Libreria Torriani di Luigi Torriani (foto di Nicola Vicini)

Libreria Torriani di Luigi Torriani (foto di Nicola Vicini)

mercoledì 6 marzo 2013

Christian Kracht. Imperium




Christian Kracht "Imperium" (Neri Pozza, pagg. 192, euro 16)

All’inizio del Ventesimo secolo, il Prinz Waldemar è un poderoso e moderno piroscafo da tremila tonnellate che, ogni dodici settimane, proveniente da Hong Kong, solca l’oceano Pacifico diretto a Sydney, toccando le terre del protettorato tedesco, la Nuova Pomerania. A differenza delle colonie africane, quelle terre sono, per l’Impero di Guglielmo II, assolutamente superflue. I proventi della copra, del guano e della madreperla non bastano a coprire i costi di mantenimento di un possedimento cosí vasto sperduto in Oceania. Ma nella lontana Berlino si parla di quelle isole come di preziose perle iridescenti infilate in una collana. Attratti perciò dal loro irresistibile richiamo paradisiaco, avventurieri e sognatori di tutti i tipi si imbarcano ogni dodici settimane sul Prinz Waldemar verso i mari del Sud.

Tra questi, un giovane uomo di venticinque anni, con gli occhi malinconici di una salamandra, gracile, mingherlino, i capelli lunghi e la barba che sfiora irrequieta la casacca senza collo.
Si chiama August Engelhardt. È vegetariano e nudista, e qualche tempo fa ha scritto un libro dal titolo Eine sorgenfreie Zukunft, "Un futuro spensierato", e ora è in viaggio verso la Nuova Pomerania per acquistare della terra e avviare una piantagione di noci di cocco. Vuole diventare un piantatore, ma non per sete di profitto, bensí per un’intima, spirituale convinzione.

Dopo un processo di eliminazione che lo ha indotto a ritenere impuri tutti gli altri alimenti, Engelhardt si è imbattuto nel frutto della palma da cocco. E ha ricavato una certezza assoluta: eleggere quel frutto, che cresce rivolto verso il sole e il fulgido Signore Iddio, a unico nutrimento non è soltanto una sana scelta alimentare, ma un modo per accostarsi a Dio e al segreto stesso dell’immortalità.

Il desiderio piú grande di August Engelhardt, la sua vocazione, è perciò creare una colonia di coccovori, di mangiatori di cocco, nelle nuove terre dell’Impero.

Ispirato a una figura realmente esistita, Imperium ci trascina in un surreale turbine narrativo, dove l’avventura di Engelhardt raffigura esemplarmente il naufragio stesso dell’anima tedesca agli albori del XX secolo, e mostra la vera natura di questo romanzo: una magnifica parabola letteraria sugli abissi, sugli smarrimenti e sui pericoli insiti nell’autoaffermazione del romanticismo tedesco a partire dal XIX secolo.

Xiao Bai. Intrigo a Shangai




Xiao Bai, "Intrigo a Shangai" (Sellerio, pagg. 656, euro 16)

Shanghai negli anni Trenta vive la sua età dell’oro. È l’epoca della politica, della guerra civile tra nazionalisti e comunisti, del commercio e del contrabbando, dei traffici clandestini e delle spie. Donne fatali, avventurieri, giovani rivoluzionari, un’atmosfera elettrica e decadente, in un romanzo storico e noir che racconta una città cardine della modernità come in un affresco di Balzac.

"Fin dai tempi in cui Shanghai era diventata un porto franco, negli anni Quaranta dell’Ottocento, esisteva in città uno stile di vita nell’oscurità, completamente differente da quello delle vite quotidiane dei normali cittadini. Come un cuore palpitante, leggendario. Negli anni Trenta, avventurieri di ogni tipo vi andavano a vivere, per il rischio in se stesso, e ogni altro profitto era supplementare. Questa era l’origine vera della sua vitalità. Oggi tutto questo non esiste più". Con queste parole, Xiao Bai, ha dichiarato le intenzioni con cui ha scritto il suo romanzo: dipingere, con il pennello del noir e della storia di spionaggio, un grandioso affresco storico per fermare nella memoria la metropoli immensa che era nota, nel mondo galoppante degli anni Trenta del Novecento, come "il paradiso degli avventurieri".

Una nave attracca nel terzo porto del mondo. A bordo, Xiao Xue, un fotoreporter di padre francese e madre cinese, e la sua bellissima amante, Therese Irxmayer. Poco più in là, o poco dopo, in un attentato cade Cao Zhenwu, un uomo potente ai vertici del Partito Nazionalista. Gli era accanto la moglie Leng Xiaoman, un’ex rivoluzionaria. Xiao Xue incomincia a indagare, per un suo doppio o triplo interesse dal quale non è estranea la russa di Shanghai, Therese dagli affari, anche amorosi, sospetti. L’indagine lo impelaga sempre più in traffici di danaro e di guerre, in morti e segreti di ogni tipo, a iniziare un gioco rischioso con le autorità corrotte del controspionaggio e della polizia cinesi e occidentali, soprattutto a sfiorare Gu Fuguang, massimo leader dei rivoluzionari. Ma tutti sono spie, doppio e triplo giochisti. È in ballo il controllo della città in vista del tramonto del colonialismo. E la partita è giocata in modo sporco da tutti i contendenti: i nazionalisti, i comunisti, le triadi criminali, i colonialisti, i gruppi affaristici della borghesia compradora.

Kim Leine. Il fiordo dell'eternità




Kim Leine, "Il fiordo dell'eternità" (Guanda, pagg. 594, euro 20)

Nel 1782 Morten Pedersen Falck lascia il suo villaggio norvegese per trasferirsi nella capitale Copenaghen e dedicarsi allo studio della teologia. Pur avviato alla carriera religiosa e alla cura delle anime, il giovane Morten preferisce frequentare i corsi di medicina, affascinato dalle autopsie che si eseguono nelle cantine della facoltà. Si innamora di una ragazza di famiglia borghese, ma nelle bettole di periferia scopre anche un’attrazione ben più ambigua e viscerale mentre, al tempo stesso, un anelito religioso lo spinge, una volta divenuto pastore, a richiedere di essere inviato nella colonia danese in Groenlandia. Gli spazi sconfinati e vergini dell’isola, promessa di libertà e futuro, si trasformano in una prigione claustrofobica e intollerabile. Partito per convertire gli inuit e redimere gli eretici del Fiordo dell’Eternità, a sua volta Morten Falck cade preda del loro incantesimo.
Le certezze dogmatiche ma superficiali della teologia vengono spazzate via da una religiosità primordiale e pagana, promiscua e allucinata. Anche il momentaneo ritorno alla civiltà e alla famiglia, che culmina in un grandioso affresco dell’incendio che distrusse Copenaghen nel 1795, non può nulla contro l’attrazione per il vuoto immenso della Groenlandia. Sullo sfondo del Settecento illuminista e delle grandi rivoluzioni dell’epoca, Il Fiordo dell’Eternità è un romanzo di formazione à rebours, dove la crescita interiore e materiale dei personaggi si converte in un’irreparabile discesa agli inferi, verso gli istinti più bassi dell’uomo, la degradazione fisica e mentale, la follia: un racconto che smentisce il mito moderno della ragione, ma al tempo stesso celebra con grande potenza visionaria l’innocenza perduta dell’uomo.

