importanti politici italiani della seconda metà del Novecento, un padre della Repubblica. Ormai anziano e accudito da un infermiere, durante uno degli incontri con il suo aspirante biografo Manca pronuncia il nome di Enrico Foà, e le antenne del bibliotecario ne captano l'importanza.
Chi era Foà? E perché non compare in nessun libro, in nessun archivio? Grazie a questo nome - e a una visita al Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano - Capecchi incontra Miriam, ebrea emigrata da decenni in Argentina. Lei Enrico Foà l'ha conosciuto. Lo ha amato. E lo ha perduto. E se quando si incontrano Miriam non confessa nulla a Capecchi, sarà proprio la sua voce registrata ad attraversare l'oceano grazie a una chiavetta usb svelandogli infine il segreto nascosto tra le pieghe del passato, nelle vie operose del Ghetto di Roma prima del fatidico 16 ottobre 1943, per le strade di quella città che a ogni angolo offriva a due ragazzi ardenti uno scorcio di speranza. Un amore forte come solo da giovani, e in guerra, lo si può provare emerge dal buio e ci consegna la chiave del proprio significato, della propria stessa fine, di una scelta radicale di cui il mondo non sentirà mai parlare.

Jorge Semprún, Esercizi di sopravvivenza



Jorge Semprún, "Esercizi di sopravvivenza" (Guanda, pagg. 140)

«Lo sa che cosa l’aspetta, se viene arrestato dalla Gestapo?» È la domanda secca, diretta, che il ventenne Jorge Semprún, nel 1943, si sente rivolgere da Henri Frager, il capo della cellula di Resistenza francese a cui appartiene. Una domanda che sottintende una sola risposta: la tortura. Di questa esperienza, per tutta la vita, Semprún ha parlato poco, ma in Esercizi di sopravvivenza, prima parte del suo «libro interminabile» rimasto tragicamente incompiuto, la affronta con una chiarezza e insieme un pudore che vanno nella direzione opposta al facile eroismo. Perché «sarebbe assurdo, persino nefasto» si legge, «considerare la resistenza alla tortura alla stregua di un criterio morale assoluto».
In un movimento incessante tra presente e passato, l’autore rievoca situazioni, personaggi, volti ed episodi della deportazione e della liberazione, e nello stesso tempo medita sulle relazioni tra la realtà e la scrittura, personalizzando la storia mentre storicizza la propria vita, coniugando l’intimo con il frastuono e il furore, come osserva Régis Debray nella postfazione.

Jorge Semprún (1923-2011), nato a Madrid, emigrato con la famiglia a Parigi durante la guerra civile spagnola, ha preso parte alla Resistenza francese ed è stato deportato a Buchenwald nel gennaio 1944. A partire dagli anni Sessanta si è dedicato attivamente alla letteratura, scrivendo sia in francese sia in spagnolo, e al cinema, come sceneggiatore. Fra i suoi libri: Il grande viaggio (1963), (1977), Vivrò col suo nome, morirà con il mio (2005). Semprún è stato ministro della Cultura in Spagna dal 1988 al 1991.

Jeruslaem (Yotam Ottolenghi - Sami Tamimi)



Yotam Ottolenghi - Sami Tamimi, "Jerusalem. Ricette per la pace" (Bompani, rilegato, immagini, pagg. 322)

Yotam Ottolenghi è un ebreo di origini italo-tedesche. Sami Tamimi è un palestinese cresciuto nella zona musulmana di Gerusalemme. Entrambi sono cresciuti nella stessa città, ma bloccati in culture apparentemente lontane e sempre in conflitto. Entrambi hanno deciso di lasciare Gerusalemme, per ritrovare la pace, recuperando le loro tradizioni. Attraverso la cucina. Oggi gestiscono insieme a Londra, a nome “Ottolenghi”, due ristoranti e tre negozi di specialità gastronomiche mediterranee, e un altro a New York.

Questo libro è una sintesi dell’arte che hanno imparato, recuperando la memoria di quel che mangiavano da bambini, a Gerusalemme: 120 ricette in cui si respira un’incredibile fusione culturale tra le tradizioni mussulmana, ebrea e cristiana.

Dall’acclamato chef vegetariano di origine italo-israeliane Yotam Ottolenghi, proprietario di ristoranti a Londra e New York, a cui il “New Yorker”, il “New York Times”, (in Italia anche il “Corriere della Sera”) hanno dedicato numerosi articoli, il libro dedicato alle ricette della sua città d’origine: Gerusalemme.

Yehoshua Kenaz - Non temere e non sperare



Yehoshua Kenaz, "Non temere e non sperare" (Giuntina, pagg. 768)

In questo suo capolavoro, appassionato e struggente per la capacità di indagare i recessi dell’anima, Yehoshua Kenaz segue le vicende di un gruppo di giovani soldati durante il periodo di addestramento. Sono ragazzi affetti da lievi problemi fisici ai quali sono riservate esercitazioni meno pesanti perché non sono destinati a diventare combattenti armati. E, tuttavia, le umiliazioni, le fatiche, la sollecitazione a superare ogni proprio limite a prezzo dei sacrifici e delle disillusioni che la vita militare comporta li condurranno alla perdita dell’innocenza e della purezza con cui avevano varcato il cancello della base di addestramento.
Ambientato nell’Israele degli anni ’50, pochi anni dopo la fondazione dello Stato, "Non temere e non sperare" è un grandioso affresco della nazione che nasce, con tutte le sue contraddizioni, le diversità non amalgamate e le speranze condivise. I cuori dei giovani soldati battono per i timori e le aspettative per il futuro del proprio paese ma, prima ancora, palpitano per i sogni, le incertezze, le paure, le passioni di ogni ragazzo che sta per diventare uomo.

Yehoshua Kenaz è considerato uno dei più grandi scrittori israeliani. Nato a Petach Tikva nel 1937, ha studiato filosofia all'Università Ebraica di Gerusalemme e letteratura francese alla Sorbona. Già traduttore di classici francesi e redattore dell'autorevole Ha'aretz, è autore di romanzi e racconti tradotti in tutto il mondo. Per la Giuntina ha pubblicato La grande donna dei sogni, Voci di muto amore, Ripristinando antichi amori, Momento musicale, Appartamento con ingresso nel cortile e il suo capolavoro Non temere e non sperare.

Com'è profondo il mare



Nicolò Carnimeo, "Com'è profondo il mare. La plastica, il mercurio, il tritolo e il pesce che mangiamo" (Chiarelettere, pagg. 184)

Quanta plastica e quanto mercurio c’è nel pesce che mangiamo? L’Adriatico è una discarica di tritolo? Perché meduse e alghe aliene invadono i nostri mari? A queste domande pochi sanno rispondere, non vi è coscienza di quanto oggi accade nel mare, come e perché il Mediterraneo e gli oceani stiano mutando rapidamente sotto i nostri occhi inconsapevoli.

Da qui nascono tre reportage che Carnimeo - docente di Diritto della navigazione e dei trasporti all’Università di Bari - ha scritto navigando oltre le rotte convenzionali nel mare di plastica, nel mare di mercurio e nel mare di tritolo: un’immensa discarica, fotografia e conseguenza del modo in cui abbiamo scelto di vivere. C’è però chi non ci sta a lasciare questa pesante eredità alle generazioni future. Un libro che è denuncia e racconto insieme.

La Madonna fece un guaio con l'angelo



"Se il gallo non cantava, Pietro non ingannava nessuno"

Marcello D'Orta, "La Madonna fece un guaio con l'angelo. Gesù spiegato dai bambini" (Piemme, rilegato, pagg. 184)

Il maestro "sgarrupato" di Napoli - così amava definirsi Marcello D'Orta (1953-2013) - è tornato in questo suo ultimo libro (che esce ora, postumo) a mettersi in ascolto dell'immaginario dei bambini per capire cosa pensano e cosa raccontano di Gesù, di Dio e della religione.

Colorati, spumeggianti, a volte sgrammaticati, tutti scoppiettanti di humour involontario, gli scritti e i pensieri raccolti - nelle scuole elementari di Napoli e in molte altre del nostro Paese - rappresentano, meglio di tanti trattati, il sentire religioso dell'infanzia italiana del terzo millennio.

mercoledì 29 gennaio 2014

L'invenzione del fotografico



Federica Muzzarelli, "L'invenzione del fotografico. Storia e idee della fotografia dell'Ottocento" (Einaudi, pagg. 260)

Una storia della fotografia ottocentesca che ha per oggetto non tanto la fotografia, bensí il fotografico, cioè l'insieme di quelle categorie concettuali che rendono specifica un'immagine in quanto immagine fotografica. Una scelta che non preclude il racconto, a volte anche minuzioso, delle vicende che hanno segnato i primi decenni di vita del mezzo, sempre però con l'intenzione di far emergere quella specificità che poi risulterà determinante nello sviluppo delle singole storie.

