VENDITA LIBRI, CD, DVD, VINILI, BLU RAY / bonus 500 euro CARTA DEL DOCENTE e 18enni / SPEDIZIONI DI LIBRI IN TUTTA ITALIA / Libreria Torriani di Luigi Torriani. La Libreria di Canzo, la Libreria del Triangolo Lariano Canzo (COMO), via Brusa 6/8 Tel. 031670264 / Cell. 3488227468 / Mail libreria.torriani@gmail.com / APERTA DA MARTEDì A SABATO DALLE 9 ALLE 12.30 E DALLE 15 ALLE 19.30 (GIORNI DI CHIUSURA DOMENICA E LUNEDI')
Libreria Torriani di Luigi Torriani (foto di Nicola Vicini)
giovedì 17 ottobre 2013
Alfio Caruso. Un secolo azzurro
"Mi piacciono gli italiani: vanno alla guerra come fosse una partita di calcio e vanno a una partita di calcio come fosse la guerra."
Winston Churchill
Alfio Caruso, "Un secolo azzurro. Cent'anni di Italia raccontati dalla nazionale di calcio" (Longanesi, rilegato, pagg. 594)
Edoardo Agnelli che nel 1925 spiega a Mussolini come l’apertura nel campionato di calcio ai figli degli espatriati in America possa costituire il primo passo della futura espansione politica: comincia l’epopea degli oriundi. Il duce che interviene per garantire alla nazionale i favori di un arbitro svedese, fascista, designato per dirigere (caso unico nella storia) la semifinale e la finale del mondiale 1934. L’assoluta sicurezza di Pozzo nel guidare gli azzurri allo stesso modo in cui aveva guidato gli alpini nelle trincee della prima guerra mondiale. La seconda vittoria nel mondiale 1938 che apre la strada alle infami leggi razziali. Il secco 3-0 dell’Ungheria sull’Italia nel 1953 utilizzato dal Pci di Togliatti per magnificare, in vista delle elezioni, la superiorità della società comunista su quella occidentale. Gli intrighi della P2 per assicurare alle tv di Berlusconi la trasmissione del Mundialito in Uruguay. L’ascesa politica del Cavaliere favorita dai trionfi del Milan.
Sono soltanto alcuni episodi e retroscena che hanno accompagnato cent’anni di storia patria (dal 1910 al 2010) raccontati dall’osservatorio della squadra azzurra di calcio. Alfio Caruso descrive l’inestricabile intreccio che ha legato il pallone alla realtà politica, sociale, culturale del nostro Paese. Un’epopea che ha avuto il merito di tenere unita la Nazione persino nei suoi periodi più bui. Fra trionfi, sconfitte, sospetti, delusioni, la favola del calcio continua.
Lance Armstrong. Il più grande scandalo sportivo di tutti i tempi
Reed Albergotti-Vanessa O'Connell, "Il texano dagli occhi di ghiaccio. Lance Armstrong, il Tour de France e il più grande scandalo sportivo di tutti i tempi" (Mondadori, pagg. 438)
«Ha mai fatto uso di sostanze o pratiche proibite per migliorare le prestazioni sportive?» Per quindici anni, a questa domanda Lance Armstrong ha risposto invariabilmente e testardamente: «No». Nel gennaio 2013, tuttavia, milioni di americani sono rimasti pietrificati di fronte alla sua confessione, fatta durante un’intervista televisiva rilasciata a Oprah Winfrey, e alla conseguente e drammatica caduta di uno degli atleti più osannati d’America, trasformato nel giro di poche ore da eroe in truffatore. In realtà, la confessione pubblica di Lance Armstrong ha suscitato molti interrogativi e non ha affatto sollevato il velo sulle complicità e le connivenze che hanno permesso all’atleta di tenere in scacco per tanti anni organizzazioni antidoping, giornalisti e appassionati
di ciclismo. Né Lance ha mostrato segni di pentimento, sostenendo anzi che il doping è una prassi comune negli sport di resistenza.
Reed Albergotti e Vanessa O’Connell, giornalisti del «Wall Street Journal», cercano in queste pagine di andare oltre quella confessione e di scoprire – grazie a conversazioni, documenti, testimonianze e interviste – chi sia veramente Lance Armstrong: una straordinaria combinazione di talento atletico, forza di volontà, ambizione. E cosa lo abbia motivato nelle sue scelte di uomo e di sportivo, dai tormentati anni dell’adolescenza all’incredibile guarigione dal cancro, dalla fondazione dell’istituzione benefica Livestrong fino alle strepitose sette vittorie consecutive al Tour de France, oggi cancellate dall’albo d’oro della Grande Boucle. I due giornalisti, che da anni seguono le vicende della US Postal, la squadra di Armstrong, mettono a fuoco l’intreccio inedito e inquietante di interessi milionari che fa da sfondo al mondo del ciclismo professionistico: la loro inchiesta getta infatti luce su coinvolgimenti insospettabili, da uomini di affari a politici influenti, e sulle sorprendenti connessioni con il mondo del business.
N
el racconto sfilano una miriade di personaggi: dagli ex compagni di squadra come Floyd Landis, che per primo ha rotto il muro dell’omertà sul doping, alla massaggiatrice Emma O’Reilly, che ne ha confermato le dichiarazioni; dal preparatore atletico Michele Ferrari, accusato di spingere all’uso di sostanze proibite, al direttore sportivo Johan Bruyneel che quell’uso ha avallato; fino a Travis Tygart che, a nome dell’agenzia antidoping statunitense, si è battuto senza mai arrendersi e con i pochi mezzi a disposizione – vero Davide contro Golia – per smantellare quel raffinato e blindatissimo sistema di corruzione, spionaggio e tecnologie all’avanguardia che ha permesso ad Armstrong prima di entrare nella leggenda e, qualche anno dopo, di diventare il simbolo di uno dei più grandi scandali nella storia dello sport.
Robin Dunbar. Amore e tradimento
Robin Dunbar, "Amore e tradimento" (Raffaello Cortina, pagg. 304)
Innamorarci è una delle cose più strane che ci possano accadere. Ma cosa succede dentro di noi quando, in una stanza affollata, un’unica persona magnetizza il nostro sguardo? E in che modo le relazioni d’amore differiscono da quelle con i fratelli o gli amici?