Kulka. Paesaggi della metropoli della morte




Otto Dov Kulka, "Paesaggi della metropoli della morte. Riflessioni su memoria e immaginazione" (Guanda, pagg. 192, euro 17)

Lo studioso israeliano Otto Dov Kulka (1933- ), professore emerio alle Hebrew University di Gerusalemme, ha dedicato tutta la propria opera all’analisi rigorosa e impersonale dell’Olocausto e dei suoi legami con la società tedesca.
Ora, a decenni di distanza, decide di spezzare il silenzio in cui ha relegato la propria esperienza di bambino deportato ad Auschwitz (all'età di dieci anni) e di far convergere in un unico libro il dato autobiografico e quello storico, rivelando le mitologie elaborate sulla base delle proprie impressioni d’infanzia e confrontandole con la realtà dei documenti e dei resoconti altrui, e con l’immaginario comune sulla realtà dei campi di sterminio.
Auschwitz è per Kulka la Metropoli della Morte, su cui domina implacabile la Legge della Morte. Ma è anche il luogo in cui, grazie agli insegnamenti dei malati ricoverati come lui in infermeria, scopre i capisaldi della cultura occidentale, in cui coglie nel cielo primaverile squarci di bellezza assoluta, in cui intona l’Inno alla gioia a poche centinaia di metri dai forni crematori, insieme al coro dei ragazzi del "campo famiglia", l’illusoria isola di normalità creata a uso e consumo degli ispettori della Croce rossa.
Ripercorrendo i frammenti del proprio mondo interiore e i luoghi reali in cui un tempo ha vissuto, Kulka fornisce un resoconto di cosa significhi essere immersi nell’esperienza dei campi di sterminio, rinchiusi in un mondo dominato dalla Morte da cui è impensabile uscire.

Il cattivo tedesco e il bravo italiano




Filippo Focardi, "Il cattivo tedesco e il bravo italiano. La rimozione delle colpe della seconda guerra mondiale" (Laterza, pagg. 292, euro 24)

Cattivo tedesco. Barbaro, sanguinario, imbevuto di ideologia razzista e pronto a eseguire gli ordini con brutalità. Al contrario, bravo italiano. Pacifico, empatico, contrario alla guerra, cordiale e generoso anche quando vestiva i panni dell'occupante.

Sono i due stereotipi che hanno segnato la memoria pubblica nazionale e consentito il formarsi di una zona d'ombra: non fare i conti con gli aspetti aggressivi e criminali della guerra combattuta dall'Italia monarchico-fascista a fianco del Terzo Reich. A distinguere fra Italia e Germania era stata innanzitutto la propaganda degli Alleati: la responsabilità della guerra non gravava sul popolo italiano ma su Mussolini e sul regime, che avevano messo il destino del paese nelle mani del sanguinario camerata germanico. Gli italiani non avevano colpe e il vero nemico della nazione era il Tedesco. Gli argomenti furono ripresi e rilanciati dopo l'8 settembre dal re e da Badoglio e da tutte le forze dell'antifascismo, prima impegnati a mobilitare la nazione contro l'oppressore tedesco e il traditore fascista, poi a rivendicare per il paese sconfitto una pace non punitiva.

La giusta esaltazione dei meriti guadagnati nella guerra di Liberazione ha finito così per oscurare le responsabilità italiane ed è prevalsa un'immagine autoassolutoria che ha addossato sui tedeschi il peso esclusivo dei crimini dell'Asse, non senza l'interessato beneplacito e l'impegno attivo di uomini e istituzioni che avevano sostenuto la tragica avventura del fascismo.

martedì 5 marzo 2013

L'industria della carità




"Ho sentito operatori umanitari vantarsi di aver 'sfruttato bene' la situazione creata da una crisi locale per raccogliere fondi (...). Ho spulciato i bilanci delle associazioni benefiche (quando è stato possibile, in Italia curiosamente non esiste l'obbligo di renderli pubblici) per capire che fine facciano i nostri (vostri) soldi. Ho scoperto che alcune associazioni accantonano liquidità proprio come fanno le aziende. Ho appreso che talvolta pagano i loro vertici come i top manager delle multinazionali. (...) Ho capito che la povertà è un prodotto che viene venduto come altri prodotti, promuovendo costose analisi di mercato, organizzando campagne stampa, sbattendo spesso il volto di un bambino, preferibilmente affamato o sfigurato o impaurito, sullo schermo di un televisore o a tutta pagina su un quotidiano"

Valentina Furlanetto, "L'industria della carità. Da storie e testimonianze inedite il volto nascosto della beneficenza" (Chiarelettere, pagg. 256, prefazione di Alex Zanotelli, euro 13,90)


"Per salvaguardare oceani, balene, foreste, ambiente Greenpeace Italia ha utilizzato 2 milioni 349.000 euro, meno di quanto spenda per pubblicizzarsi e cercare nuovi iscritti: 2 milioni 482.000 euro (dati Bilancio 2011)"

Questo libro racconta un mondo, quello della solidarietà, di cui non si sa abbastanza. Tra sms che salvano, adozioni a distanza, partite del cuore, campagne televisive, azalee e arance benefiche, quanti milioni di euro raccolti arrivano a chi ha bisogno? La risposta che viene fuori dalle testimonianze di cooperanti italiani e internazionali e dai più recenti dati di bilancio (quando sono disponibili: in Italia non c'è l'obbligo di pubblicare un vero e proprio bilancio economico-finanziario) è che tra profit e non profit c'è ormai poca differenza. Migliaia di associazioni sono in lotta una contro l'altra per i fondi, quelle più grandi spendono milioni per promuoversi e farsi conoscere, intanto le più piccole sono schiacciate dalla concorrenza. Gli stipendi dei manager del settore non profit sono ormai uguali a quelli delle multinazionali. Ma i soldi non sono che una parte della questione, c'è molto altro da sapere. Che fine fanno i vestiti che lasciamo ai poveri? Come funziona il sistema delle adozioni internazionali? E il commercio equo e solidale? 

Bici! Le marche, i modelli e i design




Richard Moore-Daniel Benson, "Bici! Le marche, i modelli e i design più prestigiosi della storia del ciclismo" (Rizzoli, pagg. 354, rilegato, euro 30)

Spaziando lungo cent’anni di storia del ciclismo, dalle strade polverose dell’Italia di fine Ottocento alle più raffinate soluzioni tecnologiche odierne, questa bibbia delle biciclette ripercorre, con ricchezza di immagini, grafici e schede tecniche, la storia dei 49 principali produttori di biciclette che hanno plasmato questo sport. 
Il libro racconta i segreti di aziende come Colnago, Shimano e Campagnolo; descrive biciclette storiche come la Bianchi di Fausto Coppi del 1952, la Old Faithful di Graeme Obree, la Lotus di Chris Boardman o la Trek di Lance Armstrong con le farfalline di Damien Hirst; illustra con eccezionali fotografie i capolavori a due ruote di Peugeot, Gitane, Cervélo. 

sabato 2 marzo 2013

Novità dvd/documentari





Dvd/documentari, le novità in libreria:
- "Cumbre. Sfida solitaria al Grido di Pietra" (Trento Film Festival, durata 41', euro 14,99)
- "WWII la guerra aerea. Gli archivi ritrovati" (durata 90', euro 14,99)

CUMBRE – DVD
Un nuovo capolavoro del cinema di montagna, pluripremiato a livello internazionale, arricchisce la collana “Grande Alpinismo” ideata da Cinehollywood in collaborazione con il “Trento Film Festival”. Il film racconta la prima scalata solitaria sul Cerro Torre (3128 m) in Patagonia avvenuta il 26 novembre 1985.
E’ pomeriggio inoltrato, quando Marco Pedrini, grande scalatore ticinese, ricordato da tutti come un arrampicatore geniale, curioso e alla ricerca di innovazioni, incomincia la discesa dalla vetta conquistata: una splendida luna piena lo aiuta nelle manovre, permettendogli così di raggiungere alle tre del mattino le tende e gli amici. Per la prima volta il Cerro Torre è stato superato in solitaria e in giornata. Per girare le spettacolari riprese di questo film, Pedrini è tornato in vetta altre tre volte, accompagnato dal regista Fulvio Mariani, operatore, fotografo e autore di numerosi documentari d'avventura e di alpinismo, che ha seguito anche Reinhold Messner in varie spedizioni. La prima volta, i due sono saliti l’1 dicembre dello stesso anno, ma il tempo non fu favorevole, così il 12 dicembre i due raggiunsero di nuovo la cima del Torre completando le riprese della parte alta della montagna. Il 23 dicembre risalirono ancora una volta fino a più di metà via per girare altre immagini e completare così il  primo film professionale realizzato sulla “montagna maledetta”.