È in questa prospettiva che il testo suggerisce continui e audaci collegamenti tra passato e futuro, tra Ottocento e Novecento, sviluppando intrecci e soluzioni sorprendenti rispetto a quanto, manualisticamente, si è soliti proporre. Oltre all'individuazione di sottili omologie tecniche capaci di trasformarsi in vere e proprie filosofie fotografiche, come per esempio accade tra carte de visite e photomatic, o convincenti corrispondenze operative, come nel caso della valorizzazione del «banale» che lega la prima Kodak con l'attuale culto della snapshot, la costante ricerca del fotografico che il libro svolge porta all'evidenziazione delle piú significative concettualità del mezzo: dal voyeurismo alla memoria, dall'esibizionismo all'ossessione dell'archivio, dallo specchio alla costruzione dell'immaginario.

L'italiano nascosto



Enrico Testa, "L'italiano nascosto. Una storia linguistica e culturale" (Einaudi, pagg. VIII-328)

L'interpretazione della storia dell'italiano si è a lungo fondata sulla cesura tra lingua letteraria e dialetti: da un lato raffinati cesellatori della pagina, dall'altro una schiera di rozzi interpreti degli idiomi locali. Utilizzando studi recenti e commentando numerosi documenti, anche inediti o rari, questo libro di Enrico Testa propone una visione radicalmente diversa e prospetta l'esistenza, nel corso dei secoli, di una terza componente: un italiano di comunicazione dalla vita nascosta, privo di ambizioni estetiche ma utile a farsi capire. Uno strumento linguistico spesso trasandato che, basato su una forte stabilità di strutture e su un'identità di lunga durata, ha permesso, sotto la spinta di bisogni primari, il concreto definirsi di rapporti tra scriventi (e parlanti) di luoghi e statuti sociali diversi.

A comporre questo inconsueto quadro linguistico e culturale sono convocati qui numerosi personaggi, infimi e noti: streghe e servitori, mezzadri e parroci di campagna, mercanti, dragomanni e pescivendoli, mugnai e sovrastanti, briganti e soldati, ma anche catechisti e maestri d'abaco, monache, vescovi e santi insieme a famosi letterati che, nel disbrigo delle loro faccende quotidiane, non esitano a ricorrere a una semplicità comunicativa contigua al mondo subalterno. Un'avventura o percorso nella storia della nostra lingua che consegna al lettore un panorama complesso e iridescente, folto di forme intermedie e in chiaroscuro. E che fa dell'italiano nascosto, pratico e di sopravvivenza, una figura essenziale delle vicende non solo linguistiche dell'Italia prima dell'Italia.

Il popolo che disse no



Bo Lidegaard, "Il popolo che disse no. La storia mai raccontata di come una nazione sfidò Hitler e salvò i suoi compatrioti ebrei" (Garzanti, rilegato, pagg. 466)

Danimarca, 1943. L'esercito nazista occupa il paese da oltre due anni, e la potenza politica e militare di Hitler sembra inarrestabile. Ma quando cominciano a trapelare notizie di un imminente rastrellamento dell'intera comunità ebraica, tutto il popolo danese sceglie di ribellarsi. Il re, i ministri e il parlamento si stringono attorno ai propri concittadini, e mentre il governo utilizza le sue risorse diplomatiche per ostacolare i piani tedeschi, un allarme viene inviato alle famiglie in pericolo. Per quattordici giorni gli ebrei danesi sono assistiti, nascosti e protetti da persone comuni che spontaneamente aiutano i propri compatrioti diventati improvvisamente dei rifugiati. Su 7000 ebrei, 6500 riescono a salvarsi dai campi di concentramento raggiungendo la Svezia con ogni tipo di imbarcazione.

Bo Lidegaard narra per la prima volta la storia di questo esodo straordinario e descrive le due settimane, dal 26 settembre al 9 ottobre 1943, in cui un intero popolo ha compiuto la più normale e allo stesso tempo eroica delle azioni: salvare i propri fratelli. Gli anonimi cittadini danesi si affiancano così a Oskar Schindler e Giorgio Perlasca nella ideale Galleria dei Giusti della Shoà.

martedì 28 gennaio 2014

Simone Weil - La rivelazione greca



Simone Weil, "La rivelazione greca" (Adelphi, pagg. 496)

L'incontro tra Simone Weil (1909-1943) e alcuni testi della Grecia antica – innanzitutto l'Iliade, Platone, i Pitagorici e i tragici – ha segnato uno dei picchi del secolo scorso. Nulla di quanto la luce della sua mente ha raggiunto è rimasto immutato. In particolare i Vangeli, come se la via regale per capirli non passasse da Gerusalemme, ma da Atene. Il Verbo come mediatore, il soprannaturale e l'innaturale, la bellezza del mondo, il giusto punito, la sventura: sono alcuni dei temi che Simone Weil affronta in questi scritti, non più nella forma altamente condensata dei Quaderni, ma in una trattazione distesa, come chiarendo in primo luogo a se stessa le sue abbaglianti intuizioni.

Fechner - Il libretto della vita dopo la morte



Gustav Theodor Fechner, "Il libretto della vita dopo la morte" (Adelphi, pagg. 116)

Tre volte vive l'uomo sulla terra, scrive Fechner (1801-1887), e se il passaggio dal primo al secondo livello è quel che conosciamo come vita, il passaggio dal secondo al terzo è ciò che chiamiamo morte. Viatico a mezzo fra speculazione e intuizione, "Il libretto della vita dopo la morte" cerca temerariamente di esplorare quel­l’ul­timo, terribile passaggio. 

Rappresentante della filosofia romantica della natura e al tempo stesso precursore della moderna psicologia sperimentale, Fechner ha fatto della relazione tra spirito e materia un concetto verificabile nella misurazione – basti pensare alla Legge di Weber-Fechner, che descrive la relazione tra uno stimolo e la percezione che ha l'uomo della sua intensità –, ma in queste pagine ne fa lo spazio dell'esperienza umana più autentica. Lungo il cammino della morte, la comunità dei trapassati, che cresce come immane albero della vita, della memoria e della trascendenza, collega infatti le proprie radici, che sono quaggiù, alle ramifica­zioni e infiorescenze che si protendono verso la cima – dunque al divino. Per Fechner l'aldilà è a noi tangente attraverso gli spiriti dei defunti, spiriti ubiqui, liberi dell'abito corporeo, ma non al punto da non poter essere ricordati: di quella corporeità, il ricordo è anzi l'ultima traccia. Mai scomparse dal mondo, le loro anime sono qui e ora: non solo attorno a noi, ma dentro di noi. Fechner ci insegna a metterci in ascolto, a coglierle, vederle, soprattutto a riafferrarle, e il suo Libretto offre parole di consolazione e immagini luminose anche del buio estremo, poiché nulla dell'uomo andrà perduto. 

Gabriele d'Annunzio



Lucy Hughes-Hallett, "Gabriele d'Annunzio. L'uomo, il poeta, il sogno di una vita come opera d'arte" (Rizzoli, rilegato, pagg. 632)

Tra la ristrettezza mentale, la corruzione e le tensioni sociali del neonato regno d'Italia e la Belle Èpoque parigina, tra la grande guerra, i rivolgimenti europei e l'ascesa del fascismo e del nazismo, Gabriele D'Annunzio (1863-1938) ha trascorso l'esistenza creando e alimentando il suo mito. Dagli amori esagerati alla ferocia dei suoi discorsi pubblici, dai capolavori letterari all'impresa di Fiume, dalla corrispondenza col Duce fino all'esilio del Vittoriale, questo libro ci parla di un personaggio complesso e contraddittorio, straordinariamente dotato come artista, carismatico, capace di amare in modo tenero e smodato, ma spesso sgradevole, estremo, razzista.