In genere, si cercano risposte a queste domande nella poesia, nella musica o in conversazioni rese fluide dall’alcool, la più famosa delle quali è stata descritta da Platone più di duemila anni fa. Robin Dunbar, professore di Antropologia evoluzionistica all'Università di Oxford, passa in rassegna le molteplici sfumature dell’amore romantico, evidenziando le basi biologiche e evoluzionistiche dell’intenso sentimento che lega due persone.
Pink Freud. Psicoanalisi della canzone d'autore
Angelo Villa, "Pink Freud. Psicoanalisi della canzone d'autore da Bob Dylan a Van De Sfroos" (Mimesis, pagg. 286)
"(...) E' per questa ragione che la canzone mal si accorda con la solitudine, disdegna quel a tu per tu con la parola che, al contrario, la poesia ricerca. La canzone non abbandona il soggetto, non abbandona la parola. Non gli ricorda la traccia di quest'esilio, anche quando lo canta, perché si offre di lenirne il dolore per il tramite della canzone stessa. Come una terapia, la più spontanea, la più immediata"
Davico Bonino. Incontri con uomini di qualità
Guido Davico Bonino, "Incontri con uomini di qualità. Editori e scrittori di un'epoca che non c'è più" (il Saggiatore, pagg. 392)
Fra il 1961 e il 1977 Guido Davico Bonino (1938- ) ebbe l’occasione di dialogare e confrontarsi con colleghi, intellettuali, autori che oggi, a più di quarant’anni dai fatti narrati in questo libro, rappresentano il cuore della cultura italiana ed europea del Novecento. Montale, Pasolini, Morante, Sciascia, Gadda, Ginzburg, Fenoglio, De Filippo…
Furono gli anni in cui, giovanissimo, Guido Davico Bonino lavorò all’Einaudi. Suo coach era Italo Calvino, con cui nei primi tempi condivise l’ufficio e che fu il destinatario delle sue molte domande, che spaziavano dai mestieri dell’editoria alle curiosità sugli scrittori che passavano da via Biancamano.
Insieme a Calvino c’erano Giulio Bollati, fervido ideatore di sempre nuovi progetti editoriali, ma anche Norberto Bobbio, Massimo Mila, Elio Vittorini.
Molti degli incontri che Davico Bonino rievoca in questo libro hanno l’aura di tante piccole epifanie, colme di sorprese e rivelatrici di aspetti singolari della personalità e dell’opera di «uomini di qualità»: Adorno filosofo galante, Barthes analista e vittima della seduzione amorosa, Beckett cultore della pittura classica italiana, Fellini ossessionato dallo spiritismo, Ionesco nemico di qualunque ideologia, Nabokov cacciatore e collezionista di farfalle, Foucault maieuta degli studenti ribelli, Perec uomo-labirinto di sogni e ricordi, Queneau infaticabile vagabondo nel cosmo della scrittura, Marguerite Yourcenar aristocraticamente simpatizzante per il Maggio ’68.
mercoledì 16 ottobre 2013
Tom Mueller. Extraverginità
Tom Mueller, "Extraverginità. Il sublime e scandaloso mondo dell'olio di oliva" (Edt, prefazione di Milena Gabanelli, pagg. 258)
Nel campo della saggistica e dei libri-inchiesta, uno dei migliori libri letti nella mia vita, anche per la qualità della scrittura
Qui la mia recensione per il sito Universofood: http://www.universofood.net/2013/10/18/extraverginita-di-tom-mueller-in-un-libro-tutte-le-truffe-e-gli-scandali-nella-filiera-dellolio-doliva/
martedì 15 ottobre 2013
Adelphiana 1963-2013
A.A.V.V., "Adelphiana 1963-2013" (Adelphi, immagini, pagg. 784)
Il grande volume celebrativo per i cinquant'anni di Adelphi.
Qui un mio articolo sui cinquant'anni di Adelphi: http://www.lintraprendente.it/2013/10/cara-adelphi-tanti-auguri-e-un-consiglio-diventa-meno-snob/
"Questa volta la sfida è stata di attraversare, passo per passo, una selva di più di duemila titoli, lasciandovi filtrare l'aria del tempo. Così abbiamo cercato di comporre un libro da leggere e guardare da cima a fondo, come fosse una lunga storia a puntate. E insieme un libro dove si può entrare o uscire da qualsiasi parte, magari con qualche sensazione di smarrimento da porte girevoli"
(Roberto Calasso)
Nina Cassian. C'è modo e modo di sparire
"Viaggiavo in piedi / eppure nessuno mi offrì il posto / anche se ero di almeno mille anni più anziana, / anche se portavo, ben visibili, i segni / di almeno tre gravi malanni: / Orgoglio, Solitudine e Arte"
Nina Cassian, "C'è modo e modo di sparire. Poesie 1945-2007" (Adelphi, pagg. 304)
Ultima figura emblematica di una ormai classica tradizione modernista, erede e testimone di quel fecondo ambiente romeno di cui facevano parte Brâncusi e Tzara, Ionesco, Eliade e Cioran, e come loro inevitabilmente esule, Nina Cassian (1924- ) ha percorso un tragitto artistico e umano singolare come la sua persona. Nel 1985, già titolare di una lunga carriera di successo (con qualche strappo al morso del regime), durante un soggiorno negli Stati Uniti finisce nel mirino della polizia, che ha scoperto certi suoi testi a dir poco caustici contro la politica e i politicanti del Paese: decide allora di non tornare in patria e chiede asilo politico. Qui, sostenuta e tradotta da vari poeti americani, rinasce a nuova vita. E la scelta, la riproposta, la traduzione, a volte la vera e propria ricreazione delle poesie romene precedenti l'esilio, nonché la stesura di nuovi componimenti – in romeno prima, e dopo qualche anno anche in inglese –, alimenteranno un corpus che non ha riscontri, né rivali, nell'odierno panorama poetico internazionale.
Mordecai Richler. Joshua allora e oggi
Mordecai Richler, "Joshua allora e oggi" (Adelphi, pagg. 472)
Quasi nulla piace ai lettori di Mordecai Richler quanto addentrarsi nell'albero genealogico di Barney Panofsky, sperando prima o poi di imbattersi nel vero progenitore romanzesco di uno dei personaggi più amati degli ultimi anni. Bene, con questo libro del 1980 la singolare caccia all'uomo iniziata, in Italia, tredici anni fa può considerarsi conclusa.