WWII LA GUERRA AEREA -DVD
Volando a oltre 7.000 metri di quota, a temperature prossime a 50 gradi sotto zero, gli avieri dell’8a Forza Aerea Americana combatterono un tipo di guerra che nessun altro aveva mai sperimentato e 26.000 uomini non tornarono alla base. 
Questo DVD è un documento eccezionale sulla terribile guerra aerea combattuta nei cieli d’Europa fra il 1943 e il 1944. 
È stato realizzato grazie a inediti filmati 8mm di aviatori nelle basi di Gran Bretagna e in azione sulla Germania, restaurati e trascritti in HD. Il racconto è reso ancora più avvincente dalle straordinarie sequenze a colori di combattimenti aerei dei B-17 FLYING FORTRESS, P-47 THUNDERBOLT e P-51 MUSTANG in missione su Ratisbona, Schweinfurt e Berlino.

venerdì 1 marzo 2013

G.B. Guerri. La mia vita carnale. Amori e passioni di G. D'Annunzio




Giordano Bruno Guerri, "La mia vita carnale. Amori e passioni di Gabriele D'Annunzio" (Mondadori, pagg. 236, immagini, rilegato, euro 20)

Grazie al diario (in gran parte inedito) di Amélie Mazoyer, ancella in servizio continuo che il Vate ribattezza Aélis (al lettore il gusto di scoprire il motivo licenzioso di un simile soprannome), conosceremo Gabriele d'Annunzio uomo "intero". Geisha, complice e confidente, Aélis si contende il ruolo di preferita con l'elegante musicista Luisa Baccara (Smikrà) e con la cameriera Emilia.
Aélis annota per lunghi anni con quotidiana e meticolosa precisione tutto ciò che accade nelle stanze del Vittoriale, registrando ascese e cadute delle "badesse di passaggio": Elena Sangro, celebre attrice del cinema muto, Consuelo Gomez-Carrillo (sposa, in seconde nozze, di Antoine de Saint-Exupéry), Tamara de Lempicka (una delle poche che dirà di no), Angèle Lager, Paola di Ostheim. E poi nobildonne e prostitute, ricche ammiratrici e piccole sfruttatrici.
Sembra che solo la pingue cuoca Albina, battezzata da Gabriele Suor Intingola o Suor Ghiottizia, sia stata risparmiata dai suoi assalti sessuali.
Dall'amalgama di spirito e materia, lussuria e misticismo, emergono le sue mille nature: l'appassionato giocatore del Lotto, l'ipocondriaco avvezzo a ogni genere di farmaco, l'inventore di profumi e slogan pubblicitari, il collezionista di oggetti rari, il cocainomane, l'ecologista ante litteram, l'animalista affettuoso.

Philip Roth. I fatti




Philip Roth, "I fatti. Autobiografia di un romanziere" (Einaudi, pagg. 212, rilegato, euro 18,50)

Philip Roth invia una lettera a Nathan Zuckerman - protagonista di molti suoi libri e alter-ego per eccellenza - chiedendogli se valga la pena pubblicare il testo che gli allega. Sono pagine autobiografiche che l'autore di "Pastorale americana" ha scritto a seguito di una crisi emotiva ed esistenziale che lo ha condotto a un ripensamento tanto della sua letteratura, quanto della sua vita.
L'autore si concentra su cinque snodi del suo percorso esistenziale: l'infanzia protetta e circondata dall'affetto dei genitori negli anni Trenta e Quaranta, l'educazione alla vita americana durante gli anni universitari, il tormentato rapporto con la persona piú arrabbiata del mondo ("la ragazza dei miei sogni"), lo scontro con l'establishment ebraico seguito alla pubblicazione di "Goodbye, Columbus", fino alla scoperta, negli scatenati anni Sessanta, del lato piú folle del suo talento che lo porterà a scrivere "Il lamento di Portnoy".

Jim Longhi. Woody, Cisco & me




Jim Longhi, "Woody, Cisco & me. Tre uomini in mare" (Edizioni Clichy, pagg. 384, euro 17

Avvocato, commediografo e cantante all'occorrenza, Jim Longhi racconta in questo memoir la sua esperienza, al tempo della Seconda Guerra Mondiale, in compagnia delle due leggende del folk Woody Guthrie e Cisco Houston.
L'improbabile terzetto, imbarcatosi nella Marina mercantile - nonostante le reticenze dello stesso Jim - per ben tre volte, sopravvive a tempeste, giocatori d'azzardo non propriamente raccomandabili e a due attacchi missilistici, riuscendo nel contempo a conquistare con la propria musica ufficiali, camerati e civili.
Il racconto di Longhi ci restituisce l'immagine inconsueta di un Woody Guthrie servitore della patria (come addetto alla mensa) al fianco degli eroi dello sbarco in Normandia; e aggiunge gustose sfumature a quella ormai celebre dell'autore di "This land is your land" e ispiratore di Dylan e Springsteen, sempre impegnato in prima persona per i diritti dei più deboli, dall'Oklahoma alle stive dei militari di colore, dai quartieri popolari di Palermo alla casbah di Orano.
L'avventura al fianco di Cisco e Jim sarà anche ricordata dallo stesso Guthrie, pur non così dettagliatamente, nella sua autobiografia, e soprattutto in una canzone interamente dedicata al terzetto, Seamen Three.

giovedì 28 febbraio 2013

Benedetto XVI




Joseph. M. Kraus, "Il perché di una scelta. Le parole di Benedetto XVI" (Fanucci, pagg. 128, euro 6, saggio sul significato e le implicazione della scelta dell'abdicazione da parte di Benedetto XVI)

Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, "L'eredità dell'amore. Essere cristiani oggi" (Piemme, pagg. 170, rilegato, euro 15, antologia di scritti di Benedetto XVI sulla Chiesa e sul significato dell'essere cristiani nel mondo d'oggi)

Massimo Franco. La crisi dell'Impero Vaticano




Massimo Franco, "La crisi dell'Impero Vaticano. Dalla morte di Giovanni Paolo II alle dimissioni di Benedetto XVI: perché la Chiesa è diventata il novo imputato globale" (Mondadori, pagg. 150, rilegato, euro 17,50)

Le clamorose dimissioni di Benedetto XVI avvengono alla fine di una lunga sequenza di scandali che hanno travolto il Vaticano dalla morte di Giovanni Paolo II a oggi. Un Vaticano spinto quasi a forza dalla parte opposta di un simbolico confessionale. Costretto a difendersi, a confessare "peccati" veri e presunti. E non solo davanti a se stesso ma anche ai suoi fedeli disorientati, al tribunale dell'opinione pubblica occidentale e a quello delle istituzioni finanziarie internazionali. La Chiesa, "maestra di vita" per antonomasia, rischia di essere confinata dalla propria crisi di identità nella posizione scomoda e inedita di "imputato globale".
Gli scandali e i veleni che hanno toccato alcune delle persone più vicine a Benedetto XVI sono dunque percepiti come il sintomo di una decadenza allarmante. Al punto che fra gli avversari si parla del Vaticano come di un "secondo Cremlino", destinato alla stessa rovinosa caduta dell'impero sovietico dopo la guerra fredda.
Massimo Franco analizza le cause profonde e le implicazioni di un affanno emerso con il tramonto della Seconda Repubblica berlusconiana, legata alle gerarchie ecclesiastiche da una lunga alleanza di fatto: una stagione da cui il cattolicesimo politico riemerge diviso e debole, dopo avere cercato invano di ricompattarsi.
A colpire sono soprattutto le conseguenze mondiali della crisi dell'"impero" del papa. Le lotte di potere, le soffiate dei "Corvi", le manovre all'interno dei palazzi apostolici mostrano l'intreccio fra politica italiana e dinamiche globali.
La tormentata metamorfosi dello Ior, l'Istituto di credito vaticano, rimanda così non solo ai conflitti interni ma anche ai "Patti lateranensi del XXI secolo" fra la Chiesa e i "sacerdoti" del potere bancario nel mondo. Perfino nell'emergenza economica europea affiora una polemica a sfondo religioso: i Paesi protestanti del Nordeuropa oppongono le proprie virtù di rigore finanziario alle nazioni mediterranee a maggioranza cattolica, viste come debitrici inaffidabili perché rispecchiano "una Chiesa che assolvendo troppo facilmente assolve se stessa".
A questo si affiancano i rapporti non facili della Santa Sede e dei vescovi americani con l'amministrazione Obama sui temi etici, dopo le ferite parzialmente rimarginate dello scandalo della pedofilia; e gli attacchi sistematici contro le comunità cristiane in un Nordafrica dove le "primavere arabe" stanno approdando a una minacciosa deriva musulmana.
Sono le coordinate di una transizione epocale, che la Chiesa cattolica cerca di governare ma spesso finisce per subire. "Dentro la Città del Vaticano" scrive Massimo Franco "si stanno consumando la fine di un modello di governo e di una concezione del papato; e la decadenza di una nomenklatura ecclesiastica che rischia di passare alla storia con un carico di responsabilità maggiori rispetto a quelle che realmente ha a livello individuale."

