Libreria Torriani di Luigi Torriani (foto di Nicola Vicini)

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mercoledì 25 aprile 2012

Vita e pensieri di Antonio Gramsci 1926-1937



Giuseppe Vacca, "Vita e pensieri di Antonio Gramsci. 1926-1937" (Einaudi, pagg. 374, rilegato, euro 33).
Lo storico Giuseppe Vacca, presidente della Fondazione Istituto Gramsci di Roma, racconta la vita e l'evoluzione del pensiero di Gramsci negli ultimi dieci anni della sua vita, gli anni del carcere, dall'arresto nel 1926 fino alla morte nel '37.


"Antonio Gramsci fu un giornalista, un combattente e un pensatore politico che non ci ha tramandato 'opere', ma un'ingente mole di scritti, lettere, e il grande zibaldone dei Quaderni del carcere. È generalmente considerato un classico del Novecento, ma finora le interpretazioni del suo pensiero non avevano potuto giovarsi di una ricostruzione storica della sua biografia dopo l'arresto. La prolungata inaccessibilità di molte fonti ha favorito il fiorire di una vasta letteratura, basata su congetture che, invece di chiarire i dilemmi che lo tormentarono, li hanno resi inestricabili. Grazie a una documentazione inedita e allo studio accurato degli scritti, quest'opera ricostruisce per la prima volta l'unità di vita e pensiero di Gramsci dall'arresto alla morte, collocando le tragiche vicende della sua esistenza nella storia della 'guerra civile europea'".


"Svolgendo questa ricerca mi sono dunque proposto di contribuire a collocare Gramsci nel suo tempo. D'altronde, oggi ci si può proporre di scrivere una storia della vita e del pensiero di Gramsci non solo grazie ai documenti disponibili e al lavoro critico e filologico che abbiamo alle spalle, ma anche grazie alla distanza che ci separa dal suo tempo. A più di venti anni dalla fine del comunismo è possibile affrontare con serenità e con la pietas necessaria i drammi e i conflitti della sua vita. (...) Ho avuto il dubbio che ripercorrendo pazientemente i momenti della vita di Gramsci giorno dopo giorno potessi correre il pericolo di cadere in una 'storiografia del fatto', ma credo di averlo potuto evitare perché le sue vicende personali, siano esse esistenziali, politiche o sentimentali, scorrono sullo sfondo drammatico della grande storia (...)".

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