Entra Joshua Shapiro, scrittore e giornalista di successo ricoverato in ospedale dopo la misteriosa sparizione dell’amatissima moglie, e dopo essere stato coinvolto in un clamoroso scandalo di natura sessuale. Nello stato confusionale in cui si trova, Joshua non è in grado di dire quale delle innumerevoli voci che circolano sul suo conto sia fondata, e quale invece debba considerarsi una calunnia. Per riuscirci, dovrà infatti andare molto indietro nel tempo, fino a un'infanzia affidata in parti uguali alla madre, nota nella zona di St. Urbain Street per i suoi spogliarelli, e al padre, un pugile a riposo e furfante in attività, molto ansioso di trasmettere al figlio i segreti del suo (secondo) mestiere. Cominciando dall'inizio – attraverso gli anni, le donne, gli amici, e la solita, incontenibile frenesia vitale – Joshua riuscirà, a modo suo, a comporre il rompicapo. Sarà una ricerca movimentata e molto lunga, per lui: ma per il lettore, come sempre e anche di più, persino troppo breve.
sabato 12 ottobre 2013
Michel Pastoureau. Verde storia di un colore
"Per lungo tempo difficile da produrre, e ancor più da fissare, il verde non è soltanto il colore della vegetazione: è anche, e soprattutto, quello del destino. Chimicamente instabile nella pittura come nella tintura, è stato associato nel corso dei secoli a tutto ciò che era mutevole, effimero e volubile: l’infanzia, l’amore, la speranza, la fortuna, il gioco, il caso, il denaro. Solo nell’epoca del Romanticismo è divenuto definitivamente il colore della natura, e in seguito quello della libertà, della salute, dell’igiene, dello sport e dell’ecologia. La sua storia in Occidente è anche quella di un capovolgimento di valori. Dopo essere stato a lungo in disparte, malvisto o respinto, oggi si vede affidare l’impossibile missione di salvare il pianeta."
Michel Pastoureau, "Verde. Storia di un colore" (Ponte alle Grazie, immagini, pagg. 240)
E questa la chiami arte?
Will Gompertz, "E questa la chiami arte? 150 anni di arte moderna in un batter d'occhio" (Electa, pagg. 432)
Dalle ninfee di Monet ai girasoli di Van Gogh, dal barattolo di zuppa Campbell di Warhol al pescecane di Damien Hirst l'autore racconta le storie nascoste dietro ogni capolavoro, rivela la vita e perfino aspetti sconosciuti di artisti famosissimi anche attraverso dialoghi immaginati. Così Manet incontra Cezanne, Monet parla con Degas, Matisse ha un litigio con Picasso...
Scopriremo come l'Arte concettuale non è spazzatura, Picasso è un genio (ma Cezanne ancora meglio), Pollock non è solo pittura a goccia, il cubismo non ha cubi, il Pisciatoio di Duchamp ha cambiato il corso dell'arte, e un bambino di 5 anni non potrebbe veramente realizzarlo.
Economix
Michael Goodwin, "Economix" (Gribaudo, pagg. 300)
Sono in molti a discutere di economia, ma quanti sanno veramente di che cosa parlano? Come può chi non ha fatto studi specifici comprenderne i meccanismi e stare al passo con i tempi?
Michael Goodwin si è posto gli stessi interrogativi e ha elaborato una soluzione brillante e innovativa: esplorare lo sviluppo del pensiero economico in chiave umoristica e in una veste assolutamente inedita, il FUMETTO. Un excursus storico che esplora l’economia dalle sue origini fino ai giorni nostri, con uno sguardo anche agli scenari futuri. Una guida agile e autorevole che, grazie alla sua formula originale, rende l’economia una materia interessante e comprensibile.
La disfatta del Nord. Corruzione, clientelismo, malagestione
Filippo Astone, "La disfatta del Nord. Corruzione, clientelismo, malagestione" (Longanesi, pagg. 416)
Nel 1994 la nuova classe dirigente leghista e berlusconiana calava su «Roma Ladrona» con il preciso intento di risolvere la questione settentrionale e con essa tutti i mali del Paese. Celebrando le virtù del libero mercato, del lavoro e dell’imprenditoria, il nuovo potere nordista proclamava di voler cancellare decenni di centralismo, inefficienza e corruzione partitocratica. A vent’anni di distanza non solo i leader del Nord non hanno imposto i loro presunti valori al resto d’Italia ma paiono averli dimenticati. Alla meritocrazia si è sostituito il nepotismo, alla concorrenza i favori personali, al libero mercato i sistemi di potere foraggiati con i soldi pubblici, all’austera operosità borghese una sfacciata rincorsa alle ricchezze, all’onestà i legami più o meno consapevoli con la criminalità organizzata.
Amos O. Gli ebrei e le parole
Amos Oz - Fania Oz-Salzberger, "Gli ebrei e le parole. Alle radici dell'dentità ebraica" (Feltrinelli, pagg. 240)
Perché le parole sono così importanti per così tanti ebrei?
Il romanziere Amos Oz e la storica Fania Oz-Salzberger si avventurano lungo le varie epoche della storia ebraica per spiegare la fondamentale relazione che esiste tra gli ebrei e le parole. Mescolando narrazione e studio, conversazione e argomentazione, padre e figlia raccontano le storie che stanno dietro ai nomi, ai proverbi, alle dispute, ai testi e alle barzellette più duraturi dell’ebraismo. Secondo loro, queste parole compongono la catena che lega Abramo agli ebrei di tutte le successive generazioni. Usando come cornice per la discussione questioni quali la continuità, le donne, l’atemporalità, l’individualismo, i due Oz entrano in contatto con personalità ebraiche di ogni tempo, dall’anonimo, forse femminile, autore del Cantico dei Cantici, passando per oscuri talmudisti, fino agli scrittori contemporanei.
Suggeriscono che la continuità ebraica, persino l’unicità ebraica, non dipende da alcuni luoghi essenziali, monumenti, personalità eroiche o rituali, ma dalle parole scritte e da un confronto che si perpetua tra le generazioni.