Le donne del signor Nakano



Kawakami Hiromi, "Le donne del signor Nakano" (Einaudi, rilegato, pagg. 238)

La bottega del signor Nakano è un po' speciale. Innanzitutto, come tiene a specificare il proprietario, «non è un negozio di antiquariato ma di roba vecchia»: soprammobili fuorimoda, ciotole usate, manifesti di epoche dimenticate, malinconici reperti di vite sconosciute che potete comprare per pochi spiccioli, oggetti particolari e scompagnati come, in fondo, sono gli uomini e le donne che girano intorno al negozio. A cominciare dal signor Nakano: eccolo lí, dietro la cassa, magrissimo, un berretto di lana calato sulla fronte e una certa qual debolezza per il fascino femminile. A dargli una mano ci sono due ragazzi, Takeo, tanto laconico da apparire misterioso, e Hitomi, una ragazza allegra e inquieta. I due giovani si studiano, s'innamorano, nasce un legame toccante e maldestro che sembra destinato a inciampare su ogni incomprensione. Ma anche Nakano e la sua romantica sorella Masayo devono affrontare le impreviste complicazioni che nascono dal desiderio.
Sarà proprio Hitomi, e il suo sguardo curioso e sensibile, ad accompagnare il lettore attraverso la girandola di incontri e personaggi che ruotano intorno alla piccola, vivace bottega del signor Nakano.

Note a margine di una sconfitta



Nadeem Aslam, "Note a margine di una sconfitta" (Feltrinelli, pagg. 402)

"Note a margine di una sconfitta" è soprattutto la lotta fra due mali: da una parte, il fondamentalismo di ogni credo; dall’altra, l’imperialismo camuffato da democrazia. Nessun bene trionfa, alla fine. C’è solo una condanna senza appello in un panorama di crudeltà diffusa, dove l’unica vittima è il popolo afghano e tutti gli altri, dai talebani agli americani, ai signori della guerra, sono carnefici.

Le vicende di questo romanzo, ambientato tra il Pakistan e l’Afghanistan invaso dagli americani dopo l’11 settembre, si snodano sullo sfondo di un giardino incantato, come ad assorbire la violenza di ciò che accade intorno, contrapponendo l’innocenza della natura alla crudeltà degli uomini e alle loro guerre insensate. Il giardino appartiene al vecchio Rohan, saggio e devoto musulmano che ha costruito un’oasi di pace nella città pachistana di Heer – una scuola aperta ad allievi di ogni credo religioso – nel tentativo di allargare gli orizzonti di giovani altrimenti facili prede del fondamentalismo islamico nelle madrasse. Ma le speranze di Rohan di porre un freno alle violenze della guerra che infuria oltreconfine saranno tragicamente deluse: i suoi stessi figli, Jeo e Mikal – partiti in segreto per l’Afghanistan per contribuire alla liberazione del paese dalla tirannia talebana –, vengono rapiti dai fondamentalisti e costretti a partecipare alla jihad, a combattere contro il popolo che avrebbero voluto difendere. Mentre Rohan pota le rose del giardino, Jeo viene ucciso e Mikal è venduto agli americani dal signore della guerra che lo ha catturato. Dopo essere stato internato in un campo di prigionia americano, il giovane cercherà di fuggire attraverso il deserto afghano. 

sabato 25 gennaio 2014

Il diario di Helga



Helga Weiss, "Il diario di Helga. La testimonianza di una ragazza nei campi di Terezín e Auschwitz" (Einaudi, rilegato, immagini, pagg. 224)

Degli oltre quindicimila bambini rinchiusi nel campo di Terezín e in seguito deportati ad Auschwitz, solo un centinaio è sopravvissuto all'Olocausto. Helga è una di questi. Il diario che Helga non smette di tenere anche durante la prigionia racconta la forza e la lucidità di una bambina capace di trovare le parole per trasformare la memoria in Storia, e la Storia in un monito eterno.

«Chi non l'ha visto con i propri occhi non sarà mai in grado di immaginarselo, e forse un giorno neanche noi riusciremo a capire come sia stato possibile vivere in queste condizioni». È il settembre del 1938, a Praga l'esercito si mobilita per far fronte all'incombente minaccia nazista. Helga è una bambina e non sa cosa tutto ciò significhi, ma ogni giorno la Storia entra nella sua vita con la violenza di uno scarpone che sfonda una porta: il padre perde il lavoro, lei viene allontanata da scuola, la obbligano a portare sui vestiti una stella gialla pesante come una colpa. Helga non sa, però sente: sente i boati dei bombardamenti, sente i discorsi politici alla radio, sente le voci che gridano di correre al rifugio. E lei corre, e intanto scrive, disegna, racconta gli obblighi e i divieti, la gente che sparisce. Finché tocca anche a lei e alla sua famiglia. Prima a Terezín, poi ad Auschwitz-Birkenau, a Freiberg e infine a Mauthausen. La bambina adesso impara: impara cos'è un campo di concentramento, cos'è un campo di sterminio, le conseguenze ultime dell'essere ebrea sotto il Reich di Hitler. Impara cosa può diventare un essere umano. Anche mentre la sua infanzia si strappa per sempre, Helga non smette di osservare e raccontare: il diario della prigionia che oggi ci consegna è insieme un documento straordinario e un colpo al cuore. Perché nel tratto lieve dei disegni, nell'essenzialità delle parole, ci accorgiamo che neppure l'innocenza e la fantasia di una bambina possono nascondere l'orrore. Eppure, in un modo straziante e misterioso, il suo sguardo ferito non si fa piegare e riesce a illuminare la tenebra.

Il volontario di Auschwitz (Witold Pilecki)




Witold Pilecki, "Il volontario di Auschwitz" (Piemme, rilegato, pagg. 382)

Il 19 settembre 1940 durante un rastrellamento nazista a Varsavia, Witold Pilecki prende la direzione opposta a tutti gli altri e si fa arrestare volontariamente per essere mandato ad Auschwitz. Il nome non è ancora sinonimo di inferno, come sarebbe diventato, tuttavia chiunque avrebbe considerato quel gesto folle. Ma Pilecki non è uno qualunque, è un militare dell’Armata polacca e membro della resistenza contro i nazisti. La sua missione è infiltrarsi nel campo, raccogliere informazioni e organizzare una rete clandestina pronta a ribellarsi e a prendere il controllo al momento giusto. Sin dall’arrivo, Pilecki si rende conto che qualsiasi idea i cittadini liberi si fossero fatti di quel luogo, era drammaticamente ingenua. Ciò che trova oltre il cancello con la scritta “Arbeit macht frei” non ha nulla a che vedere con qualunque cosa avesse conosciuto nel mondo reale. Ogni regola del vivere civile è calpestata e sovvertita, ci sono prigionieri con diritto di vita e di morte su altri prigionieri. Fame, freddo, malattie, lavori forzati sono usati dai nazisti come strumenti di decimazione. L’arbitrarietà assoluta è l’unica legge applicata e ciò che distingue i carcerieri l’uno dall’altro sono solo diversi gradi di crudeltà. A poco a poco Pilecki tesse la sua rete clandestina, in attesa del segnale di rivolta, che però non arriva mai. 
Dopo tre anni, e dopo aver visto sparire molti dei suoi amici, Pilecki decide di fuggire, per continuare la resistenza da fuori. Ritrovata la libertà con una rocambolesca fuga, il capitano Pilecki da bravo soldato stende rapporto ai superiori su ciò che ha visto. Se ne avessero preso atto, quante vite sarebbero state risparmiate?

L'irritante questione delle camere a gas



Valentina Pisanty, "L'irritante questione delle camere a gas" (Bompiani, nuova edizione ampliata, pagg. 384)

Milioni di ebrei sono morti nei lager nazisti: un fatto inconfutabile. Ma c’è chi lo mette in questione. Sono i negazionisti, secondo i quali i crimini nazisti non sono diversi da quelli degli altri totalitarismi del Novecento. Persino le camere a gas, sostengono, non sono mai davvero esistite, e sono piuttosto un’invenzione della propaganda: ad Auschwitz “sono state gassate soltanto le pulci”. Si può reagire in più modi di fronte a questa offensiva della menzogna. Si può denunciare lo scandalo, invocare la sacralità della memoria violata. Oppure si può scegliere, come fa Valentina Pisanty in questo libro, di smontare pazientemente le pseudo-argomentazioni, le false prove e gli artifici logici e stilistici con cui gli “Eichmann di carta” diffondono le loro tesi. Pubblicato per la prima volta nel 1998, "L’irritante questione delle camere a gas" esce ora in una edizione riveduta e arricchita con un nuovo capitolo che ricostruisce i circuiti comunicativi in cui il negazionismo si è inserito, raccontando le dinamiche culturali che ha innescato dalla fine degli anni Settanta a oggi, con particolare attenzione al fenomeno del negazionismo sul web.