mercoledì 27 febbraio 2013

James Finch. Storia dell'ingegneria





James Kip Finch, "Storia dell'ingegneria. Dall'antico Egitto al Novecento" (Odoya, pagg. 416, euro 20)

Torna nelle librerie questo importante testo di storia dell'ingegneria del 1960 (in Italia era già uscito all'epoca, nel 1962, per l'editore Sansoni). L'autore, James Kip Finch (1883-1967), è un ingegnere americano, docente di Ingegneria Civile alla Columbia University, preside della facoltà di Ingegneria della stessa università, e direttore della Società americana degli ingegneri civili.

Il libro ripercorre l'evolversi della figura dell'ingegnere dall'antichità fino alla metà del XX secolo:il ministro dei lavori dell'antico Egitto, i capicostruttori della Mesopotamia, l'architekton greco, i costruttori romani dell'epoca repubblicana, l'architectus dell'Impero romano, l'ingeniator medievale, gli artisti-architetti-ingegneri del Rinascimento italiano, l'era dei libri e degli orizzonti allargati, la rinascita dell'ingegneria in Francia, gli ingegneri francesi del XVIII secolo, i pionieri dell'ingegneria inglese, gli ingegneri europei dell'era vittoriana, l'ingegneria civile americana nel XIX secolo, l'ingegnere minerario americano, l'ingegneria meccanica nel XIX secolo, la nascita dell'ingegneria elettrotecnica, gli ingegneri chimici, potenza e macchine, costruzioni, ingegneria scienza e progresso.

L'uomo più strano del mondo. Vita di Paul Dirac




"Nei periodi in cui la forza di carattere era frequente, lo era sempre anche l'eccentricità; e la sua presenza in una società è generalmente stata proporzionale a quella del genio, del vigore intellettuale, e del coraggio morale. Il fatto che oggi così pochi osano essere eccentrici indica quanto siamo in pericolo"
(John Stuart Mill)

Graham Farmelo, "L'uomo più strano del mondo. Vita segreta di Paul Dirac, il genio dei quanti" (Raffello Cortina, pagg. 704, euro 43)

Paul Dirac (1902-1984), detto “il taciturno”, era una figura dalle mille contraddizioni: impacciato nella conversazione e mirabile nell’esposizione scientifica, timido con le donne e insieme capace di lasciarsi attrarre dal fascino femminile, rigoroso con colleghi e studenti e intanto appassionato di Topolino, freddo “come un ghiacciolo”, ma anche pronto a battersi fino all’ultimo in difesa dei propri amici. Questo era “il fisico più bizzarro del mondo”, colui che ha ricostruito l’intero edificio della meccanica quantistica, ha “inventato” l’antimateria prima di qualsiasi conferma sperimentale, ha ripensato insieme la fisica del molto grande e del molto piccolo aprendo nuovi orizzonti nella comprensione dell’Universo. E tutto ciò, come lui stesso amava ripetere, “lasciandomi prendere per mano dalla matematica”.

sabato 23 febbraio 2013

La rovina di Mrs Robinson




Kate Summerscale, "La rovina di Mrs Robinson. Storia segreta di una donna vittoriana" (Einaudi, pagg. 274, rilegato, euro 19)

Londra, 1857. Davanti al neonato Tribunale per i divorzi civili compaiono i legali di Henry Robinson, facoltoso e gretto ingegnere di Edimburgo, che sostiene di essere stato tradito dalla moglie Isabella con un altro uomo, il dottor Edward Lane. La vicenda è una storia vera, raccontata dall'autrice sulla base di documenti dell'epoca.
L'unica prova che viene consegnata al giudice è un diario in cui compaiono gli struggimenti di Isabella per un medico molto più giovane di lei, stimato precursore dell'idroterapia, il cui stabilimento termale veniva frequentato fra gli altri da Charles Darwin. Così, anche se la lettura di alcuni brani non chiarisce cosa sia successo veramente, solo un miracolo potrebbe far desistere un tribunale presieduto da tre giudici anziani e conservatori dal condannare la donna.
Una donna che per di più dimostra di avere, secondo gli studi frenologici del tempo, l'organo della Amatività eccessivamente sviluppato e quello della Venerazione di dimensioni assai ridotte. Una donna che descrive nel suo diario comportamenti considerati così licenziosi da far allontanare il pubblico femminile dall'aula del tribunale quando vengono letti stralci del suo diario. Il verdetto sembra scontato, ma ecco il colpo di scena: i legali del dottor Lane escogitano una linea difensiva. Isabella è affetta da un "disturbo uterino", un'agitazione patologica che allude alla sua accentuata sensualità (ninfomania, erotomania) e il diario in questione non è che una "prova di romanzo" in cui i fatti, per quanto realistici, non sono da considerarsi reali. Isabella, insomma, viene disegnata come una sorta di Madame Bovary (negli stessi anni in Francia veniva pubblicato il libro di Flaubert) che confonde realtà e immaginazione e che è in grado di stimolarsi anche solo con le parole. Isabella si umilia e si sacrifica, e il "ritorno del rimosso" è ancora per qualche anno scongiurato.

Cd novità



Cd, le novità in libreria:
- Nick Cave & The Bad Seeds, "Push The Sky Away" (euro 16,90)
- The Wayne Shorter Quartet, "Without a Net" (euro 18,90)
- Carlo Bergonzi, "Giuseppe Verdi 31 Tenor Arias (3 cd, euro 19,90)

http://www.youtube.com/watch?v=fymChgeO00g

http://www.youtube.com/watch?v=hap1IL09ggg

http://www.youtube.com/watch?v=D8FYH4dzi4A

Dvd James Bond Bond 50




Dvd, novità in libreria:
- Cofanetto "Bond 50" (tutti i 23 film di James Bond incluso Skyfall, euro 129,90)
- Cofanetto Daniel Craig (Casino Royale-Quantum of solace-Skyfall, euro 29,90)
- Skyfall (euro 17,90)

venerdì 22 febbraio 2013

Erasmo da Rotterdam. Adagia




Erasmo da Rotterdam, "Adagia di guerra, pace, saggezza, follia" (Sellerio, pagg. 804, euro 26)

Per diversi decenni, Erasmo da Rotterdam (1466-1536) raccolse proverbi e detti provenienti dalla cultura classica, soprattutto greca. Ne individuava la fonte, gli autori che li avevano utilizzati, le variazioni registrate nel corso del tempo, la capacità di sopravvivenza; ne commentava infine il significato e le varie interpretazioni. Sono i celebri Adagia: un remoto preannuncio di enciclopedismo illuministico. In Erasmo l’esame filologico diventa critica dei motivi civili dei suoi tempi, e i suoi tempi diventano lo specchio di un’umanità universale da osservare con occhio tollerante e acuto. Così gli Adagia costituiscono i frammenti di una meditazione antropologica e morale di spessore filosofico, da contrapporre, come un muro di difesa, alla stupidità e alla crudeltà dei tempi.
"Gli Adagia" – scrive il curatore – "appaiono un arsenale della parola. La parola può appunto contrastare la brutalità e la guerra, può alleviare la pazzia diffusa e trasformarla in sapienza. Raccogliere motti, parole, frasi è lo strumento di difesa di cui l’umanista spera di potersi servire per illuminare il mondo. In questo, si può dire, gli Adagia sono un libro accostabile alla grande tradizione novellistica tardomedievale e umanistica, che a sua volta traeva ispirazione dalle raccolte aneddotiche del passato. Il lavoro di Erasmo è forse il più efficace anello di congiunzione tra tradizione e modernità. Una sintesi non ovvia e non facile, che appare assolutamente speculare allo spirito dei tempi in cui Erasmo visse e dei tempi che seguirono alla sua lezione: tempi di divisioni profonde e di spargimenti di sangue; tempi di proibizioni e censure, di guerra mossa dall’ortodossia ai libri cosiddetti nocivi e alla libera circolazione delle idee".
Degli oltre quattromila commenti che compongono l’opera erasmiana nella sua interezza, sono stati rintracciati in questa antologia come filo conduttore gli aforismi che hanno come tema la guerra e la pace, la saggezza e la follia, in un accorpamento improntato all’ispirazione di chi scrisse l’Elogio della Follia.