Papa Francesco-Eugenio Scalfari. Dialogo tra credenti e non credenti
Papa Francesco-Eugenio Scalfari, "Dialogo tra credenti e non credenti" (Einaudi, rilegato, pagg. 178)
Il libro raccoglie i testi dell'articolo di Eugenio Scalfari "Le risposte che i due Papi non hanno ancora dato" (uscito su la Repubblica il 7 luglio 2013) e del successivo articolo di Scalfari "Domande di un non credente al Papa chiamato Francesco (la Repubblica, 7 agosto 2013), la risposta di Papa Francesco "La verità non è mai assoluta" (la Repubblica, 11 settembre 2013) con il commento di Scalfari "La pecora smarrita" (la Repubblica, 11 settembre 2013), l'intervista di Scalfari a Papa Francesco "Così cambierò la Chiesa" (la Repubblica, 1 ottobre 2013), e contributi, note e commenti alla vicenda di: Vito Mancuso, Joaquín Navarro Valls, Umberto Veronesi, Adriano Prosperi, Enzo Bianchi, Mariapia Veladiano, Julián Carrón, Guido Ceronetti, Hans Küng, Massimo Cacciari, Gustavo Zagrebelsky, Leonardo Boff, Matthew Fox.
Gianfranco Ravasi. La Bibbia in un frammento
Gianfranco Ravasi, "La Bibbia in un frammento. 200 porte all'Antico e al Nuovo Testamento" (Mondadori, rilegato, pagg. 346)
La Bibbia è "un arcobaleno di testi, di parole, di frasi, di idee, di simboli, di figure, di temi che nascono dall'opera di una folla di autori appartenenti a un arco di tempo di un millennio. Eppure, dietro a questo spettro multicolore, la teologia intravede una voce unica, profonda, misteriosa, costante, quella del Dio che rompe il silenzio della sua trascendenza e del suo mistero".
Da questa fondamentale unità dell'universo biblico prende le mosse la sfida del cardinale Gianfranco Ravasi: acquisire una visione d'insieme di tutte le Scritture leggendo una selezione di passi, rigorosamente collegati al loro contesto. Dalla Genesi all'Apocalisse, dai Libri storici ai Vangeli e alle Lettere Apostoliche, il racconto biblico è restituito da Ravasi in tutta la sua forza espressiva, nelle innumerevoli iridescenze di significato e di bellezza. Si potranno rivivere e approfondire così alcuni degli episodi più conosciuti e amati delle Scritture. Ma sarà possibile anche scoprire autentiche gemme nascoste tra le pieghe delle pagine bibliche. Il commento di Ravasi è anche una riflessione corale grazie alle citazioni di scrittori, artisti, filosofi che contribuiscono a illuminare e attualizzare il senso più profondo della Parola. In ogni passo l'autore ci aiuta a cogliere l'impareggiabile intreccio di umano e divino, di storia e di eternità, che fa della Bibbia un tesoro inestimabile della cultura mondiale.
Nuto Revelli. Il popolo che manca
Nuto Revelli, "Il popolo che manca" (Einaudi, rilegato, pagg. X-246)
In un inedito racconto corale "Il popolo che manca" presenta le testimonianze piú suggestive - dal valore letterario e antropologico insieme - della antica vita agropastorale raccolte da Nuto Revelli (1919-2004).
Erano gli anni dell'industrializzazione accelerata e dello spopolamento di intere aree delle campagne del Nordovest e delle montagne alpine in cui si consumò un vero e proprio «genocidio culturale», come è stato definito, distruggendo in poco tempo mondi secolari, comunità, tradizioni e paesaggi.
Nel percorso tracciato dal "Popolo che manca" si è scelto di riunire le memorie piú profonde (talune integralmente inedite) dell'insieme dei protagonisti dell'epopea revelliana (i contadini del Mondo dei vinti ma anche le donne dell'Anello forte), con l'intento di fissare, entro una maglia piú larga possibile, l'intera gamma delle forme (talvolta anche crudeli) della vita quotidiana del tempo: segnata da poveri sogni di esistenze dominate dalla precarietà alimentare e dalla paura, e tuttavia forte, in parallelo, di saperi e di elaborate pratiche di sopravvivenza consolidate nei secoli.
Sono racconti stranianti che ricostruiscono il mondo del lavoro, la medicina popolare, il gioco d'azzardo, il regime alimentare, il parto e le pratiche matrimoniali consegnandoci, insieme, un universo di valori e convinzioni etiche popolato non meno di visioni ultraterrene, sacre e profane: disseminato, come è, di streghe, le masche, preti stregoni con i «libri del comando» e folletti dai nomi colorati (il ciulest).
Alfabeto Poli
Paolo Poli (a cura di Luca Scarlini), "Alfabeto Poli" (Einaudi, rilegato, pagg. 176)
«Sono partito col piede sinistro fin dalla piú tenera età».
«Finché il cuore sanguina, è ancora vivo».
«Non sono poi cosí omosessuale da amare me stesso».
«Nella vita di prime volte ce ne sono venti, trenta. Ho raccontato di essere vergine per almeno una ventina d'anni».
Sin dagli esordi Paolo Poli ha guardato il mondo con lo scarto fantasmagorico di chi sa che per restituire lo spirito delle cose, per disinnescare censure e conformismo, c'è bisogno di ridere e di far ridere.
Rileggendo mezzo secolo di interviste (cartacee, radiofoniche e televisive - molte disperse, quasi introvabili), Luca Scarlini ha costruito un sillabario poetico e brillante: una sarabanda di racconti spericolati e divagazioni fulminanti, un «Alfabeto Poli», Dalla A di AGGETTIVI, ANNI TRENTA, AVANSPETTACOLO alla Z di ZEFFIRELLI, passando per CANZONETTA, DIO, ETÀ, FASCISMO, MISOGINIA, PECCATO, PINOCCHIO, RITA DA CASCIA...