Hubert Mingarelli - Un pasto in inverno



Hubert Mingarelli, "Un pasto in inverno" (Nutrimenti, pagg. 112)

Polonia, seconda guerra mondiale. Tre militari tedeschi, per evitare il compito ormai insopportabile di fucilare gli ebrei condotti al campo, ottengono il permesso per una missione all'esterno. Il loro incarico, non meno terribile ma più tollerabile, è stanare i pochi superstiti nascosti nella campagna circostante. Mentre marciano nel paesaggio glaciale, quasi loro malgrado trovano un giovane ebreo e lo fanno prigioniero. Ma durante una sosta per rifocillarsi, vengono assaliti dal dubbio. Uno di loro fa agli altri la proposta sconcertante: lasciarlo libero. Tutti loro ne hanno bisogno, dice: sapere di averne salvato almeno uno.
Questa è la storia di tre soldati e di una gelida giornata invernale. Di un ragazzo dentro un buco e di una casa abbandonata e spettrale. Di un uomo solitario con il suo cane e dell'interminabile cottura di una zuppa con semolino, cipolla, strutto e salame. Elementi disposti come in una fiaba, a rappresentare la banalità quotidiana e crudele di una delle più atroci tragedie dell'umanità.

Ragazza nera ragazza bianca



Joyce Carol Oates, "Ragazza nera ragazza bianca" (Mondadori, pagg. 324)

Filadelfia, 1975. In un campus prestigioso e progressista, una ragazza viene trovata morta in circostanze non troppo chiare. Di Minette Swift si sa che era una studentessa dal carattere deciso, scostante e facilmente suscettibile. Ma soprattutto era una delle poche ragazze di colore in quella scuola all'avanguardia.
Genna Hewett-Meade era la sua compagna di stanza e, all'opposto, è una personalità tranquilla, accomodante: una ragazza dell'upper class che tenta in tutti i modi di riparare agli involontari privilegi che la sua educazione elitaria le ha assicurato.
Le due non sono propriamente amiche, ma in qualche modo dividono una parte delle loro giornate. Così, quando a metà del loro primo anno Minette diventa improvvisamente il bersaglio di un'ondata di offese e molestie razziste, Genna sente il dovere di proteggere l'amica, costi quel che costi...
Quindici anni dopo, tormentata dal ricordo di quella morte, Genna proverà a ritornare indietro a quei mesi, alle settimane, fino a ricostruire le poche ore che hanno preceduto la morte tragica di Minette. Guardando in faccia la propria identità, chiedendosi quanto le strutture sociali in cui lei stessa era immersa abbiano avuto a che fare con quella morte. Genna si troverà costretta a rimettere in discussione la sua famiglia, a cominciare dal padre, un avvocato di spicco nella difesa dei diritti civili. Fino a che punto le sue battaglie radicali - compresa la difesa di sospetti terroristi ricercati dall'FBI - hanno condizionato lo sguardo della figlia sulla vita? Quanto profondamente possono essere messe alla prova le nostre convinzioni più tolleranti in un mondo pervaso da una morale grigia e opportunista?

Arne Dahl - Brama



Arne Dahl, "Brama" (Marsilio, pagg. 544)
[Premio come miglior giallo dell’anno dell’Accademia Svedese del poliziesco]

Tra le strade di Londra agitate dai fatti del G 20, che insieme ai presidenti delle grandi potenze ha portato violenza e disordini, un uomo dai tratti asiatici è investito da un’auto mentre cerca di passare delle informazioni a un osservatore dell’Europol. Ma le sue ultime parole, sussurrate all’orecchio dell’ispettore Arto Söderstedt prima di morire, sono incomprensibili. Dopo pochi giorni, in un parco della capitale viene ritrovato il cadavere di una donna. Anche lei portava un messaggio per la nuova, segretissima unità operativa OpCop dell’Europol, il gruppo scelto di polizia europea che si trova ora ad affrontare la sua prima indagine. Due casi di morte apparentemente isolati, che rivelano invece un nesso sorprendente, un filo che si estende dall’Asia all’America, passando per l’Europa, e coinvolgono gruppi malavitosi di ogni paese. 

CD NOVITA'



CD, novità in libreria:
- Pippo Pollina, "L'appartenenza" ( http://www.youtube.com/watch?v=4ZSpMypFhc0 )
- A.A.V.V., "Love Forever" (2cd)
- i love handel
- i love rossini
- i love vivaldi
- i love beethoven
- i love piano
- i love chopin
- i love bach
- i love opera
- i love mozart
- i love verdi

DVD NOVITA'



DVD, novità/ristampe in libreria:

- Cecil B. DeMille, "Cleopatra" (1934) 
- Cecil B. DeMille, "I Crociati" (1936)
- William A. Wellman, "I forzati della gloria" (1947)
- Robert Parrish, "Fuoco nella stiva" (1957)

mercoledì 22 gennaio 2014

La congiura contro i giovani



Stefano Laffi, "La congiura contro i giovani" (Feltrinelli, pagg. 176)
[qui la videopresentazione del libro: http://www.youtube.com/watch?v=Ctvuh3e70Kw]

Quasi senza reagire i giovani sono tenuti oggi in ostaggio di un discorso pubblico fortemente ipocrita, in cui si invoca la loro autonomia senza concedere la possibilità di esercizio, la loro partecipazione ma solo in finte istituzioni, il loro lavoro ma solo nelle posizioni peggiori, il loro talento ma dentro una scuola a pezzi. Il prezzo è altissimo, perché la società è ferma, giovanofila nell’immaginario ma gerontocratica nella realtà.

L'ossessiva domanda – chi sono i giovani? come sono diventati? – cade nella trappola di un gioco di definizioni e interpretazioni che non serve ai giovani ma assolve solo chi parla. Il problema non sono i giovani, ma gli adulti.

Carlo Rovelli - La realtà non è come ci appare



Carlo Rovelli, "La realtà non è come ci appare. La struttura elementare delle cose" (Raffaello Cortina, pagg. 248)

Tempo, spazio e materia appaiono generati da un pullulare di eventi quantistici elementari. Comprendere questa tessitura profonda della realtà è l’obiettivo della ricerca in gravità quantistica, la sfida della scienza contemporanea dove tutto il nostro sapere sulla natura viene rimesso in questione.
Carlo Rovelli, uno dei principali protagonisti di questa avventura, conduce il lettore al cuore dell’indagine raccontando i cambiamenti della nostra immagine del mondo dall’Antichità alle scoperte più recenti: l’evaporazione dei buchi neri, l’Universo prima del big bang, la struttura granulare dello spazio, il ruolo dell’informazione e l’assenza del tempo in fisica fondamentale. L’autore disegna un vasto affresco della visione fisica del mondo, chiarisce il contenuto di teorie come la relatività generale e la meccanica quantistica, ci porta al bordo del sapere attuale e offre una versione originale e articolata delle principali questioni oggi aperte. 

martedì 21 gennaio 2014

Rumkowski e gli orfani di Lodz



Lucille Eichengreen, "Rumkowski e gli orfani di Lodz" (Marsilio, pagg. 128)

Lucille Eichengreen ha vissuto all’interno della più longeva tra le comunità ebraiche intrappolate nell’Europa nazista, quella del ghetto di Lodz, il secondo della Polonia dopo Varsavia, dominato dalla controversa figura di Chaim Rumkowski, rievocata anche da Primo Levi ne "I sommersi e i salvati". Ex direttore dell’orfanotrofio, nominato poi Ebreo Anziano dai nazisti, Rumkowki fu per alcuni un eroe capace di guidare con determinazione la sua comunità nel peggiore dei momenti. Ma la testimonianza di questo straziante memoir, unita alle storie di molti altri, ci fornisce dettagli essenziali per capire come nella cruda realtà quotidiana dei bambini di Lodz quest’uomo fosse tutt’altro che un eroe.
Dopo più di cinquant’anni, Lucille Eichengreen trova il coraggio di raccontare i crimini commessi da un ebreo verso altri ebrei, la propria umiliazione e gli orrori dei quali fu vittima, svelando come Chaim Rumkowski tradì il proprio ruolo di Anziano di Lodz attraverso la collaborazione con il nemico, la corruzione e l’abuso dei propri bambini.

Giovanni e Nori



Daniele Biacchessi, "Giovanni e Nori. Una storia di amore e di Resistenza" (Laterza, pagg. 176)

Giovanni Pesce, nomi di battaglia Ivaldi e Visone
Onorina Brambilla Pesce detta Nori, nome di battaglia Sandra
Due vite unite dalla passione politica e dall’amore. Una storia nella Storia.