Bertrand Levergeois. Giordano bruno




Bertrand Levergeois, "Giordano Bruno" (Fazi, pagg.  576, euro 18,50)

Il 17 febbraio 1600 Giordano Bruno viene bruciato vivo sulla pira dell’Inquisizione in Campo de’ Fiori. All’indomani delle guerre di religione francesi tra cattolici e protestanti, impegnata a sostenere l’imponente trasformazione della Controriforma, la Chiesa di Roma non perdona al Nolano la sua insubordinazione.

Domenicano di formazione, quando rompe con l’ordine lascia l’Italia e si dà a un avventuroso pellegrinaggio da esule. A Ginevra si oppone ai calvinisti che lo scomunicano. A Parigi seduce con l’arte della memoria Enrico III e ne conquista la protezione. In Inghilterra scandalizza sia i dottori di Oxford che i puritani. Una terza scomunica arriva dai luterani tedeschi. Irriducibile per la sua epoca, Bruno segna una svolta nella storia del pensiero occidentale e si impone come uno dei più importanti filosofi del XVI secolo. Questo “cavaliere errante del sapere” assimilò Aristotele, che criticava, San Tommaso, Cusano, Marsilio Ficino e li integrò in una visione cosmica in cui, a partire da Copernico, ipotizza l’esistenza di un universo infinito, popolato da innumerevoli mondi, in sorprendente analogia con le più recenti teorie cosmologiche. Non meno paradossale fu in campo teologico: predica la decristianizzazione pur sostenendo il potere e gli interessi della Chiesa cattolica. Antiumanista, insorge contro i grammatici e le loro presunte verità. Si fa pittore e poeta. Dalla matematica alla magia, passando dalla scoperta dell’America, rimette in discussione tutto ciò che sembra già acquisito. Bertrand Levergeois abbatte i luoghi comuni su Giordano Bruno, restituendoci la contemporaneità del suo pensiero e la sua singolarità di “filosofo pronto a morire per le sue idee”.

Aldo Nove. Mi chiamo...Mia Martini




Aldo Nove, "Mi chiamo..." (Skira, pagg. 130, rilegato, euro 14)

Mia Martini racconta, in prima persona, la sua travagliata esistenza poche ore prima di morire. Da quel letto di uno squallido appartamento di un piccolo paese della provincia di Varese, dove cercava di fuggire dalle dicerie infamanti che la perseguitavano e da cui non si è mai più ripresa. Aldo Nove, con un linguaggio secco e poetico, ripercorre la vita di una grande e sempre più popolare artista, amata in tutto il mondo eppure odiata da uno star system che ne ha fatto un capro espiatorio. "Mi chiamo..." è, volta in narrativa, la voce di una cantante che ha voluto abbracciare il mondo intero con la sua arte e che il destino ha reso per sempre infelice, per sempre famosa, per sempre grande.

Antonio Moresco. La lucina




Antonio Moresco, "La lucina" (Mondadori, pagg. 168, euro 10)

Lontano da tutto, tra i boschi, in un vecchio borgo abbandonato e deserto, un uomo vive in totale solitudine. Ma un mistero turba il suo isolamento: ogni notte, sempre alla stessa ora, il buio è improvvisamente spezzato da una lucina che si accende sulla montagna, proprio di fronte alla sua casa di pietra. Cosa sarà? Un abitante di un altro paese disabitato? Un lampione dimenticato che si accende per qualche contatto elettrico? Un ufo? Un giorno l'uomo si spinge fino al punto da cui proviene la luce. Ad attenderlo trova un bambino, che vive anche lui solo in una casa nel bosco e sembra uscito da un'altra epoca o, davvero, da un altro pianeta. Nuove domande affollano la mente dell'uomo: chi è veramente quel bambino? E quale rapporto li lega? Lo scopriremo a poco a poco, avvicinandoci sempre più al cuore segreto di questa storia terribile e lieve, fino all'inaspettato finale. Con questo suo "piccolo principe", Antonio Moresco mette in scena una meditazione sul senso dell'universo e della vita. In un dialogo continuo con gli esseri che popolano i boschi, radici aeree, alberi, lucciole, rondini, Moresco come Leopardi riflette sulla solitudine e il dolore dell'esistenza, ma anche su ciò che lega uomini e animali, vivi e morti.

giovedì 21 febbraio 2013

Come ho imparato a detestare il Barcellona




"Una valanga di passaggi, ore intere di possesso palla, quantità impensabili di chilometri percorsi dai suoi piccoli maratoneti (...). Numeri su numeri su numeri. Il Barcellona è terribilmente noioso, ecco la verità. (...) Il suo gioco lento e avvolgente, la quantità industriale di palloni stoppati, lavorati e giocati dai suoi centrocampisti frenetici è una delle cose più deprimenti della storia del calcio (...). Che mondo lasceremo ai nostri figli, un mondo a misura di possesso palla?"

In libreria: Michele Dalai, "Contro il tiqui taca. Come ho imparato a detestare il Barcellona" (Mondadori, pagg. 120, euro 10)

mercoledì 20 febbraio 2013

Giovanni Cocco. La Caduta




E' arrivato un minuto fa in libreria ( e iniziamo subito a leggerlo!) "La caduta" di Giovanni Cocco (Nutrimenti, pagg. 228, euro 16)  !!!!!

L'ira, la cecità, la catastrofe. La violenza dell'uomo e la collera della natura. Dal primo rintocco del terzo millennio fino al dolente epilogo delle colonne di profughi in marcia nella polvere, una tumultuosa trama di eventi – un disordine scientifico e incontrollabile – infrange l'illusione di pace dell'Occidente e ne annuncia la dissoluzione.
Parigi è stretta nel cerchio di fiamme e rabbia delle banlieue. Londra esplode per quattro volte in un giorno di luglio. New Orleans è un fantasma d'acqua dopo il grande uragano. I vulcani, in silenzio per decenni, resuscitano oscurando il cielo. Un presidente nero annuncia la morte dell'uomo che ha attentato alle torri. Il sangue scorre a Tunisi, al Cairo, a Bengasi. Il ragazzo dai capelli rossi uccide dentro un cinema. L'immensa nave si piega su un fianco per l'ultimo inchino. L'uomo vestito da poliziotto, sull'isola, spara senza pietà.
La Caduta racconta gli sconvolgimenti che hanno segnato il primo decennio del nuovo secolo attraverso un impianto narrativo poderoso, ispirato alla Torah e al libro dell'Apocalisse e modellato sui cicli pittorici rinascimentali. Un romanzo implacabile e trascinante, in cui il flusso della storia permea il destino degli individui, e ciascun personaggio condanna gli altri a pagare il prezzo delle proprie scelte, a espiare il castigo o a trovare la redenzione.