venerdì 11 ottobre 2013
CD NOVITA'
Cd, le novità in libreria:
- Miley Cyrus, "Wrecking Ball"
- Korn, "The Paradigm Shift"
- Roberto Vecchioni, "Io non appartengo più"
- Rosario Giuliani-Fabrizio Bosso-Enzo Pietropaoli-Marcello Di Leonardo, "The Golden Circle"
- Lang Lang-Simon Rattle-Berliner Philarmoniker, "Sergei Prokofiev Concerto per pianoforte n. 3 / Bela Bartok Concerto per pianoforte n. 2"
DVD NOVITA'
Dvd, le novità in libreria:
NOVITA':
- Atiq Rahimi, "Come pietra paziente (Syngué Sabour)"
- Malcom Lee, "Scary Movie 5"
RISTAMPE:
- Franco Zeffirelli, "Storia di una capinera" (1993)
- Federico Fellini, "La dolce vita" (1960)
- Claude Autant-Lara (con Jean Gabin, Bourvil, Jannette Batti, Louis De Funès), "La traversata di Parigi" (1956)
- James Goldstone (con Paul Newman, Joanne Woodward, Robert Wagner), "Indianapolis pista infernale" (1969)
giovedì 10 ottobre 2013
Weinstein. Savonarola
Donald Weinstein, "Savonarola. Ascesa e caduta di un profeta del Rinascimento" (il Mulino, rilegato, pagg. 480)
Dopo più di mezzo millennio, la figura di Savonarola (1452-1498) non smette di suscitare curiosità e diffuso interesse. Frate domenicano, predicatore incendiario e apocalittico contro la corruzione del mondo e della Chiesa, arbitro della repubblica fiorentina seguita alla cacciata dei Medici nel 1494, politico accorto e moralista invasato, giustiziato come eretico, oggi egli è oggetto di un processo di beatificazione. Il volume racconta la vita e la carriera di questo controverso e carismatico profeta: formazione, peregrinazioni, azioni e idee, cercando infine di rispondere all’interrogativo posto dall’inattesa sconfessione che, sotto tortura, Savonarola dette delle sue profezie.
«Se lui fu buono, abbiàno veduto a’ tempi nostri uno grande profeta; se fu cattivo, uno uomo grandissimo, perché, oltre alle lettere, se seppe simulare sì publicamente tanti anni una tanta cosa sanza essere mai scoperto in una falsità, bisogna confessare che avessi uno giudizio, uno ingegno ed una invenzione profondissima.»
Francesco Guicciardini
L'arte del comando. Alessandro, Annibale, Cesare
Barry Strauss, "L'arte del comando. Alessandro, Annibale, Cesare" (Laterza, pagg. 356)
Tre generali, tre vite dedicate al combattimento, dieci chiavi per il successo.
Alessandro, un astro senza paragoni; Annibale, l’eroe delle cause perdute e delle battaglie perfette; Cesare, il più grande dei comandanti del mondo antico. Tre generali prodigio in campo militare, tre giocatori d’azzardo. Affrontarono imperi: nemici con eserciti molto più grandi dei loro; nemici che avevano il comando strategico del mare; e nemici che avevano il vantaggio di giocare in casa. Eppure rischiarono tutto per la vittoria. La ragione principale del loro successo stava in ciò che li accomunava: l’ambizione, l’intuito, l’attitudine al comando, l’adattabilità, l’abilità logistica, la strategia, l’uso del terrore, l’opportunismo. Ultima, dalla loro, la buona sorte.
Tutte le guerre che combatterono seguivano lo stesso schema. Tutte cominciavano con una combinazione di attacco e difesa, cui seguiva una grande vittoria in una battaglia campale. L’ultimo passo sarebbe dovuto essere quello di cogliere i frutti con un accordo di pace per il mondo del dopoguerra ma nessuno dei tre vi riuscì.
Cambiano le tattiche, cambiano le armi, ma nel corso dei secoli la guerra di per sé non muta. Capire in cosa riuscirono o dove fallirono questi tre grandi, ma non perfetti comandanti può essere utile a chiunque desideri sviluppare una strategia o debba dimostrare una capacità di leadership.
Macfarlane. Le antiche vie
Robert Macfarlane, "Le antiche vie. Un elogio del camminare" (Einaudi, rilegato, pagg. 424)
«Gli uomini sono animali, e come tutti gli animali anche noi quando ci spostiamo lasciamo impronte: segni di passaggio impressi nella neve, nella sabbia, nel fango, nell'erba, nella rugiada, nella terra, nel muschio. È facile tuttavia dimenticare questa nostra predisposizione naturale, dal momento che oggi i nostri viaggi si svolgono per lo piú sull'asfalto e sul cemento, sostanze su cui è difficile imprimere una traccia.
Molte regioni hanno ancora le loro antiche vie, che collegano luogo a luogo, che salgono ai valichi o aggirano i monti, che portano alla chiesa o alla cappella, al fiume o al mare».
Robert Macfarlane è l'ultimo, celebrato poeta della natura, erede di una tradizione che da Chaucer fino a Chatwin e Sebald è capace di trasformare una strada in una storia, un sentiero su un altopiano in un viaggio nella memoria.
Riallacciando l'ancestrale legame tra narratore e camminatore, Macfarlane compie il gesto piú semplice, eppure oggi anche il piú radicale: quello di uscire dalla sua casa di Cambridge e iniziare a camminare, a camminare e osservare, a osservare e raccontare. Battendo i sentieri dimenticati di Inghilterra e Scozia, l'antico «Camino» di Santiago, le strade della Palestina costellate di checkpoint e muri di contenimento, gli esoterici tracciati tibetani, Macfarlane riesce, come un autentico sciamano, a far parlare paesaggi resi muti dall'abitudine, a dare voce ai fantasmi che li abitano, a leggere per noi i racconti con cui gli uomini hanno abitato il mondo.
Messner. Walter Bonatti, il fratello
Reinhold Messner-Sandro Filippini, "Walter Bonatti. Il fratello che non sapevo di avere" (Mondadori, immagini, pagg. 287)
Si incontrano per la prima volta nel 2004, eppure le loro vite si erano incrociate già molti anni prima. Da ragazzo Reinhold Messner guardava a Walter Bonatti come a un modello di coraggio e integrità, e nel 1971 scoprì che gli aveva dedicato il suo libro "I giorni grandi", riconoscendolo come suo allievo e successore.
Numerosi aspetti accomunano questi due uomini che hanno realizzato molte delle più significative scalate della storia dell'alpinismo: l'approccio tradizionale senza mezzi artificiali; la ricerca della solitudine anche nelle situazioni più estreme; le accuse ingiuste, a Bonatti nella discussa vicenda del K2, a Messner dopo la spedizione del Nanga Parbat, in cui perse la vita il fratello Gùnther; infine la definitiva - per quanto tardiva - riabilitazione, quando la verità storica è stata accertata.
mercoledì 9 ottobre 2013
Vittorio Sereni. Carteggio con Luciano Anceschi
Vittorio Sereni, "Carteggio con Luciano Anceschi 1935-1983" (Feltrinelli, pagg. 384)
[in libreria anche, uscito a giugno: Vittorio Sereni, "Poesie e prose", Mondadori, pagg. 1230]
A cento anni dalla nascita di Vittorio Sereni (1913-1983) esce il volume che contiene uno degli epistolari decisivi del Sereni poeta, uomo e uomo di cultura.