Giovanni Pesce, comandante partigiano responsabile dei Gap di Torino e di Milano, è stato un protagonista della Resistenza e della Liberazione. Giovanissimo ha aderito al Partito comunista e combattuto nelle Brigate internazionali contro Franco. Tornato in Italia, è catturato e mandato al confino. Per lui, giovane proletario emigrato con poca cultura, l’incontro a Ventotene con il fior fiore dell’antifascismo diventa fondamentale. Liberato intorno all’estate del 1943, dopo l’arresto di Mussolini e l’armistizio dell’8 settembre, inizia la clandestinità, prima a Torino, poi a Milano. Per Giovanni, primula rossa dell’antifascismo italiano, saranno mesi di azioni militari avventurose, leggendarie, coraggiose, drammatiche. Proprio nella Milano occupata dai nazisti, stremata, affamata, disseminata di luoghi dell’orrore, avviene l’incontro di una vita: i due partigiani Giovanni e Nori si conoscono, si innamorano e non si lasciano più. Le loro vite si intrecciano indissolubilmente con la lotta antifascista: i Gap colpiscono, attaccano e fanno azioni di guerriglia, i tedeschi arrestano, torturano, uccidono. Nella città crocevia di spie e delatori al servizio del nemico, Nori cade in un’imboscata e viene deportata. È l’ultima separazione perché insieme, Giovanni e Nori, rimarranno tutta la vita, condividendo e facendo sulla propria pelle la storia di quegli anni.

Ballando ad Auschwitz



Paul Glaser, "Ballando ad Auschwitz. Il segreto della mia famiglia" (Bompiani, immagini, pagg. 312)

Cresciuto in una devota famiglia cattolica nei Paesi Bassi, Paul Glaser, già adulto, scopre di avere origini ebraiche. Turbato da questa rivelazione casuale, Paul cerca di capire cosa è successo alla sua famiglia durante la Seconda guerra mondiale, il motivo di un silenzio così lungo sulla propria identità, e il motivo della misteriosa frattura fra suo padre e Rosie, zia di Paul.
Rosie Glaser, ebrea non praticante, è una donna magnetica, sensuale, esuberante, astuta e innamorata del ballo, che neppure quando i nazisti prendono il potere si spaventa, e anzi apre una scuola di ballo nell’attico dei suoi genitori, naturalmente illegale. Tradita dagli uomini di cui si fidava, arrestata dalle SS, finisce ad Auschwitz. Nel campo di concentramento è determinata a sopravvivere, utilizzando tutti i mezzi a sua disposizione, anche la sua passione per il ballo, anche la sua capacità seduttiva, messa a dura prova negli stenti cui è costretta. Delle milleduecento persone che sono arrivate con lei ad Auschwitz, solo otto sono sopravvissute. E tra loro c’è Rosie.

Illustrato da una ricca selezione di foto, "Ballando ad Auschwitz" è insieme la cronaca di una indagine e di una scoperta che cambiano la vita di un uomo, Paul Glaser; e anche il ritratto di una donna straordinaria, segnata dall’amore, dal tradimento e dal coraggio.

Hitler, il mio vicino



Edgar Feuchtwanger, "Hitler, il mio vicino. Ricordi di un'infanzia ebrea" (Rizzoli, pagg. 270)

Monaco 1929. La madre di Edgar Feuchtwanger è pianista, il padre editore, casa sua è abitualmente frequentata da Thomas Mann, Carl Schmitt e Richard Strauss. Di fronte a casa sua abita un uomo il cui volto comincia allora a comparire sulle pagine dei giornali: Edgar lo osserva salire e scendere dalla sua Mercedes nera senza sapere nulla di lui e senza curarsene troppo. Fino al 1933, quando quel suo vicino, Adolf Hitler, viene nominato cancelliere del Reich e la sua vita, così com’era prima, finisce: ciò che fino ad allora gli era sembrata un’avventura si trasforma in un incubo, tra rappresaglie, arresti e fucilazioni.
In questo libro unico lo storico  Edgar Feuchtwanger ripercorre la sua infanzia vissuta nel pieno del fervore culturale e artistico della Germania di Weimar, fino alla tragedia del nazismo e delle persecuzioni razziali.

Italia sorvegliata speciale



Eric Frattini, "Italia sorvegliata speciale. I servizi segreti americani e l'Italia (1943-2013" (Ponte alle Grazie, pagg. 736)

Lo scandalo Datagate, che ha fatto luce sui complessi e insidiosi sistemi di spionaggio della National Security Agency statunitense, mostra fino a che punto il Grande Fratello sia ormai diventato realtà e come l’Italia, al pari di altre potenze, non sia stata in grado di sottrarsi al «grande orecchio» predisposto dall’altro lato dell’Atlantico. Eppure, per il suo ruolo strategico nel Mediterraneo, per la presenza del più grande partito comunista d’Occidente e per mille altre ragioni l’Italia è sempre stata una «sorvegliata speciale» dei servizi americani, probabilmente più di ogni altro paese alleato. Lo dimostra, in maniera più approfondita ed estesa di quanto sia mai stato fatto in passato, questainchiesta di Eric Frattini.

Da profondo conoscitore della CIA, l’autore ha rintracciato e studiato centinaia di rapporti segreti, la maggior parte dei quali inediti, dai vecchi e mal ridotti dattiloscritti ai più recenti report e cablogrammi, che già dal primo dopoguerra descrivevano, commentavano e analizzavano minuziosamente tutti gli aspetti della vita politica, economica e sociale del nostro Paese. E gli agenti segreti statunitensi non hanno peli sulla lingua, quando si tratta di riferire dei misteri che circondano il rapimento e la morte di Moro, delle lotte intestine all’interno della DC, della condiscendenza di Berlusconi alla volontà degli americani o del leader libico Gheddafi, dei militanti «di buona famiglia» delle Brigate Rosse, dell’ascesa e della caduta di Bettino Craxi. Un avvincente viaggio a ritroso, dalle rivelazioni più recenti all’«Italia stanca di guerra» del 1945, ricco di inaspettate e sconcertanti rivelazioni.

Il popolo del Duce



Christopher Duggan, "Il popolo del Duce. Storie emotiva dell'Italia fascista" (Laterza, pagg. 530)

Migliaia di lettere, poesie, disegni, pitture, fotografie, diari arrivano ogni giorno alla segreteria del Duce e raccontano l’Italia sotto la tragica fascinazione di un dittatore carismatico.

Durante il ventennio migliaia di italiani impugnarono la penna per scrivere al loro capo carismatico. I mittenti erano di tutte le estrazioni sociali ed età. Erano soldati, contadini, massaie, bambini, preti, studenti, artigiani. Molti scrivevano per chiedere un aiuto economico, ma in moltissimi per esprimere al loro leader ammirazione incondizionata, fino al desiderio amoroso o all’adorazione religiosa: per tanti il culto del Duce non fu soltanto il prodotto della propaganda ma un attaccamento profondamente sentito.
La straordinaria relazione intima che moltissimi italiani intrattennero con Mussolini racconta una storia emotiva dell’Italia fascista che corre sotterranea e parallela lungo i binari degli avvenimenti storici.

I sonnambuli



Christopher Clark, "I Sonnambuli. Come l'Europa arrivò alla Grande Guerra" (Laterza, immagini, pagg. 716)

1914. Re, imperatori, ministri, ambasciatori, generali: chi aveva le leve del potere era come un sonnambulo, apparentemente vigile ma non in grado di vedere, tormentato dagli incubi ma cieco di fronte alla realtà dell’orrore che stava per portare nel mondo.

La mattina di domenica 28 giugno 1914, l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono austro-ungarico, e sua moglie Sofia arrivarono in treno a Sarajevo e salirono a bordo di un’autovettura, imboccando il lungofiume Appel, per raggiungere ilmunicipio. Non apparivano affatto preoccupati per la loro sicurezza. Venivano da tre giorni di soggiorno nella cittadina di vacanze di Ilidze, dove non avevano incontrato che facce amiche. Avevano perfino avuto il tempo per un’imprevista visita al bazar di Sarajevo, dove avevano potuto muoversi senza essere disturbati nelle viuzze affollate di gente. Non sapevano che Gavrilo Princip, il giovane serbo bosniaco che li avrebbe uccisi solo tre giorni dopo, era anch’egli nel bazar, intento a seguire i loro movimenti.