"Una scrittura potentissima al servizio di uno sguardo che non ammette confini. Cocco scardina l'ordine costituito del romanzo e regala al lettore qualcosa che ha finalmente il sapore del nuovo".
Raul Montanari

"La Caduta altro non è che un romanzo biblico: un romanzo nel quale soffia l'epos che possiamo trovare nella Genesi o nei Profeti. Non è certo un libro devozionale e anzi, proprio come la Bibbia, è pieno di violenza. Giovanni Cocco ha capito che cosa ha fatto grande nel Novecento il romanzo americano – la memoria biblica, appunto, sempre presente, da Faulkner a McCarthy o DeLillo – e ha tentato di dare finalmente all'Italia, il paese più cattolico del mondo, un'opera della stessa specie".
Giulio Mozzi

Ceserani-Mainardi. L'uomo, i libri e altri animali




Remo Ceserani-Danilo Mainardi, "L'uomo, i libri e altri animali. Dialogo tra un etologo e un letterato" (il Mulino, pagg. 240, euro 16)

L'etologo Danilo Mainardi e il critico letterario Remo Ceserani, entrambi classe 1933, da ragazzi furono compagni di scuola. Si ritrovano ora per divagare in libertà sui rispettivi interessi, per trovarvi analogie e differenze ma anche uno stesso sentire. Ne nasce un dialogo che tocca temi assai diversi, tutti però ricondotti al comune denominatore del confronto fra mondo animale, mondo dell'uomo e universo letterario. Vi si parla di metamorfosi e travestimenti (da Ovidio agli occhi sulle ali delle farfalle); di delfini che si chiamano per nome e dell'origine del linguaggio umano; dei baci delle scimmie, dei colombi e di mille personaggi romanzeschi; dei sogni di cani e gatti, ma anche di quelli di Calvino e Jack London; di tanti altri comportamenti che accomunano l'uomo agli altri animali e che trovano riflesso nella letteratura di ogni tempo.

"Una belva non può mai essere crudele come un uomo, così raffinatamente, così artisticamente crudele. La tigre addenta, sbrana, e non sa fare altro. Non le verrebbe mai in testa di inchiodare gli uomini per gli orecchi e di tenerceli tutta la notte, anche se lo potesse fare"
(F. Dostoevskij)

Jonathan Lethem. L'estasi dell'influenza




Jonathan Lethem, "L'estasi dell'influenza- Non-fiction, etc." (Bompiani, pagg. 624, euro 23)

Corposa raccolta di saggi su letteratura, musica e cinema dello scrittore americano Jonatham Lethem ("La fortezza della solitudine", "Oggetto amoroso non identificato", "Ragazza con paesaggio", "Chronic City" ...)

Quale è il ruolo dello scrittore – se ha un ruolo – nella cultura contemporanea? Quello della termite o quello dell’elefante? La termite “procede incessantemente a mangiucchiare i suoi confini e, nella metà dei casi, lascia alle proprie spalle segni di un’alacre, industriosa e rudimentale attività”. Gli elefanti bianchi si sentono “obbligati ad aggirarsi con fare autorevole, disdegnando ogni occasione di giocosità e distrazione, irrigidendosi in un encausto di spocchia nell’attesa che la giusta giovane termite, che aspira a essere elefante, cominci a sparare loro con un fucile da caccia grossa.” Naturalmente i due modelli – la termite e l’elefante – possono sovrapporsi e incrociarsi, anche in uno stesso scrittore e persino nello stesso Jonathan Lethem. Ma non c’è dubbio che – nonostante qualche legittima aspirazione all’elefantismo bianco – Lethem in questa raccolta di saggi – definita “una specie di autobiografia”,– mostri una passione spiccata per il termitismo, senza celare una certa fascinazione per qualche sporadico elefante. Perché le termiti agiscono “là dove latita il riflettore della cultura”; “possono essere testardi, sciuponi, ostinatamente autoreferenziali, impegnati a fare arte in perdita senza curarsi di quel che ne viene”. 

Alba Arikha. Te lo dirò un'altra volta




Alba Arikha, "Te lo dirò un'altra volta" (Bollati Boringhieri, pagg. 224, euro 16,50)

La storia vera del pittore ebreo Avigdor Arikha e della sua famiglia raccontata dalla figlia.
"Ora ti racconto del 1941" dice Avigdor Arikha alla figlia, camminando nervosamente su e giù per l'appartamento vuoto. "Ascolto" replica la quindicenne Alba. Trattenendo il fiato. Perché non è facile convincere il collerico, irruente padre a parlare delle vicende tormentose che hanno segnato la sua vita di bambino ebreo, prima in Romania e poi durante la marcia nell'inverno ucraino verso un campo di concentramento. Nemmeno Pepi, la nonna israeliana dagli occhi sempre lucidi di lacrime, parla mai di quel tempo.
Nel grande appartamento parigino frequentato da Samuel Beckett, Henri Cartier-Bresson e numerosi altri artisti, l'ultima guerra del secolo breve è un tema bandito dalla conversazione. Avigdor è un pittore affermato, e la rabbia che ha dentro, quando non si riversa sulla moglie e sulle figlie, appare nei disegni e sulle tele, nei ritratti impietosi di personaggi noti, oppure diventa imprevedibile furia alle note di una canzone pop. Alba, appassionata di musica, brava pianista, cresce cercando di capire, ribelle contro l'atmosfera di casa sua, decisa a penetrare la barriera che separa suo padre da lei e dal mondo, ad abbatterla costringendolo a ricordare. Ma all'improvviso Avigdor tace, e a una domanda della figlia risponde "Te lo dirò un'altra volta", poi esce. E il duello padre-figlia continua, fino a quando la ragazza non riuscirà a ricomporre il quadro della diaspora di famiglia attraverso le vicende di ciascun parente, prossimo o lontano per sangue o geografia.

Orlando Figes. Qualcosa di più dell'amore



In libreria il capolavoro di Orlando Figes (Neri Pozza, pagg. 384, euro 17):
http://www.lintraprendente.it/2013/02/lamore-al-tempo-dei-gulag-ossia-un-angolo-di-letteratura/

martedì 19 febbraio 2013

Laura Bianchi. In ascolto




Laura Bianchi, "In ascolto" (ilmiolibro, pagg. 70, euro 10)

E' in libreria il bellissimo e commovente libro di Laura Bianchi, di cui sono stato alunno al Liceo Volta di Como. Un libro che racconta l'amore di una figlia per il padre, nella malattia e nell'ultimo scorcio della vita.

"Perdere tempo qui, significa bloccarsi in un presente fatto di gesti minimi, di sguardi senza intenzioni, di poche essenziali parole. E' difficile ribaltare scopo e senso del fuori, per proiettarlo in un dentro che non appartiene agli abitanti del mondo, che inverte la direzione della vita, dal futuro al passato, dall'azione all'inazione, dal moto alla staticità, dalla salute alla malattia. Dalla dimensione dei vincenti, a quella dei perdenti, dalla società del centro a quella degli emarginati, dai primi agli ultimi, dai continbanca ai pochi spiccioli in un borsellino consunto.
Fuori, il mondo prosegue nella sua corsa all'eterna giovinezza, non ha tempo per fermarsi ad ascoltare i ricordi di questi vecchi, macchine un tempo utili, ora a un passo dalla rottamazione. Dentro, i vecchi non rinunciano ad esistere, e così persistono, nella caparbia volontà di contare, ancora un po', ancora per un po', almeno qui, per un po'.
Fuori, gli abitanti del mondo sono convinti che non esistano altro che progetti, lotte, corse e rincorse, che loro esistano per questo, e che questo sia per sempre. Dentro, gli abitanti di questo posto lontano dalla città hanno capito che non esiste nulla di cui essere convinti, e che niente, comunque, è per sempre.
Ma, se solo mi metto in sintonia, in empatia, qui dentro, con lo spirito collettivo di questo posto, lo sento sussurrare la sua ragione. E comprendo fino in fondo la relatività del mondo fuori, in cui ogni giorno devo tornare, ogni giorno con meno convinzioni, ogni giorno più povera di certezze e più ricca di essenzialità.
Perdere tempo, in questo posto, significa trovarne lo scopo."