Il rapporto con il filosofo e critico letterario Luciano Anceschi (1911-1995) dura quasi un cinquantennio e conta 257 missive, dagli anni universitari (complice il magistero di Antonio Banfi) all'anno della morte di Sereni, avvenuta nel 1983. Al di là dell'afflato amicale, lo scambio diventa prestissimo tessitura di considerazioni sulla poesia, sulle letture comuni, sulla singolare tensione aperta fra il critico e il poeta. Entrambi solitari o comunque appartati, disegnano attraverso questo "dialogo sulla poesia" uno dei più importanti documenti sulla cultura italiana del secondo Novecento.
martedì 8 ottobre 2013
Scrittori. Grandi autori visti da grandi fotografi
A.A.V.V. (Goffredo Fofi, a cura di), "Scrittori. Grandi autori visti da grandi fotografi" (Contrasto, rilegato, immagini, pagg. 514)
[in copertina: Truman Capote fotografato da Richard Avedon, New York, 10 ottobre 1955]
Una selezione di 250 ritratti di scrittori, dai primi del Novecento ad oggi, scelti da Goffredo Fofi e realizzati da grandi fotografi. Per ogni ritratto un testo spiega i perché di questa scelta, ricorda alcuni capolavori che hanno reso lo scrittore immortale e, quando possibile, racconta la storia dell’immagine.
"Per Henri Cartier-Bresson ritrarre uno scrittore significa cogliere del soggetto che ha davanti il silenzio interiore, tradurre in fotografia 'la personalità e non un’espressione'. Per altri, ritrarre un grande scrittore può voler dire riprendere un amico in una pausa di una battuta di caccia (Robert Capa con Ernest Hemigway) o al contrario, cogliere l’essenza trasgressiva di un giovane talento o la malinconia di un grande vecchio (Richard Avedon con Truman Capote e con W.H. Auden). In ogni caso, è sempre il risultato di un’alchimia complessa e affascinante in cui giocano attrazione, curiosità, capacità di introspezione psicologica, possibili affinità esistenziali. Nei casi più belli, è accaduto che gli scrittori – ma non solo loro, è ovvio – abbiano scoperto qualcosa di sé che ignoravano, o su cui non avevano abbastanza riflettuto, nell’immagine che di loro ha dato un fotografo che sapeva vedere. Per questo, molte delle fotografie del volume ci permettono di capire meglio e di più non solo chi era uno scrittore che ci è caro (o che detestiamo, perché no?) ma anche la misura delle sue opere, quanto dei suoi rovelli vi si è trasferito. Quanti grandi scrittori – o scrittori che hanno lasciato il segno! E quanti grandi fotografi – che hanno saputo guardarli, capirli, e consegnarli alla storia o, più semplicemente, alla nostra curiosità e al nostro ricordo" (Goffredo Fofi)
sabato 5 ottobre 2013
Filosofia. Questioni e risposte nelle parole dei filosofi
A.A.V.V., "Filosofia. Questioni e risposte nelle parole dei filosofi", Hoepli, 4 voll.:
1) "Filosofia antica" (pagg. 172)
2) "Filosofia medievale" (pagg. 140)
3) "Filosofia moderna" (pagg. 188)
4) "Filosofia contemporanea" (pagg. 188)
venerdì 4 ottobre 2013
CD NOVITA'
Cd, le novità in libreria:
- Luciano Ligabue, "Il sale della terra" (singolo, l'album esce il 26 novembre)
- Luca Carboni, "Fisico & politico"
- Gianni Morandi, "Bisogna vivere"
http://www.youtube.com/watch?v=IUWtAUKYmAQ
http://www.youtube.com/watch?v=tcUZD4PkBMs
http://www.youtube.com/watch?v=ollptTrfGxU
giovedì 3 ottobre 2013
Antonio Scurati. Il padre infedele
Antonio Scurati, "Il padre infedele" (Bompiani, pagg. 208)
“Forse non mi piacciono gli uomini.” Il giorno in cui tua moglie, all’improvviso, scoppia a piangere in cucina, è una piccola apocalisse. Uno di quei giorni in cui la tua vita va in frantumi ma giunge, anche, per un attimo, a dire se stessa. E allora Glauco Revelli, chef di un ristorante blasonato, maschio di quaranta anni, padre di una figlia di tre, va alla ricerca della propria verità di uomo. Dall’ingresso nell’età adulta, l’innamoramento, la costruzione di una famiglia, la nascita e l’accudimento di una figlia, fino al disamore della moglie (che gli si nega dal momento del parto) e al ritorno feroce degli insaziabili demoni del sesso, tutto è passato in rassegna dal suo sguardo implacabile e commosso.
Andréa del Fuego. Fratelli d'acqua
Andréa del Fuego, "Fratelli d'acqua" (Feltrinelli, pagg. 176)
Un temporale colpisce la casupola della famiglia Malaquias, sperduta fra le radure dell’enigmatico luogo chiamato Serra Morena. Al disastro sopravvivono solo i tre bambini. Questo romanzo è la loro storia: animati da un’ostinazione visionaria che ha radici nella semplicità della loro educazione, e soprattutto del loro scarno eppure profondo universo, sono destinati a intraprendere un cammino vertiginoso lungo il quale
si imbattono in fazendeiros depositari dei codici della società patriarcale, strane signore coinvolte nel traffico di neonati nella babele di una gigantesca stazione degli autobus, eccentriche suore francesi, vallate misteriose trasformate dal progresso in fantasmagorici mari interni.
Fratelli d’acqua è un romanzo che si muove nello scenario di un Brasile arcaico, apparentemente dimenticato dalla Storia e tuttavia contrapposto a una modernità sfumata e minacciosa. Attingendo alla tradizione del realismo magico e a partire da un episodio della sua storia famigliare – un raggio misterioso che cade sulla casa uccidendo i genitori e lasciando miracolosamente illesi i tre figli – Andréa del Fuego racconta il Brasile più rurale e povero.