Anche l’Europa si avviava inconsapevole al dramma. Non sapeva di essere fragile, frammentata, dilaniata da ideologie in lotta, dal terrorismo, dalle contese politiche. Così l’atto terroristico compiuto con sconcertante efficienza da Gavrilo Princip ai danni dell’arciduca ha un esito fatale: la liberazione della Bosnia dal dominio asburgico e l’affermazione di un nuovo e potente Stato serbo, ma anche il crollo di quattro grandi imperi, la morte di milioni di persone e la fine di un’intera civiltà.

lunedì 20 gennaio 2014

La farsa della detrazione fiscale sui libri

La storia della detrazione fiscale del 19% per gli acquisti di libri è una grandissima farsa, l'ennesima presa in giro degli italiani da parte di una classe politica allucinante
Spiego tutto qui:
http://www.lintraprendente.it/2014/01/la-grande-beffa-delle-detrazioni-di-letta-per-incentivar-la-lettura/

sabato 18 gennaio 2014

Incontro in libreria: Sergio Introini



Oggi (sabato 18 gennaio), alle ore 18.00, Sergio Introini presenta presso la Libreria Torriani di Canzo il libro "Batuffoli d'amore per nostra Madre Terra. Un percorso per non nuocere all'ambiente"

[i proventi del libro sono interamente devoluti a Health and Teaching Onlus, associazione che sostiene progetti sanitari in Paesi in via di Sviluppo]

Flavio Fergonzi - Filologia del '900



Flavio Fergonzi, "Filologia del '900. Modigliani, Sironi, Morandi, Martini" (Electa, immagini, pagg. 272)

Negli ultimi tempi le più interessanti ricerche sull’arte italiana di inizio '900 hanno rivolto principalmente la loro attenzione al contesto, la complessa e affascinante rete tra artisti, istituzioni e politiche culturali. Fergonzi ha voluto invece ritornare sulla centralità delle opere ponendosi domande sulle loro fonti visive, sull’iter formale che ha accompagnato la loro esecuzione, sulla loro messa in sequenza all’interno del catalogo degli artisti. 

Per il Modigliani scultore l’autore ha cercato di comprendere il significato della lunga preparazione grafica delle teste e delle cariatidi; e ha proposto una sequenza esecutiva di queste ultime che le spiegasse all’interno delle proposte della coeva avanguardia parigina. Su Sironi ha provato a ritrovare un filo conduttore per il 1919, l’anno cruciale della virata metafisica e di un lavoro apparentemente dispersivo e incoerente. Su Morandi ha indagato, in modo lenticolare, i processi inventivi che presiedono alla sua pittura sulla scorta delle sue passioni visive. Per Martini si è misurato con una delle questioni chiave della sua poetica, le ragioni di una ispirazione fondata sul costante riferimento al museo.

Anthony Trollope - Orley Farm



Anthony Trollope, "Orley Farm" (Sellerio, nuova edizione integrale, due voll. indivisibili, pagg. 584 + 1156, traduzione di Cristiana Mennella, nota di Remo Ceserani)


Anthony Trollope (1815-1882) tra i grandi della letteratura inglese dell'Ottocento è il meno conosciuto in Italia, nonostante lo straordinario successo tra i lettori di lingua inglese e la fortuna più recente tra i critici.

Trollope considerava "Orley Farm" il suo romanzo migliore. È il romanzo della giustizia e dell’amore. Lady Mason, splendida aristocratica di amabile superiorità, possiede a nome del figlio una ricca tenuta vicino a Londra, Orley Farm, ereditata dal marito. Un sospetto scende su di lei, e ne offusca la preziosa reputazione sociale: aver falsificato il testamento, per assicurare al bravo figlio e a se stessa una vita all’altezza del loro buon merito.

Il lettore, guidato da una voce narrante così vittorianamente presente e onnisciente, capisce subito che la bella e nobile Lady è formalmente colpevole. Infatti lo scopo del romanzo – uno dei più perfetti romanzi giudiziari mai scritti, a parere di George Orwell –, è scoprire come alla fine l’accusata potrà cavarsela, seguendo la trama dell’accusa e la strategia della difesa, il ruolo dei testimoni, gli effetti dell’ambiente, l’influenza del carattere dei protagonisti, l’anatomia delle loro intenzioni.

La costola di Adamo



Antonio Manzini, "La costola di Adamo" (Sellerio, pagg. 296)

Secondo caso per il controverso vicequestore Rocco Schiavone nella gelida Aosta. Un personaggio fuori dagli schemi: scontroso, irritabile, trasgressivo al limite del lecito, ma con un senso della giustizia tutto suo. Una donna, una moglie che si avvicinava all’autunno della vita, è trovata cadavere dalla domestica. Impiccata al lampadario di una stanza immersa nell’oscurità. Intorno la devastazione di un furto. Ma Rocco non è convinto. E una successione di coincidenze e divergenze, così come l’ambiguità di tanti personaggi, trasformano a poco a poco il quadro di una rapina in una nebbia di misteri umani, ambientali, criminali.

Non dirmi che hai paura



Giuseppe Catozzella, "Non dirmi che hai paura" (Feltrinelli, pagg. 240)

Samia è una ragazzina di Mogadiscio. Ha la corsa nel sangue. Ogni giorno divide i suoi sogni con Alì, che è amico del cuore, confidente e primo, appassionato allenatore. Mentre intorno la Somalia è sempre più preda dell’irrigidimento politico e religioso, mentre le armi parlano sempre più forte la lingua della sopraffazione, Samia guarda lontano, e avverte nelle sue gambe magre e velocissime un destino di riscatto per il paese martoriato e per le donne somale. Gli allenamenti notturni nello stadio deserto, per nascondersi dagli occhi accusatori degli integralisti, e le prime affermazioni la portano, a soli diciassette anni, a qualificarsi alle Olimpiadi di Pechino. Arriva ultima, ma diventa un simbolo per le donne musulmane in tutto il mondo. Il suo vero sogno, però, è vincere. L’appuntamento è con le Olimpiadi di Londra del 2012. Ma tutto diventa difficile. Gli integralisti prendono ancora più potere, Samia corre chiusa dentro un burqa ed è costretta a fronteggiare una perdita lacerante, mentre il “fratello di tutta una vita” le cambia l’esistenza per sempre. Rimanere lì, all’improvviso, non ha più senso. Una notte parte, a piedi. Rincorrendo la libertà e il sogno di vincere le Olimpiadi. Sola, intraprende il Viaggio di ottomila chilometri, l’odissea dei migranti dall’Etiopia al Sudan e, attraverso il Sahara, alla Libia, per arrivare via mare in Italia.

Camilleri - La creatura del desiderio



Andrea Camilleri, "La creatura del desiderio" (Skira, rilegato, pagg. 144)

Nel 1912, un anno dopo la morte di Mahler, la sua giovane vedova, considerata la più bella ragazza di Vienna e allora poco più che trentenne, incontra il pittore Oskar Kokoschka. Inizia una storia d’amore fatta di eros e sensualità, che sfocerà ben presto in una passione tanto sfrenata quanto tumultuosa. Viaggi, fughe, lettere, gelosie e possessività scandiscono i successivi due anni, durante i quali l’artista crea alcune fra le sue opere più importanti, su tutte La sposa del vento. Ma la giovane donna è irrequieta e interrompe brutalmente la relazione. Kokoschka parte per la guerra con la morte nel cuore. Al suo rientro in patria, traumatizzato dal conflitto e ancora ossessionato dall’amore perduto, decide di farsi confezionare una bambola al naturale con le fattezze dell’amata. Questa è la sua storia.