Rocco Varacalli. Sono un uomo morto




Federico Monga-Rocco Varacalli, "Sono un uomo morto. Parla il pentito che ha svelato i segreti della 'ndrangheta al Nord" (Chiarelettere, pagg. 180, euro 13,90)

“Sono stato io ad aprire agli inquirenti il libro della ’ndrangheta.” Questa è la storia dell’uomo che per primo ha raccontato l’infiltrazione della ’ndrangheta nel Nordovest d’Italia, in particolare in Piemonte e in Liguria. Si chiama Rocco Varacalli, la sua è un’epopea criminale che inizia in Calabria e finisce a Torino. Nel mezzo scorre una vita violenta, qui raccontata in prima persona e dall’interno dell’organizzazione. Padre di quattro figli, arrestato sette volte, Varacalli è stato condannato per traffico di stupefacenti e come mandante di un omicidio. Ora è detenuto nel carcere di Torino. I dodici anni di militanza criminale gli hanno valso contatti di primissimo livello nell’onorata società, fino all'ultimo arresto e alla decisione di diventare testimone di giustizia. La sua confessione è diventata l’architrave dell’inchiesta Minotauro che nel giugno 2011 ha portato all’arresto di 150 persone e al coinvolgimento di politici, assessori, consiglieri regionali e imprenditori. L’alta velocità, i cantieri delle Olimpiadi invernali a Torino, la costruzione del centro commerciale Le Gru di Grugliasco (Torino) con le famiglie calabresi che stringono la mano a Berlusconi il giorno dell’inaugurazione, il porto di Imperia in Liguria. E poi il traffico internazionale di droga dall’America del Sud all’Europa e alle grandi città dell’Italia del Nord, passando per l’Africa. Varacalli racconta tutto: la scelta di pentirsi, le pressioni della famiglia, il disconoscimento, le minacce, le stragi e gli omicidi. E come funziona l’organizzazione. La sua testimonianza, giudicata attendibile da almeno due sentenze, è drammatica. Ora politici e amministratori non possono più far finta di niente e dire: io non sapevo. Troppi si sono fatti usare e hanno usato la malavita calabrese per vincere le loro battaglie personali e guadagnare consenso. Intanto i processi vanno avanti e Varacalli continua a definirsi un morto che cammina.

Sei abbastanza sveglio per lavorare in Google?




William Poundstone, "Sei abbastanza sveglio per lavorare in Google?" (Mondadori, pagg. 308, rilegato, euro 15,90)

"Quante palle da golf stanno in uno scuolabus?", "Misurate esattamente 9 minuti usando soltanto una clessidra da 4 minuti e una da 7 minuti", "Sei ridotto alle dimensioni di una monetina e ti buttano in un frullatore. La tua massa è anch'essa ridotta in modo che la tua densità rimanga invariata. Le lame cominceranno a girare tra sessanta secondi. Cosa fai?" Questi sono soltanto alcuni dei test apparentemente impossibili che vengono trattati in "Sei abbastanza sveglio per lavorare in Google?". In questa guida del ventunesimo secolo al lavoro dei vostri sogni, William Poundstone svela la storia, i segreti e le tortuose tecniche di selezione delle più importanti aziende - in particolare delle compagnie tecnologiche - del giorno d'oggi, svelandovi come affrontare e risolvere decine dei più difficili quesiti utilizzati nei colloqui di lavoro. Scoprirete l'importanza del pensiero creativo (e le ragioni per cui le compagnie lo apprezzano più di ogni altra qualità o referenza), acquisirete gli strumenti per avere la meglio nella competizione (tenendo presente che talvolta potrebbe non esserci una risposta giusta, ma che c'è sempre una risposta migliore), comprenderete quanto conti la vostra pagina Facebook (e come volgere a vostro favore i social network) e molto altro ancora.

Cuore di lupa




Pierre Jouventin, "Cuore di lupa. La vita spiegata da un animale selvaggio" (Sperling, pagg. 298, rilegato, euro 17,50)

Kamala è una lupa di pochi giorni nata nello zoo di Montpellier quando Pierre Jouventin, etologo, decide di adottarla per salvarla dall'eutanasia. Lo scienziato, che per professione studia il comportamento degli animali selvatici nel loro ambiente naturale, si troverà a realizzare l'impossibile: allevarne uno in appartamento. La cucciola si adatta subito al nuovo mondo: Pierre, Line e il figlioletto Eric diventano per lei non i padroni ma una famiglia, e lei li ama come se fossero il suo branco. Pierre, con i suoi occhi di scienziato, ne osserva il comportamento in casa, e inizia a mettere in discussione tutti quegli stereotipi che fanno dei lupi l'emblema del male: Kamala è giocherellona, intelligente, altruista e protettiva. La convivenza con lei sarà per lui una continua fonte di spunti di riflessione sugli animali e sul nostro rapporto con loro. Questo volume ci obbliga a ripensare tutte le convinzioni e i luoghi comuni sull'atavico nemico dell'uomo: scopriremo, per esempio, che è più facile "capire" un lupo che uno scimpanzé, molto più vicino a noi geneticamente. Un racconto pieno di aneddoti riguardanti la vita famigliare con la lupa, e arricchito da un inserto fotografico, che ci insegna tantissimo sulle abitudini di questa creatura selvaggia e su quelle del suo discendente domestico, il nostro amico cane.

Arno Schmidt. Leviatano o il migliore dei mondi




Arno Schmidt, "Leviatano o il migliore dei mondi" (a cura di Dario Borso, Mimesis, pagg. 76, testo italiano e tedesco, euro 10)

Scritto a ridosso della Seconda guerra mondiale, il Leviatano narra in quaranta pagine la fuga disperata verso Ovest di un gruppo di sbandati slesiani. Primo romanzo tedesco in assoluto ad affrontare di petto orrori e colpe di un popolo intero, esso fece epoca per le sue novità formali, per quello stile tesissimo e agilissimo al tempo che rese subito Schmidt tanto amato quanto inimitabile. La presente traduzione, che va a sostituire quella semiclandestina apparsa su “Il Menabò” del 1966, è stata condotta da Dario Borso (già curatore di altri due testi schmidtiani, "Ateo? – Altroché!" e "Paesaggio lacustre con Pocahontas") sulla Bargfelder Ausgabe, in stretto contatto con la Arno Schmidt Stiftung di Bargfeld, ed è corredata da un commentario che risulta unico nel panorama mondiale della critica. 

Arno Schmidt (Hamburg 1914 – Bargfeld 1979) è il prosatore forse più rappresentativo e certo più ardito del secondo Novecento tedesco. Ammirato da Hesse come da Jünger, da Benn come da Grass, egli ha saputo via via crearsi in patria e all’estero uno stuolo di fedelissimi il cui zelo è pari all’ironia e allo spirito critico – non in Italia però, a conferma di una nota anomalia. Umiliato da sei anni di guerra e prigionia, povero in canna fin quasi alla morte, Schmidt fece dell’umiliazione una forza e della povertà una virtù: da ciò forse l’inconfondibilità del suo stile, che tende al risparmio pur nello sperpero dei mezzi espressivi. Del resto, com’ebbe a dire appena uscito il "Leviatano", lui mette il dado, all’acqua penserà il lettore. 

Sergio Claudio Perroni. Nel ventre




Sergio Claudio Perroni, "Nel ventre" (Bompiani, pagg. 122, rilegato, illustrazioni di Velasco Vitali, euro 13)

Lo scrittore siciliano Sergio Claudio Perroni immagina e racconta gli eroi greci mentre si trovano all'interno del cavallo di legno che sta per raggiungere Troia.

Tre guerrieri e una donna. I tre sono Ulisse, Neottolemo ed Epeo, condottieri achei divisi tra incanto e paura. Lei sembra una dea – anzi, la più sensuale e umana delle divinità: Atena. Attraverso gli occhi in ascolto di un semplice soldato, seguiamo le gelosie, le lotte e i dubbi dei tre eroi mentre aspettano che il cavallo di legno in cui sono nascosti raggiunga Troia e porti a compimento il destino. Un destino che Atena, la donna-dea, sembra al tempo stesso illustrare e governare, seducendoli con la sua malia, terrorizzandoli col sangue, svelando l’inganno tra ciò che vogliono sapere e ciò che tentano di nascondere a se stessi. "Nel ventre" racconta un mistero che ha radici nella notte dei tempi, sviluppando il tema dell’animo umano più contemporaneo e flagrante, scisso tra la paura di morire e quella di agire, quindi di vivere.