Alessandro Mari. Gli alberi hanno il tuo nome
Alessandro Mari, "Gli alberi hanno il tuo nome" (Feltrinelli, pagg. 352)
La povertà. La povertà subita e la povertà come spoliazione. Alessandro Mari parte da questo nodo di luce e costruisce un romanzo a due strade. In una insegue la figura di Francesco d’Assisi, ne registra l’avventura interiore, ne illumina il mistero e lo scandalo, fa vibrare la poesia della sua vicenda terrena. Nell'altra si muove nel nostro tempo e racconta di Rachele e Ilario: lei psicologa in un centro per anziani, lui titolare di un’agenzia di marketing al servizio del non profit. Lei ascolta le storie di chi ha molto vissuto, si lascia toccare dal senso della fine, cerca nei suoi pazienti “a termine” una prossimità non professionale. Lui “vende la povertà” e finisce, più confuso che colpevole, per guadagnarci. Toccata così dalla vergogna, Rachele si sottrae progressivamente a quella che fino ad allora era stata la scena dei suoi affetti, del suo lavoro, della sua storia d’amore.
Julian Barnes. Livelli di vita
Julian Barnes, "Livelli di vita" (Einaudi, rilegato, pagg. 126)
«Siamo creature destinate al piano orizzontale, a vivere coi piedi per terra, eppure - e perciò - aspiriamo a elevarci. Da spettatori terragni quali siamo, qualche volta ci è dato di raggiungere gli dèi. Alcuni di noi lo fanno attraverso l'arte, altri con la religione; nove su dieci, con l'amore. Ma se è vero che possiamo elevarci, allo stesso modo rischiamo di precipitare. Non sono molti gli atterraggi morbidi»
Tre leggendari pionieri ottocenteschi rivivono fra le pagine dell'originale e struggente mescolanza di fatti e finzione che è Livelli di vita: Fred Burnaby, colonnello della cavalleria della Guardia Reale inglese e viaggiatore per terre esotiche e inesplorate, la «divina» Sarah Bernhardt, la più grande attrice di tutti i tempi a detta di alcuni, e Félix Tournachon, il caricaturista, vignettista, aeronauta e celebre fotografo ritrattista noto come Nadar.
Ad accomunarli, un'incomprimibile passione per il volo, l'impulso sacrilego a issarsi a bordo di una cesta di vimini appesa a un pallone e, affidandosi a un precario equilibrio di pesi e correnti, sganciarsi dal regno che ci è deputato per conquistare lo spazio degli dèi.
Una metafora per ogni storia d'amore. Quella immaginata fra Burnaby e Sarah Bernhardt, ad esempio - l'aria, l'assenza di vincoli, l'eccentricità, lei; la concretezza, l'avventura, la disciplina, lui. O quella, cinquantennale, fra Nadar e l'afasica moglie Ernestine. Oppure la storia d'amore, durata trent'anni e poi proseguita, fra Julian Barnes e la moglie Pat Kavanagh. Storie in cui «metti insieme due cose che insieme non sono mai state e il mondo cambia», esempi di una «devozione uxoria» che travalica ogni barriera.
mercoledì 2 ottobre 2013
I libri del dottor Mozzi (La Dieta, Le Ricette 1, Le Ricette 2)
Domanda sempre più frequente: "Hai i libri del dottor Mozzi?"
RISPOSTA: SI', HO SEMPRE AVUTO E HO SEMPRE DISPONIBILI QUI IN LIBRERIA, IN DIVERSE COPIE, I TRE LIBRI DEL DOTTOR MOZZI:
- "La dieta del dottor Mozzi" (Mogliazze, pagg. 144, euro 19)
- "Le ricette del dottor Mozzi" (Mogliazze, pagg. 104, euro 17)
- "Le ricette del dottor Mozzi 2" (Mogliazze, pagg. 96, euro 17)
Londra. Una biografia
Peter Ackroyd, "Londra. Una biografia" (Neri Pozza, pagg. 692)
Londra non è una città. I suoi vicoli sono vene, i suoi parchi polmoni. Nella nebbia, le strade di ciottoli brillano di sudore, mentre le bocche degli idranti gettano acqua come sangue da un’arteria. Le sue vecchie mura sembrano spalle enormi. I ponti che traversano il Tamigi gambe tozze e arcuate, e le luci di Westminster o le insegne di Trafalgar Square occhi sempre aperti. Negli anni c’è chi l’ha raffigurata come un giovane che sgranchisce le braccia, quasi si fosse appena svegliato, e altri che l’hanno paragonata a un mostro dalla testa enorme e dalle membra sottili. Comunque la si guardi, una cosa è certa: Londra non è una città, è un animale in costante mutazione.
Partendo da questa irrefutabile verità, Peter Ackroyd, londinese di East Acton, ha concepito il più ambizioso e originale dei progetti: ricostruire il corpo di una terra che ha quasi cinquanta milioni di anni.
La sua Londra è un saggio storico, un romanzo, un racconto gotico e, insieme, un incredibile trattato erudito. Trascinati dalla sua scrittura, ci affacciamo dal ponte di Waterloo e immaginiamo il «letto di mare dell’era giurassica» che ricopriva un tempo quelle terre; leggiamo del ritrovamento del dente di Mammoth a King’s Cross e camminiamo tra famiglie di animali estinti; riviviamo la campagna di conquista di Giulio Cesare, le guerre con i Sassoni e la nascita delle città medievali. Ci sediamo nei pub del centro, e riandiamo col pensiero ai bordelli ritratti da Charles Dickens. Saliamo sulla cupola della cattedrale di Saint Paul, e immaginiamo i tetti inghiottiti dalla nebbia di Jonathan Swift. Ci fermiamo all’incrocio tra Duke’s Place e Bevis Marks e rivediamo «l’anello di ferro» che un tempo proteggeva più di trecento acri di città, oppure scoperchiamo la «piccola botola d’acciaio» sotto Leicester Square e ci ritroviamo tre piani sottoterra, in una stazione elettrica.
Ma soprattutto passeggiamo come quotidianamente passeggia Peter Ackroyd per le strade della sua città: come un bambino in un parco giochi, con gli occhi sgranati e la bocca aperta, stupendoci continuamente, osservando strade, palazzi e alberi come se potessero raccontarci la loro storia, e, così, farci rivivere tutto daccapo.