La lingua batte dove il dente duole



Andrea Camilleri - Tullio De Mauro, "La lingua batte dove il dente duole" (Laterza, pagg. 132)

Cos’è la lingua, e cos’è il dialetto? Cosa esprimiamo con l’una e cosa esprimiamo con l’altro? In un susseguirsi di riflessioni, aneddoti e memorie, in cui trovano posto Manzoni e Gassman, Pasolini e il commissario Montalbano, Benigni e Pirandello, oscuri maestri elementari e professori di educazione fisica, poesia, romanzo e teatro, Andrea Camilleri e Tullio De Mauro raccontano come la lingua esprima chi siamo veramente. E una profonda, giusta, verità: in Italia abbiamo tante lingue.

venerdì 17 gennaio 2014

CD NOVITA'



CD, le novità in libreria:
- Bruce Springsteen, "High Hopes" (normale e deluxe edition)
- Rosanne Cash, "The River & The Thread"
- Daniel Baremboim - Vienna Philarmonic, "Concerto di Capodanno 2014 (New Year's Concert 2014 - Neujahrskonzert)"
- Iced Earth, "Plagues of Babylon"
- Cofanetto "The Complete Bud Powell" (5 cd)
- Cofanetto Caetano Veloso Platinum Collection (3 cd)
- A.A.V.V., "Je t'aime 2014" (2cd)
- Serie Love Songs: Louis Armstrong / Billie Holiday / Dave Brubeck / Miles davis / Frank Sinatra / Aretha Franklin

http://www.youtube.com/watch?v=YLulrqUyj68

http://www.youtube.com/watch?v=qO_nxlTDXQc

http://www.youtube.com/watch?v=7yLBNRyGvG8

DVD NOVITA'



DVD, le novità della settimana in libreria:

- Documentario Cinehollywood "Mankind la grande storia dell'uomo" (cofanetto 4 dvd)
- Documentario Cinehollywood "La roulette genetica. La verità sugli OGM"
- Documentario Cinehollywood "Olocausto. La fabbrica del male"
- Hong Sang-soo, "In another Country"
- Jan Kounen, "Coco Chanel & Igor Stravinsky"
- Ken Scott, "Starbuck 533 figli e...non saperlo"
RISTAMPE
- Theo Angelopoulos, "Paesaggio nella nebbia" (1988)
- Constantin Costa-Gavras, "Chiaro di donna" (1979)
- Roger Vadim, "Barbarella" (1968)
- Mario Camerini, "Gli eroi della domenica" (1952)
- Arthur Lubin, "Il fantasma dell'Opera" (1943)
- Carlo Ludovico Bragaglia, "La forza bruta" (1941) 

Annika Thor - L'isola lontana



Annika Thor, "L'isola lontana. Quadrilogia della Memoria" (Feltrinelli, nuova edizione, pagg. 608)

Uno dei più importanti romanzi per ragazzi sulla storia della persecuzione nazista, vincitore dello Jugendliteraturpreis 1999.

Estate del 1939. Due sorelline ebree austriache sono inviate dai genitori in Svezia, dove abiteranno presso due famiglie diverse su un’isola al largo di Göteborg. Steffi e Nelli pensano di rimanere lontane dai genitori per pochi mesi, ma poi scoppia la guerra, e quasi senza che se ne rendano conto passano gli anni. Alla fine del conflitto Steffi avrà ormai diciotto anni e avrà compiuto tutte le tappe della crescita – la scoperta dell’amore, del tradimento, della rabbia e del dolore dell’adolescenza – fino a diventare donna.
Un romanzo ispirato alla storia vera di un folto gruppo di bambini ebrei sfuggiti alle persecuzioni naziste e ospitati in Svezia per un lungo periodo. Le difficoltà del loro inserimento, il rapporto con le nuove famiglie, la relazione con i compagni e la nostalgia per i genitori sono i temi portanti di un’opera di straordinaria sensibilità e forza.

Keith Lowe - Il continente selvaggio



Keith Lowe, "Il continente selvaggio. L'Europa alla fine della seconda guerra mondiale" (Laterza, immagini, pagg. XVIII-498)

La seconda guerra mondiale lascia un’Europa nel caos. Un continente devastato, città intere rase al suolo, più di 35 milioni di morti. Ma la distruzione non è solo fisica: è anche sociale, politica, morale. Legge e ordine sono praticamente inesistenti. Istituzioni per noi oggi scontate, come governo e polizia, sono sparite o disperatamente compromesse. Non ci sono scuole né giornali. Non ci sono trasporti, né possibilità di comunicare. Non ci sono banche, ma tanto il denaro non ha più alcun valore. Non ci sono negozi, perché nessuno ha alcunché da vendere. Non c’è cibo. Non sembra essere nemmeno chiaro ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. La gente ruba tutto quel che vuole. Uomini in armi vagano per le strade minacciando chiunque intralci il cammino. Non c’è vergogna. Non c’è moralità. C’è solo sopravvivenza. Per le generazioni attuali è difficile figurarsi un mondo del genere, eppure ci sono ancora centinaia di migliaia di persone che hanno sperimentato proprio questo, e non in angoli sperduti del globo, ma nel cuore di quella che per decenni è stata considerata come una delle più stabili e sviluppate regioni della terra.

"Il continente selvaggio" racconta per la prima volta il lato oscuro e sconosciuto di quegli anni. È in assoluto la prima storia complessiva del periodo che va dalla seconda guerra mondiale all’inizio della Guerra fredda. È il ritratto di un’Europa dura, sconvolgente, inedita. 

Su questa pietra. Gesù, Pietro e la nascita della Chiesa



Andrea Carandini, "Su questa pietra. Gesù, Pietro e la nascita della Chiesa" (Laterza, pagg. 222)

Gesù rinominò il pescatore Simone “Kepha”, nome aramaico equivalente al greco “petra”, pietra, da cui “Petros”, Pietro. Il nuovo nome prefigurava un destino speciale.

Il mistero di Pietro, pescatore, primo apostolo, pietra angolare della Chiesa: un uomo mite, illetterato, di umana debolezza, eppure, alla morte di Gesù, capace di guidare la comunità cristiana. Da apostolo fragile a innovatore dell’orizzonte di predicazione voluto da Gesù, che estenderà fino ai ‘confini della terra’, dall’Oriente pagano greco all’Occidente incentrato su Roma. Un uomo la cui vita è costellata di momenti oscuri.

Chi era realmente Pietro? È veramente arrivato fino a Roma? L’archeologia ci aiuta a scoprire la storia del primo apostolo, dalla sua casa a Cafarnao, in Galilea, dove ospitava Gesù, fino alla sua tomba (150 d.C. circa), rinvenuta sotto l’altare maggiore della basilica di San Pietro, finora mai adeguatamente spiegata.
In questo libro il più celebre archeologo italiano, combinando l’analisi delle scritture all’indagine archeologica, ricostruisce la figura storica e umana dell’uomo cui Gesù affidò la fondazione della sua comunità.

Peter Jones-Breve storia di Roma



Peter Jones, "Breve storia di Roma. Tutto quello che avreste voluto sapere" (Bollati Boringhieri, pagg. 304)

Roma antica è qualcosa di più che un elenco da mandare a memoria di consoli, guerre, poeti e imperatori, e non è neppure soltanto una serie di versioni dal latino con cui combattere al liceo, confidando nell’ aiuto di un pesante dizionario. La Roma classica è stata tantissime altre cose, nei suoi oltre 1200 anni di storia, a partire dalla vita comune del contadino fino alla dieta quotidiana del mercante, dal salario del soldato allo scatenato tifo popolare per i gladiatori, dai lupanari all’ incredibile efficienza della sua (costosa) macchina bellica.
"Breve storia di Roma" è un libro che riporta alla vita un mondo intero, facendoci innamorare del più duraturo degli imperi antichi, dal quale tutti noi, per molti aspetti, deriviamo. I romani ci hanno dato il calendario su cui ancora ci basiamo, la lingua che parliamo e la struttura delle nostre leggi, ma quanto sappiamo veramente di loro? 

L'autore
Peter Jones ha insegnato Lettere classiche nelle università di Cambridge e Newcastle in Gran Bretagna. Autore per anni della rubrica Ancient & Modern per il giornale «Spectator», ha scritto vari manuali di latino e greco, e curato l’edizione inglese dell’Eneide di Virgilio, oltre a essere autore di Vote for Caesar, un libro sulla propaganda politica a Pompei. 
Breve storia di Roma è il suo primo libro tradotto in italiano.

giovedì 16 gennaio 2014

Savater - Piccola bussola etica per il mondo che viene



Fernando Savater, "Piccola bussola etica per il mondo che viene" (Laterza, pagg. 146)

A vent’anni dal suo più grande successo editoriale, Etica per un figlio, il grande filosofo spagnolo Fernando Savater (1947) torna a parlare con i giovani delle sfide etiche che la società, la politica di oggi e i cambiamenti tecnologici pongono loro: «Dobbiamo essere preparati, per poter essere protagonisti delle nostre vite e non semplici comparse».