Daniele Del Giudice. In questa luce




Daniele Del Giudice, "In questa luce" (Einaudi, pagg. 196, rilegato, euro 18,50)

Si raccoglie qui tutto ciò che per Del Giudice fa mania. Intendendo per mania una parola doppia, una parola male-bene: nel mondo greco mania indica infatti non soltanto il demone che sconvolge la mente, ma anche una particolare forma di concentrazione, una forma estrema del conoscere e del coincidere con il proprio destino.
È mania la mezzanotte, ventiquattresima ora del giorno, istante ultimo e anche primo, valico del giorno passato e incipit del nuovo, ora ventiquattro e ora zero; è mania il proprio lavoro, scrivere e narrare, in cui secondo Del Giudice sarebbe meglio possedere un doppio passo, essere ambidestri, con una mano tracciare delle mappe, costruire dei progetti e con l'altra operare perché questi progetti vengano invalidati dalla narrazione, perché ciò che vale nel racconto è proprio tutto quanto eccede e vanifica il progetto. Sono mania la luce, le macchine, le città, lo spazio, le fortezze reali e quelle immaginarie, le carte geografiche, il cinema e la fotografia. I protagonisti dei libri piú famosi di Daniele Del Giudice.
Si ritrovano in queste pagine le riflessioni sul tempo e quelle sul volo ("Come quando l'aereo si stacca da terra, una sospensione nebulosa e via, la scrittura spinge su, dentro i carrelli"). Si parla del leggere, degli autori e dei libri piú amati, del tradurre, delle storie e dei personaggi, del trovarsi davanti al foglio bianco e del "levare ad ogni frase la terra sotto i piedi".

sabato 16 febbraio 2013

Dvd-documentari novità




Dvd-documentari, le novità in libreria:
- "I Medici. Signori del Rinascimento" (cofanetto 2 dvd, durata 250', euro 19,99)
- "L'osservazione del cielo" (durata 180', euro 14,99)
- "La via Bonatti" (Trento Film Festival, durata 54', euro 14,99)
- "K2 sogno e destino. Kurt Diemberger" (Trento Film Festival, durata 60', euro 14,99)
- "Il vero CSI. Benvenuti sulla scena del crimine" (durata 180', euro 14,99)
- "I gorilla di montagna. Il film perduto di Dian Fossey" (National Geographic edizione 125 ° anniversario, durata 47', euro 14,99)
- "Jane Goodall. Una vita con gli scimpanzé" (National Geographic edizione 125 ° anniversario, durata 48', euro 14,99)
- "National Geographic sull'Everest" (National Geographic edizione 125 ° anniversario, durata 54', euro 14,99)
- "In cerca della ragazza afghana" (National Geographic edizione 125 ° anniversario, durata 47', euro 14,99)
- "National Geographic. Gli indimenticabili" (cofanetto con i precedenti 4 dvd, durata 196', euro 39,90)

Il Cumano. La guerra tra Como e Milano 1118-1127




Mario Bergamaschi, "Il Cumano. Storia della guerra decennale tra Como e Milano 1118-1127" (Alessandro Dominioni Editore, pagg. 238, euro 24)

Nel XII secolo, Como era una città ricca per il suo artigianato e i suoi mercati, e importante perché, per la sua diocesi, passavano le strade che congiungevano la pianura lombarda al nord dell'Europa. In quella stessa epoca, Milano tentava di espandere il suo territorio "assai piccolo allora" cercando di annettersi, se necessario con la forza, i territori delle città confinanti.
La scusa per aggredire Como venne offerta da un fatto di politica locale: un vescovo eletto dal suo popolo contro un vescovo imposto dall'imperatore.
I milanesi però la giudicarono un'offesa grave, la scusa era stata trovata e cominciò una guerra che, tra scontri brevi ma cruenti e lunghi periodi di pace, durò dieci anni, dal 1118 al 1127.
I fatti di quella guerra furono descritti da un ignoto poeta comasco, il Cumano (probabile testimone oculare), che raccolse le sue memorie in un'opera epica in versi che intitolò "Liber Cumanus, sive de bello mediolanensium adversum comenses".
In questo libro, Mario Bergamaschi ha cercato di restituire attualità agli avvenimenti di quella lunga guerra, inquadrandoli nel contesto della società di quel tempo, descrivendo con accuratezza i luoghi che furono teatro di combattimenti, le strategie adottate e le tattiche utilizzate nei conflitti navali sul lago.

venerdì 15 febbraio 2013

Caro Manzoni, cara Ghita




Margherita Provana di Collegno, "Caro Manzoni, cara Ghita" (Sellerio, pagg. 160, euro 12)

Il diario di Margherita Provana di Collegno, protagonista della società frequentata da Alessandro Manzoni durante il suo soggiorno sul Lago Maggiore, comincia con le notizie sulla repressione austriaca a Milano (il Diario politico 1852- 1856 fu pubblicato postumo nel 1926: qui è selezionato l’anno 1853, insieme ad altre notazioni sparse sugli incontri con l’autore dei Promessi sposi). In questa cornice storica si collocano le conversazioni del quasi settantenne don Alessandro, che risiede nella villa del figliastro Stefano Stampa, con personaggi della politica e della cultura, tra i quali primeggia Antonio Rosmini, a lui carissimo. È un Manzoni "domestico" che non si nega temi forti (religione, Risorgimento, Rivoluzione francese, "questione della lingua") ma apre anche spiragli sul suo mondo intimo e segreto. 

Mentre vi guardo. La badessa del monastero di Viboldone




Madre Ignazia Angelini, "Mentre vi guardo. La badessa del monastero di Viboldone racconta" (Einaudi, pagg. 120, euro 14,50)

Una madre benedettina racconta l'esperienza del silenzio, la vita della comunità, le relazioni con le sorelle, la ricerca quotidiana di Dio. E parla di noi che viviamo fuori.

L'arrivo al monastero in una mattina di nebbia nel 1964 sulla Seicento rossa del padre contrario all'idea che la figlia di 19 anni entrasse in convento. "C'era il Concilio Vaticano II, ma nel monastero eravamo ancora vestite come nel Medioevo". Madre Ignazia Angelini, badessa del monastero benedettino di Viboldone, Milano, racconta la clausura e gli incontri con noi che viviamo fuori: una ragazza sbandata che bussa alla porta, un grande manager che chiede conforto. Il viaggio nel monastero diventa una riflessione sul senso della vita e sull'oggi: sull'instabilità delle relazioni, sull'ambizione e la realizzazione di sé. Per imparare a ricominciare ogni giorno e avere un unico volto.

Castel Volturno. Reportage sulla mafia africana




Sergio Nazzaro, "Castel Volturno. Reportage sulla mafia africana" (Einaudi, pagg. 206, euro 17)

La costa che unisce Caserta e Napoli è il luogo di questo reportage nel cuore del delta del Volturno. Un territorio, un villaggio globale in cui hanno residenza la mafia africana, lo sfruttamento e la tratta di esseri umani, la quotidiana angoscia e follia delle donne e degli uomini che cercano una via d'uscita da un luogo che ha confini inesplorati. Tra violenze brutali, fughe disperate, atti di eroismo, si consuma il vivere giorno dopo giorno di una nuova enclave nel cuore dell'Italia. Un filo collega i barconi dei disperati in fuga nel Mediterraneo, i sacrifici umani e i riti vudú africani, la camorra e la corruzione politica, le indagini delle forze dell'ordine nei quattro angoli del pianeta e il riscatto di chi coltiva i beni confiscati alla criminalità organizzata. Un filo che scioglie i suoi nodi sul litorale della Domiziana, il piú grande esperimento sociale libero da ogni regola e contratto sociale. Ogni azione è un'azione solitaria, un coro di voci e di vite che si mescolano intrecciandosi e costruendo il villaggio del delta. Un reportage sociale, umano, di ciò che rimane o probabilmente sta diventando l'enclave piú multiculturale d'Italia, ma nella piú completa assenza di Stato, burocrazia e regolamenti. Un punto di approdo di vita e di morte, di strade che rimangono con le buche e di terra malata di rifiuti tossici, di resistenze e desolata malinconia.