Morti di fama. Iperconnessi e sradicati
Giovanni Arduino-Loredana Lipperini, "Morti di fama. Iperconnessi e sradicati tra le maglie del web" (Corbaccio, pagg. 144)
"Miliardi di utenti documentano, condividono, amplificano e pubblicizzano ogni istante della loro vita e delle loro attività, (...) e alimentano la loro micronotorietà attraverso blog, Facebook, Twitter e decine di piattaforme e applicazioni, sfruttando l’approvazione d’impulso tipica dei social network. (...) Rischiano di trasformarsi in ridicoli fenomeni da baraccone. (...) Il No logo è diventato Me logo, un incubo in cui milioni di persone si trasformano in brand di se stessi. (...) Meglio ci promuoviamo, più le aziende saranno interessate a contattarci per promuovere anche i loro prodotti: in cambio, quasi sempre, di un piatto di lenticchie"
http://mortidifama.tumblr.com/
Roberto Cotroneo. Betty
Roberto Cotroneo, "Betty" (Bompiani, rilegato, pagg. 194)
È il 1987. Georges Simenon vecchio e malato decide di tornare per l'ultima volta nella sua isola preferita, Porquerolles in Costa Azzurra, per trascorrere qualche settimana in una piccola villetta dentro la macchia mediterranea. Sulla stessa isola compare una giovane donna, molto bella, con uno sguardo strano, che si fa chiamare Betty, come il personaggio di un celebre romanzo di Simenon, anche se non è il suo vero nome. Poco tempo dopo l'improvvisa apparizione, Betty viene trovata in mare. Non è un suicidio. È stata assassinata. Da chi, e perché? Simenon deve improvvisarsi Maigret, e decide di scrivere in prima persona questa storia. E attraverso questo caso giudiziario, quello di una donna ossessionata dai suoi romanzi, riapre vecchie ferite, come il suicidio della figlia Marie-Jo, e indaga fino in fondo le contraddizioni della sua vita. Ci fa entrare in quel mondo di perdenti che ha descritto nei suoi libri più belli. Fino all'epilogo, davvero sconvolgente, che è un modo crudele per tirare le fila di tutto, e chiudere i conti di un'esistenza segnata da un tarlo, da una ferita che nessuno potrà mai guarire. E che non gli dà pace.
Gilda Policastro. Sotto
Gilda Policastro, "Sotto" (Fandango, pagg. 288)
Alba e Camilla condividono l'aspirazione a una carriera universitaria, ma devono scontrarsi con le logiche dei superiori, oltre che coi drammi grandi e piccoli dell'esistenza privata. La prima è più giovane, ha un talento inespresso, una certa svagatezza esistenziale. Il suo fascino sta nell'irresolutezza, nella fragilità fisica accompagnata a un'intelligenza malinconica, nell'ambizione frenata dalle debolezze sensuali. L'altra ha passato i trent'anni, è una madre con le forme da pin-up e i capelli fiammeggianti: in lei la determinazione feroce diventa arma di seduzione compulsiva e al tempo stesso di autodistruzione. L'incontro con Ludwig, il professore a fine carriera, è per entrambe l'ingaggio di una competizione fatale: tra di loro e per la conquista di un potere inafferrabile.
martedì 1 ottobre 2013
Guida pettegola al Settecento francese
Francesca Sgorbati Bosi, "Guida pettegola al Settecento francese" (Sellerio, pagg. 360)
Il gossip è nato in Francia, nel Settecento illuminista. Inteso come sistema del pettegolezzo, cioè la maldicenza e l’indiscrezione inserite in una rete ben organizzata di informazione e comunicazione ad uso innocente o perverso della gente alla moda. Sia per sapere i segreti degli altri o inventarseli, sia per far parlare di sé comunque.
Questo libro riporta e analizza centinaia di rumors o di bruits del Settecento francese, notizie brevissime che venivano pubblicate in libretti e altre forme (Espions, Chroniques, Gazettes scandaleuses). Miniature in cui, come diceva Barbey D’Aurevilly, vi è più storia che in molte pagine di libri. Tracciate spesso e volentieri da grandi scrittori – anche Voltaire –, trasmettono ai posteri atmosfere e mentalità di una Parigi spietata-con-grazia, micro racconti da dove «il vizio non importa ma una figuraccia uccide».
Sei petali di sbarre e cemento. Carcere di San Vittore 1943-1945
Antonio Quatela, "Sei petali di sbarre e cemento. Milano, carcere di San Vittore 1943-1945" (Mursia, pagg. 184)
L'occupazione di San Vittore da parte dei tedeschi dopo l'8 settembre 1943 è uno degli episodi più cupi e dimenticati della storia di Milano. Il carcere, infatti, è stato il primo campo di concentramento sorto in Italia, precedente anche a Fossoli, a Bolzano-Gries e alla Risiera di San Sabba: tra il '43 e il '45 vi furono deportati a migliaia antifascisti ed ebrei prima di essere indirizzati verso gli orrori dei campi di sterminio. A dirigere le operazioni di polizia dall'Albergo Regina era il capitano della Gestapo Theodor Saevecke, coadiuvato per la cattura degli ebrei dal maresciallo delle SS Otto Koch e per i detenuti politici dal maggiore Ferdinando Bossi dell'UPI. Le violenze, le torture e le ruberie che gli arrestati furono costretti a subire testimoniano la crudeltà gratuita dei loro aguzzini. Ma questi atroci episodi non cancellano i segni di profonda solidarietà umana che singole guardie carcerarie, medici e infermieri, suore e sacerdoti dimostrarono con la loro presenza ai prigionieri. In questo libro parlano i protagonisti che ebbero la sventura di sperimentare i bracci infernali del carcere milanese prima di finire nei lager tedeschi e di sopravvivere ad essi con tracce indelebili nel corpo e nello spirito.
La nascita dell'impero americano
Gianfranco Peroncini, "La nascita dell'impero americano. 1934-1936: la Commissione Nye e l'intreccio industriale, militare e politico che ha governato il mondo" (Mursia, pagg. 704)
Sulla scorta dei documenti e delle testimonianze prodotte dalla Commissione d'inchiesta Nye, promossa dal Senato degli Stati Uniti tra il 1934 e il 1936, l'opinione pubblica venne informata del fatto che banchieri, finanzieri e produttori avevano stretto un accordo - illecito sulla base della neutralità che era la politica ufficiale dell'amministrazione Wilson - in forza del quale tra il 1915 e il 1917 - al momento cioè dell'entrata del Paese nel conflitto - gli istituti di credito degli Stati Uniti avevano raggiunto un'esposizione nei confronti della Gran Bretagna e dei suoi alleati pari alla vertiginosa somma di 2,3 miliardi di dollari. La vittoria della Gran Bretagna diventava quindi un must per tutelare il valore patrimoniale del rischio assunto. La guerra fu così un formidabile affare per quello che decenni dopo il presidente Eisenhower nel suo discorso di commiato dalla Casa Bianca definì il military-industrial complex.
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