Internet e i social network, il reale e il virtuale, i diritti e gli abusi di potere, le contraddizioni del capitalismo e l’attivismo politico, la forza e la debolezza della democrazia. E ancora, le questioni senza tempo come la bellezza, la morte, la solidarietà, la giustizia .Fernando Savater parla ai ragazzi di temi concreti, d’attualità e di urgenza pratica. E di come ragionare, di cosa fare, di come affrontare le scelte che il presente comporta.

martedì 14 gennaio 2014

Jordan Belfort il lupo di Wall Street



MILIARDARIO A 26 ANNI, IN ROVINA A 36: L'INCREDIBILE STORIA VERA DEL BROKER CHE VISSE DA RE
Jordan Belfort, "Il lupo di Wall Street" (Rizzoli, nuova edizione, rilegato, pagg. 602)
[da questo libro è tratto il film "The Wolf of Wall Street" di Martin Scorsese con Leonardo Di Caprio, nei cinema italiani dal 23 gennaio]

Jordan Belfort (New York 1962) negli anni Novanta ha scalato le vette del successo nel mondo della finanza, meritandosi il soprannome di “Lupo di Wall Street” e arrivando a guadagnare più di cinquanta milioni di dollari l’anno. Re indiscusso della finanza newyorchese, è stato protagonista di un clamoroso caso di frode per cui ha scontato solo 22 mesi di detenzione e un periodo in un centro di riabilitazione per tossicodipendenti, grazie alla piena cooperazione offerta all’FBI. Oggi organizza seminari motivazionali in cui condivide la sua esperienza sulle strategie di business e sull’etica degli affari. 

A Wall Street niente è impossibile, se sei giovane e affamato abbastanza. E nessuno ha più fame di Jordan Belfort, telefonista di una società di brokeraggio. Geniale e temerario, impara in un lampo l’ambigua arte di spostare mucchi di soldi e felicità, e in pochi anni diventa il broker più ricco e di successo sulla piazza, vera divinità di un mondo inquinato dai suoi stessi eccessi. La sua Stratton Oakmont è stata una delle compagnie di intermediazione finanziaria più spericolate d’America, con un fatturato di venticinque milioni di dollari a semestre. A soli ventisei anni Belfort è già multimilionario: di giorno accumula ricchezza, di notte, con la stessa abilità, spende montagne di denaro tra droghe, sesso, viaggi extralusso, Ferrari ed elicotteri personali. Ed è proprio vero, che tutto ha un prezzo: dieci anni dopo è l’FBI a far calare il sipario sulla vita travolgente e inebriante del “Lupo”.

Magatti-Gherardi. Una nuova prosperità



Mauro Magatti - Laura Gherardi, "Una nuova prosperità. Quattro vie per una crescita integrale" (Feltrinelli, pagg. 208)

La crisi attuale è un’occasione per rinnovare il capitalismo sul piano culturale e strutturale, verso una nuova fase qui chiamata “capitalismo a valore contestuale”. Il cambiamento riguarda le pratiche economiche e i modelli di business, ma anche, contemporaneamente, il modo di concepire la libertà dei soggetti e la loro realizzazione di sé.
Il nuovo modello di sviluppo che si profila combina i tratti di quattro promettenti prospettive culturali: la nuova ecologia politica di Joseph Stiglitz, Amartya Sen e Jean-Paul Fitoussi; il convivialismo, che si radica nell’antiutilitarismo di Alain Caillé; l’economia della contribuzione teorizzata da Bernard Stiegler; la generatività italiana di cui è capofila lo stesso Magatti. 

sabato 11 gennaio 2014

Il testamento di Maria (Colm Toibìn)



Colm Tóibín, "Il testamento di Maria" (Bompiani, rilegato, pagg. 114)

"Il testamento di Maria" racconta la storia della Vergine, la storia di un evento sconvolgente che ha portato a un grande dolore. Per Maria, Gesù è un figlio perduto. E ora che, anziana, vive in esilio e nella paura, cerca di mettere insieme i ricordi dei fatti che hanno portato alla sua fine. Per lei Gesù era una persona vulnerabile, da proteggere, circondato da uomini che non le ispiravano alcuna fiducia. Da lontano ha assistito al suo “successo”, fino al capovolgimento degli eventi: i giorni del processo e della passione. Quando la sua vita comincia ad acquisire la risonanza del mito, Maria decide di rompere il silenzio che circonda l’accaduto. Nel suo sforzo di dire la verità in tutta la sua complessità, emerge la sua statura morale, insieme a tutta la sua umanità di madre. 

Colm Tóibín è nato nel 1955 a Enniscorthy e ha studiato Storia e letteratura inglese all’University College of Dublin. E' considerato uno dei maggiori scrittori irlandesi contemporanei. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Sud (Fazi, 1999), Il faro di Blackwater (Fazi, 2002), The Master (Fazi, 2004), Madri e figli (Fazi, 2007), Fuochi in lontananza (Fazi, 2008). 

venerdì 10 gennaio 2014

Manhattan Folk Story



Dave Van Ronk & Elijah Wald, "Manhattan Folk Story" (Rizzoli, rilegato, pagg. 434)

[Da questo libro i fratelli Coen hanno tratto il film "Inside Llewyn Davis", "A proposito di Davis", in uscita  nei cinema italiani il 6 febbraio]

È stato colonna portante della rinascita folk degli anni Sessanta, cantautore e arrangiatore raffinato, straordinario chitarrista e cantante. È stato soprattutto una delle figure più originali sulla scena musicale americana dei Sixties, cuore pulsante del Greenwich Village, intimo amico di uno spiantato Bob Dylan ancora sconosciuto, di Joni Mitchell e di molti altri.

Nelle sue memorie, scritte poco prima di morire e edite ora per la prima volta in italiano, Van Ronk (1959-2002) ripercorre la storia di un pezzo d'America che non esiste più, quegli anni formidabili in cui i fermenti dell'arte e della musica agitavano New York e il mondo intero, prima di Blowin' in the Wind e di Woodstock, quando tutto era ancora possibile. 

sabato 4 gennaio 2014

C'era una volta il lungolago di Como (Enrico Levrini)



Enrico Levrini, "C'era una volta il lungolago. La riva di Como da Villa Olmo a Villa Geno" (Editoriale Lariana, 2 voll. in cofanetto + fascicolo su su "Il lungolago nell'era delle paratie", immagini, pagg. 272+272+16)

"Il lungolago di Como, a differenza di quelli svizzeri, come quello di Lugano, Ginevra o Losanna, o di quelli francesi, come la Promenade des Englais a Nizza, che sono stati realizzati alla fine dell’Ottocento in base a un progetto preciso e unitario, è stato costruito a pezzi, in epoche diverse, con materiali differenti e progettati da architetti e ingegneri secondo i diversi canoni architettonici del momento.
A metà Ottocento non esisteva l’idea di un lungolago. I giardini delle ville a lago arrivano a lambire la riva ed erano intervallati da innumerevoli darsene e porticcioli privati; piazza Cavour era un porto, mentre le rive ospitavano le attività più disparate, da quella delle lavandaie ai depositi della Navigazione e in seguito lo scalo ferroviario, le attività dei canottieri e degli idrovolanti e tante altre.
Alla parte centrale del lungolago, quella più conosciuta, che va dai giardini pubblici a Sant’Agostino, è stato dato un aspetto omogeneo solo nel 1899, in occasione dell’Esposizione Voltiana. Il riassetto della riva di San Giorgio, su cui sorge la 'Cittadella dello Sport' con le sue costruzioni in stile razionalista, risale agli anni Trenta, mentre la passeggiata che porta a Villa Geno è stata inaugurata negli anni Quaranta e quella di Villa Olmo è stata completata negli anni Sessanta. Un lavoro disomogeneo, realizzato nel corso di un secolo, e un vero catalogo di stili architettonici, che tuttavia, proprio nella sua discontinuità, ha un fascino tutto speciale.
Attività importanti si sono conservate in edifici e siti perfettamente adatti all’impiego che tuttora ne viene fatto. Basti pensare agli alberghi in stile Belle Époque prossimi a Piazza Cavour o alla città razionalista, che offre un’immagine di slancio verso il futuro e di attività per la gioventù, o all’hangar, oggi come allora perfetto ricovero per idrovolanti, o alla stazione della funicolare e ai giardini a lago, che rispecchiano la visione di graziosità legata ai luoghi pubblici tipica della fine dell’Ottocento. Il lungolago è un importantissimo interfaccia tra tutto ciò che sta su terra e l’universo di acqua che sta oltre, con le sue ricchezze e seduzioni, i suoi particolari mezzi di trasporto, le speciali attività che vi si svolgono. È una frontiera tra due mondi che racconta infinite storie, su cui i nostri predecessori hanno vissuto e oggi noi viviamo una parte importante della nostra vita. Conoscere la storia del lungolago, oltre che piacevole, è importante, perché ci aiuta ad attribuire a questa striscia di terra e acqua il giusto valore e ci incita a preservarne le caratteristiche"